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Animazione

‘Avatar: la leggenda di Aang’ la migliore serie animata di sempre?

Perché questa serie animata per bambini ha avuto e continua ad avere tanto successo

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Avatar: la leggenda di Aang

Avatar: la leggenda di Aang è una serie animata di tre stagioni, andata in onda su Nikelodeon da Febbraio 2005 al Luglio 2008.
Creata da Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko, la serie ha avuto da subito ottimi rating e con gli anni è stata sempre più apprezzata dai fan di tutte le età.
Ha accumulato diversi premi negli anni, tra cui Annie Awards, Genesis Awards, un Primetime Emmy Award, e un Peabody Award

Dopo il suo arrivo sulla piattaforma di streaming Netflix nel Maggio 2020, Avatar: la leggenda di Aang è rimasta nella top 10 per ben 61 giorni, superando il record precedentemente conservato da Ozark.
Ma perché questa serie animata per bambini ha avuto e continua ad avere tanto successo?

La trama

Acqua, Terra, Fuoco, Aria.
Molto tempo fa nel mondo regnava la più completa armonia, poi tutto cambiò quando la nazione del fuoco decise di attaccare.
Solo l’Avatar, padrone di tutti e quattro gli elementi, poteva fermarla, ma quando il mondo aveva più bisogno di lui scomparve.
Sono passati cento anni e io e mio fratello abbiamo scoperto il nuovo Avatar, un dominatore dell’aria di nome Aang, ma nonostante la sua abilità nel dominio dell’Aria, ha ancora molto da imparare.
Ma io ne sono certa: Aang salverà il mondo!

La voce di Katara, una dei personaggi principali, spiega  l’incipit della serie animata nella sigla che precede ogni episodio.
Ambientata in un mondo diviso in quattro nazioni, una per ogni elemento, la storia segue Aang, l’ultimo dominatore dell’aria.
In un mondo dove solo l’Avatar può dominare tutti e quattro gli elementi , reincarnandosi a rotazione in ogni popolo, è lui a dover mantenere la pace e l’equilibrio.
Questo diventa difficile quando la nazione del fuoco decide di conquistare le altre terre.

Dopo essere fuggito dal proprio tempio, spaventato dalle responsabilità che il suo ruolo impone, Aang si ritrova a doversi ibernare per salvarsi da una tempesta.
Nei cento anni in cui rimane bloccato nell’icerberg al polo sud, la nazione del fuoco, guidata dal tirannico signore del fuoco Ozai, stermina il popolo dei nomadi dell’aria, per potersi assicurare la morte dell’Avatar e il successo nella conquista del mondo.
Risvegliatosi al polo sud, Aang dovrà presto partire in viaggio alla ricerca di maestri per imparare a dominare acqua, terra e fuoco e riportare l’equilibrio nel mondo.
Dovrà fare tutto questo entro un anno, prima che il signore del fuoco sfrutti la cometa di Sozin per incrementare il potere dei dominatori del fuoco e conquistare il mondo.

Ma all’inizio tutto questo ancora non lo sappiamo. Una delle caratteristiche vincenti di Avatar: la leggenda di Aang è la gradualità con cui impariamo i meccanismi del suo mondo e della sua storia.

La serie si divide in tre stagioni , seguendo gli elementi che Aang deve imparare: libro I acqua, libro II terra, libro III fuoco.
Avatar è una di quelle rare serie che diventano migliori a ogni stagione.

Avatar: la leggenda di Aang

Libro I: Acqua

La prima stagione può risultare più infantile nell’approccio e nell’evoluzione della trama e più lenta che nelle stagioni successive.
Nonostante la natura più episodica con un numero medio di episodi filler, la stagione tratta già temi interessanti che ci fanno conoscere i nostri protagonisti, ponendo le basi per le avventure successive.
Seguiamo la GaAang (pun intended) in un road trip in sella ad Appa, fidato bisonte volante, mentre vengono continuamente inseguiti dal principe della nazione del fuoco Zuko.
Di episodio in episodio ci affezioniamo sempre di più ai protagonisti di Avatar: la leggenda di Aang.

