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IN SALA

Harry Potter e i Doni della Morte – parte 2

“Il secondo tassello di una storia volto a chiudere per sempre (???) una delle serie cinematografiche più amate dai giovani attraverso il ricorso al 3D”.

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Dunque, nelle mani del regista David Yates, che aveva curato anche le trasposizioni su celluloide di Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2007) e Harry Potter e il principe mezzosangue (2009), quinto e sesto capitolo della saga letteraria creata dalla scrittrice inglese J.K. Rowling, avevamo lasciato l’occhialuto maghetto dalle fattezze di Daniel Radcliffe impegnato ad ostacolare il malvagio Voldemort alias Ralph Fiennes, il quale avrebbe potuto ottenere il tanto desiderato potere assoluto se l’antica leggenda dei Doni della Morte si fosse rivelata vera.

Accadeva in Harry Potter e i Doni della Morte parte 1 (2010), cui fa seguito questo secondo tassello che, volto a chiudere per sempre (???) una delle serie cinematografiche più amate dai giovani attraverso il ricorso al 3D, vede il protagonista – affiancato dagli inseparabili amici Hermione e Ron, rispettivamente con le fattezze di Emma Watson e Rupert Grint – avvicinarsi alla resa dei conti definitiva.

Quindi, se in tutti questi anni, tra fantasiose creature ed incantesimi, abbiamo avuto modo di assistere alla crescita del fantastico trio, passato dalla fanciullezza all’adolescenza, fino alla scoperta dell’amore, non poteva essere infarcita altro che con il confronto con la fine della vita l’avventura conclusiva, opportunamente incupita quando necessario.

Elemento, quest’ultimo, già abbondantemente sfruttato nel film precedente, rispetto al quale, in verità, il look generale risulta molto meno tendente all’horror; mentre lo script a firma dell’immancabile Steve Kloves privilegia un primo tempo che, seppur tempestato di missioni ed imprese eroiche, sembra soltanto generale la lenta, progressiva attesa verso il secondo, decisamente più ricco di situazioni spettacolari e parco del consueto tripudio di effetti visivi.

Ma, al di là del fatto che la visione tridimensionale appare quasi inutile e forzata quanto quella di Scontro tra Titani (2010) di Louis Leterrier, la pellicola sembra effettuare un deciso passo indietro rispetto alla movimentata parte 1, di sicuro il migliore tra gli episodi diretti da Yates.

Infatti, in mezzo a duelli di bacchette magiche ed indispensabili spruzzate d’ironia, il maggiore motivo d’interesse è con ogni probabilità rappresentato dalle rivelazioni volte a spiegare tanti aspetti degli otto lungometraggi; però, l’insieme rimane piuttosto fiacco e, semplicemente, guardabile.

Da un gran finale c’era da aspettarsi molto di più.

Francesco Lomuscio

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