Libro II: Terra

La seconda stagione ha già una struttura meno lineare e più complessa. Aang incontra difficoltà nel trovare un insegnante del dominio della terra.
La gang scopre un’eclissi che potrebbe aiutarla a porre fine alla guerra prima di quanto si pensi.
Il sole è infatti ciò che dona ai dominatori del fuoco il loro dominio, decisamente indebolito durante la notte.
Il finale può risultare banale o meno, ma i colpi di scena stupiscono sempre, non tanto per il loro effetto sulla trama, ma per l’impatto emotivo sui personaggi.

Libro III: Fuoco

Nella terza stagione Aang deve trovare un dominatore del fuoco disposto a fargli da maestro: compito difficile visto il conflitto in corso da cento anni.
Dopo una stagione piena di emotività ed evoluzione per i nostri personaggi, vorremmo forse un finale più dilatato, che ci lasci assaporare gli ultimi momenti di questa meravigliosa serie.
Purtroppo non è così, ma forse un taglio netto rende più limpida l’impressione che ci lascia.

I personaggi di Avatar: la leggenda di Aang

Aang
Indirizzata a un audience di bambini, ma godibile da ogni fascia d’età, la serie rimane coerente con l’età dei suoi protagonisti.
Il fatto che i personaggi abbiano dai dodici ai quindici anni non serve solo come metodo di identificazione per l’ audience giovanile, ma va a caratterizzare il loro  approccio al mondo e agli eventi della serie.
I personaggi si atteggiano realmente come bambini e adolescenti quali sono.

Aang è il nostro protagonista, che, al risveglio dal suo sonnellino di cento anni, deve fare i conti con le responsabilità del suo ruolo che tanto voleva fuggire e con il genocidio di tutto il suo popolo.
E non solo. Una guerra di cui non era a conoscenza è già in atto da un secolo e lui dovrà fermarla imparando tutti i domini in un anno solo.
La sua crescita è graduale e favorita dai personaggi con cui interagisce nel tempo. Aang ha solo 12 anni, ed è proprio la sua giovane età a creare conflitto con il suo ruolo di Avatar.
Personaggio giocoso ed energico, fatica a dover abbandonare l’innocenza dell’infanzia per le responsabilità di un ruolo che non ha mai voluto.
Diventa quindi naturale che ogni tanto si perda in giochi e momenti di relax, nonostante il poco tempo  per sconfiggere il signore del fuoco.
Questo suo approccio a volte infantile è in contrasto con la saggezza che ha imparato dai monaci dell’aria e dal ruolo di Avatar.

Avatar: la leggenda di AangKatara e Sokka sono i primi due personaggi che incontriamo.
Nei primi minuti della serie abbiamo già una perfetta idea della relazione tra i due fratelli della tribù del sud, grazie al loro dialogo. Katara, come ultima dominatrice della tribù del sud, vuole imparare l’arte del dominio e farsi valere, mentre Sokka cerca di compensare con un arrogante misoginia il suo ruolo di unico maschio “adulto” della tribù. Entrambi vivranno una profonda crescita durante il corso delle tre stagioni.
Grazie a Suki, guerriera dell’isola di Kioshi, Sokka imparerà ad abbandonare la sua visione maschilista e con il tempo prenderà il ruolo di stratega della Gaang.
Un intero episodio nella terza stagione verrà dedicato a Sokka e a come si senta inferiore ai suoi compagni, essendo l’unico non dominatore del gruppo.
La sua crescita lo vedrà accettare le sue insicurezze e diventare più forte nel riconoscerle.
Katara sarà all’inizio un’inesperta dominatrice fino ad diventare una maestra del dominio dell’acqua e per tutta la narrazione sarà toccata dal tema del perdono.
Nonostante la dominatrice dell’acqua si mostri sempre pronta a perdonare il popolo della nazione del fuoco, le sarà difficile confrontarsi con coloro che le hanno fatto personalmente dei torti.
Il personaggio di Kanna, dominatrice dell’acqua, sopravvissuta alla prigionia della nazione del fuoco, è uno specchio di ciò che Katara potrebbe diventare se si lasciasse andare alla vendetta.

Nella serie le relazioni tra i personaggi danno forza alle storie personali e alla narrazione della sua totalità.
La lotta interiore riguardo al perdono di Katara è anche in Aang, che ha da perdonare il genocidio del suo intero popolo.
Guidato dagli ideali dei monaci dell’aria, abbandonandosi alla sua rabbia, andrebbe a uccidere la loro memoria nel rivendicare la loro morte.
Durante tutte le stagioni, Aang non è in grado di controllare lo stato dell’avatar, che gli dona estremo potere, a volte pericoloso per gli altri.
Per poterne acquistare controllo, Aang deve abbandonare i suoi affetti terreni e accettare il suo stato di Avatar, al di sopra delle proprie ideologie.
Sarà proprio nello scontro finale che Aang riuscirà invece a prendere il controllo, proprio per rimanere coerente con la propria moralità.

TophToph è un personaggio che incontriamo solo nella seconda stagione; la giovane dominatrice della terra è la più giovane della Gaang.
Inizialmente pensata come un muscoloso energumeno, la preferiamo così com’è. Il più grande dominatore della terra è infatti una giovane ragazzina cieca.
Figlia di una delle famiglie più benestanti del regno della terra, Toph è stata rinchiusa nella propria villa dai genitori iperprotettivi.
La prima volta che la vediamo è in una delle sue fughe quotidiane sul ring, mentre con precisione e maestria sconfigge numerosi avversari.
Aang vedrà subito in lei il perfetto maestro del dominio della terra.
Il personaggio di Toph crescerà soprattutto tramite il suo rapporto con Katara.
L’istinto materno della dominatrice dell’acqua andrà a creare frizione con Toph, che collega ogni sorta di aiuto e accudimento come una restrizione delle sue libertà.
Evitando la narrazione scontata dal personaggio invalido che deve imparare ad essere indipendente, il percorso di Toph sarà quasi opposto.
Grazie al suo dominio la cecità della dominatrice della terra non inficia in alcun modo la sua indipendenza.
Toph dovrà imparare a dipendere dagli altri ed ad accettare il loro aiuto.

Da antagonista a parte del gruppo: Zuko

Il personaggio con un cambiamento più estremo nelle tre stagioni è di certo il principe della nazione del fuoco, Zuko.
Inizialmente presentato come un’ estensione del signore del fuoco, Ozai, Zuko è il principe esiliato alla ricerca dell’Avatar per riscattare il proprio onore.
Da sempre ostracizzato dal padre e manipolato dalla sadica sorella Azula, Zuko cerca ancora l’ approvazione della  famiglia dimenticando il  senso di cosa è giusto o cosa è sbagliato.
Marchiato dalla cicatrice datagli dal padre, Zuko dovrà abbandonare le ferite del suo passato per diventare una persona migliore.
Il suo cambiamento è graduale, basato su caratteristiche ben stabilite nel personaggio e nelle sue relazioni con gli altri, realistico nelle sue ricadute e nei suoi dubbi.
Raramente abbiamo la possibilità d’incontrare un personaggio che debba fare così tanta fatica per cambiare e farsi perdonare. Il tempo dedicato al suo arco narrativo è ben speso, perché ci regala un personaggio complesso e combattuto.

A guidare Zuko nel suo viaggio verso la redenzione, vi è uno dei personaggi più amati della serie, lo zio Iroh.
Primogenito della famiglia della nazione del fuoco ed ex-generale di guerra, ha abdicato a seguito della morte del figlio.
Diventerà una guida paterna per Zuko e, grazie alla sua saggezza, sarà consigliere per molti dei personaggi.

La forza maggiore della serie sono proprio i personaggi,  ben costruiti, quasi più verosimili di quelli delle numerose serie live action in circolazione.
Le loro scelte e i loro atteggiamenti non sono costruiti al servizio della trama, plasmata dalle personalità e dai conflitti di ognuno. Tutti sono caratterizzati nelle loro identità, nei valori, nella cultura derivanti dalle provenienze del mondo in cui sono cresciuti. 

Questo vale anche per i personaggi secondari che la gang incontra durante il viaggio nel mondo.
Non possiamo non nominare la sorella psicopatica di Zuko di nome Azula, le sue amiche Mei e Ty-Lee, il pazzo re di Omashu Bumi e la dolce principessa Yue della tribù dell’acqua del nord.
E come dimenticare Appa e Momo, i fidati amici pelosi di Aang!

Il mondo di Avatar: la leggenda di Aang

Avatar: la leggenda di Aang

Evitando un mondo ispirato all’Europa medievale di serie come The Witcher o Game of thrones; Avatar: la leggenda di Aang prende spunto da numerose culture asiatiche e orientali.
Le culture Inuit sono ispirazione per le tribù dell’acqua del sud e nel nord; le tradizioni tibetane per i monaci dell’aria; gli imperi cinesi e giapponesi per la nazione del fuoco e il regno della terra.
La scelta vincente  da parte dei creatori è quella di fondere le influenze dalle diverse culture con elementi di fantasia, presentando qualcosa di completamente nuovo.
Così non sfrutta queste culture ma gli rende omaggio, senza pretendere di darne una rappresentazione realistica.

Ogni nazione ha un suo caratteristico aspetto estetico, nell’architettura e negli abiti.
Le differenze tra nazioni non sono solo estetiche, ma anche culturale.
Il maschilismo di Sokka è in parte radicato nelle tradizioni delle tribù dell’acqua e possiamo vedere lo stesso atteggiamento nel maestro Pakku della tribù del Nord.
I monaci dell’aria erano accumunati da uno stile di vita nomade, una filosofia e una morale condivisa che vive ancora in Aang.
Il popolo del regno della terra risulta spesso testardo e Toph non ne è l’unico esempio; basti vedere l’avatar Kioshi.
Ma questi stereotipi sono simili a quelli che possiamo vedere nel mondo reale e la serie ama ricordarci che nulla è bianco e nero.
Tra gli arroganti dominatori del fuoco troviamo anche personaggi spirituali, come lo zio Iroh e il maestro Jong Jong.
E tra i prigionieri del regno della terra c’è anche un uomo tatuato che si commuove nel dare consigli d’amore ad Aang.

Le nazioni si diversificano anche per il loro livello di avanzamento tecnologico.
Se la tribù dell’acqua del sud è più arretrata, la tribù del nord ha potuto sopravvivere alla guerra grazie alle sue mura difensive.
La nazione del fuoco riesce ad avere la meglio nella guerra, anche grazie alla rivoluzione industriale che sembra non toccare le altre nazioni del mondo di Avatar: la leggenda di Aang.
Ad accumunare tutte le nazioni sono proprio l’Avatar e il mondo degli spiriti del quale deve fare da interprete.

Gli spiriti sono poi tra i più svariati: dal panda protettore della foresta Hai Bai, ispirato all’icona del wwf, all’inquietante Koh che ruba i volti delle sue vittime.
E ancora lo spirito gufo Wan Shi Tong, protettore della biblioteca che i protagonisti visitano nella seconda stagione.
Questo ed altri aspetti della serie sono in parte ispirati al mondo dei film di Hayao Miyazaki.

Bending e arti marziali

La gradualità con la cui i personaggi imparano e migliorano la loro competenza nei domini è ciò che rende il loro percorso ancora più realistico.
Per assicurare questo effetto di autenticità, i creatori si sono impegnati ad affidare, ad ogni dominio, un vero stile di arti marziali.
I creatori della serie Konietzko e DiMartino hanno consultato Sifu Kisu, maestro di Shaolin del nord.

Il dominio dell’acqua con il suo continuo flusso corrisponde al Tai Chi, mentre il dominio del fuoco ha le potenti mosse dello Shaolin del nord.
La tendenza a evitare il conflitto diretto dei dominatori dell’aria è ben rappresentata nel Bagua, con i suoi movimenti circolari.
Toph ha un suo stile personale ispirato al Chow Gar, forma aggressiva,  dove la vista non è più necessaria una volta che si ha contatto con l’avversario.

I quattro domini si relazionano con punti di forza gli uni sugli altri, e le combinazioni tra di loro forniscono già un’ ampia gamma di possibili combattimenti.
I diversi livelli di esperienza dei personaggi, le condizione meteorologiche e l’ambiente circostante rendono ogni combattimento nuovo e appassionante.
Per animare queste complesse sequenze, i creatori della serie hanno filmato reali combattimenti per permettere agli animatori di avere una base da cui trarre spunto.
Utilizzando punti macchina ed effetti che richiamano diversi tipi di lenti, l’animazione dona ai combattimenti della serie una forte dinamicità.

Animazione e comicità

Nonostante la serie tratti temi abbastanza densi, quali il genocidio, il colonialismo, l’ambientalismo, non perde mai l’occasione di offrire momenti di divertimento.
La giovane età dei personaggi facilita un umorismo quasi infantile che, con la sua leggerezza, è una boccata d’aria fresca per lo spettatore.
La libertà che è stata data ai tre studi di animazione sud coreani permette ai personaggi di essere sempre in movimento; le espressioni esagerate e i movimenti dinamici richiamano certi anime giapponesi.

Gag ricorrente nelle tre stagioni è quella che riguarda il mercante di cavoli, destinato ad avere il suo stand distrutto ogni volta che incrocia i nostri eroi.

La morale di Avatar: la leggenda di Aang

Uno degli elementi più apprezzabili è come viene  affrontato il conflitto finale.
Nell’ultimo episodio c’è una delle battaglie più belle dell’intera serie, ma quello  precedente ci permette di vedere il conflitto interiore di Aang.
Il giovane Avatar si trova costretto a confrontarsi con il signore del fuoco, ma fatica ad abbandonare la filosofia dei dominatori dell’aria per cui ogni forma di vita è sacra.
Nonostante tutti sembrino indicargli che per finire la guerra l‘unica scelta è quella di uccidere Ozai, lui cerca una soluzione alternativa e infine riesce a trovarla.

Le storie in cui viene donata al pubblico la semplice soddisfazione dell’annientamento del cattivo di turno sono molto frequenti.
È ammirabile che la serie proponga un finale, forse meno soddisfacente, ma più coerente con lo spirito della storia e con la morale moderna.

È facile semplificare le narrazioni tra  buoni e cattivi, ma Avatar: la leggenda di Aang cerca di evitare questa dicotomia per la maggior parte della sua narrazione.
L’unico personaggio che non ha una grande profondità  è proprio il signore del fuoco Ozai.
E se questa potrebbe essere vista come una mancanza, in realtà rende ancora più d’impatto la scelta di Aang di risparmiare anche il più cattivo dei cattivi.

Si potrebbe scrivere ancora molto su questa serie animata, e facendo una veloce ricerca in internet si trovano facilmente numerosi video essays e blog che parlano delle sue numerose doti.
Se viene il dubbio che sia troppo idealizzata, basta rivederla per riconfermare che sì, Avatar: la leggenda di Aang è una delle migliori serie animate di sempre.

I fumetti e la leggenda di Korra

Dopo le tre stagioni di Avatar: la leggenda di Aang, andando in ordine cronologico, si possono leggere i diversi fumetti pubblicati da Dark Horse Comics.
Le storie esplorano la gestione di un mondo post-bellico e i misteri irrisolti come la sorte della madre di Zuko.

Con gran parte dello stesso team creativo, la serie sequel La leggenda di Korra è andata in onda dall’Aprile del 2012 a Dicembre 2014 su Nikelodeon.
La nuova serie è ambientata in una versione più moderna del mondo di Avatar: la leggenda di Aang, 70 anni dopo l’ultimo episodio.
Aang non c’è più e il nuovo avatar è Korra, una ragazza diciassettenne della tribù dell’acqua del sud.
Korra dovrà affrontare conflitti politici e spirituali con l’aiuto dei figli di Aang e molti nuovi personaggi.
La rivoluzione industriale che pare aver radicalmente modificato il mondo di Avatar va a sottrarre parte del suo fascino.
Ambientata principalmente a Republic City, città dove i popoli di tutte le nazioni possono convivere, la serie perde parte della forza data dalle diverse influenze culturali precedentemente utilizzante nella storia di Aang.
I dubbi sul rinnovo di stagione in stagione hanno portato i creatori a strutturare narrazioni troppo affrettate e autoconclusive.
La serie ha comunque i suoi punti forti, nei personaggi e negli approfondimenti sul mondo che abbiamo imparato ad amare.

La prima stagione di Avatar: la leggenda di Korra ha raccolto ben 3.8 milioni di spettatori per episodio, il numero più alto per una serie animata nel 2012.
Da agosto del 2020 è disponibile su Netflix.

Live action: è possibile una buona trasposizione?

Non è difficile capire come il film L’ultimo dominatore dell’aria del 2010 diretto da M. Night Shyamalan non sia riuscito a catturare l’essenza di Avatar: la leggenda di Aang.
Trasporre i 21 episodi della prima stagione in un film di 99 minuti non è certo compito facile, particolarmente se si toglie ogni briciola di umorismo sostituendola con lunghi voice over che narrano la storia invece che mostrarla.

Nella speranza che trasporre il cartone in una serie tv possa funzionare meglio, Netflix ne ha iniziato lo sviluppo nel 2019.
Inizialmente i creatori Michael DiMartino and Bryan Konietzko erano a bordo del team creativo, ma dopo differenze di opinione hanno lasciato il progetto nel 2020.

Di Martino aveva scritto sul suo sito:

“Chi lo sa? L’adattamento live-action Netflix di Avatar ha il potenziale di essere buono.
Potrebbe diventare uno show che a molti di voi potrà piacere.
Ma quello di cui posso essere certo è che qualsiasi versione arriverà sullo schermo, non sarà quella che io e Bryan avevamo immaginato o inteso creare.”

Questo ha preoccupato molti fan, che inizialmente hanno cercato di boicottare la trasposizione live action.
Forti critiche sono già state spinte in caso di un possibile white-washing di cui anche il film di Shyamalan era stato colpevole.

Nel frattempo, il 24 febbraio 2021, Nikelodeon ha annunciato che il mondo di Avatar avrà un suo studio dedicato.
Avatar Studios è indirizzata a creare nuove serie animate originali ambientate nel mondo di Aang e Korra, con nuovi personaggi e nuove storie.
I creatori e  produttori esecutivi DiMartino e Konietzko hanno firmato per servire come co-chief creative officers di Avatar Studios, facendo riferimento a Ramsey Naito, presidente di Nickelodeon Animation.

Molti fan si chiedono se la prima serie animata a vedere la luce potrebbe essere ispirata ai libri sulla vita dell’avatar Kyoshi: The Rise of Kyoshi e The Shadow of Kyoshi, ma non è stato ancora svelato nulla a riguardo.

Produzione e soundtrack

Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko sono i produttori esecutivi di avatar la leggenda di Aang.
Hanno lavorato alla produzione anche Miken Wong, Aaron Ehasz, Eric Coleman, Kay Hwang, Kyeong Hag Lee e Alexander Westerman.

The Track Team, composto di Jeremy Zuckerman e Benjamin Wynn, ha creato la maggior parte della musica per la serie tv.

 

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Avatar: la leggenda di Aang

  • Durata: 3 Stagioni
  • Distribuzione: Nickelodeon, Netflix
  • Genere: Animazione, azione, avventura, famiglia
  • Nazionalita: USA