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Federico Fellini. Una filmografia femminista

Il 31 ottobre del 1993 veniva a mancare Federico Fellini. Ecco i suoi film più celebri.

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Federico Fellini Filmografia

Il 31 ottobre 1993 veniva a mancare Federico Fellini, il regista italiano più conosciuto al mondo. Vincitore di cinque Premi Oscar, ha raccontato i mutamenti della società, attraverso la sua originale filmografia.

Onirico, visionario, magico, circense, insomma felliniano. È questo il cinema del grande maestro. Talmente potente da coniare un aggettivo comprensibile a tutti. Spesso criticato, perché parlava sempre di se stesso, Federico Fellini ha raccontato il mondo che lo circondava, popolato da un’umanità anomala, da circo.

L’arrivo a Roma e primi passi nel cinema

Nato a Rimini nel 1920, dopo aver conseguito la maturità classica, lascia la sua città e giunge a Roma. Nella capitale tira aria di guerra e vanno di moda le parate militari.

Difficile credere a quelle mascherate.”

Federico Fellini, insieme ad Aldo Fabrizi, inizia a scrivere per l’avanspettacolo. Collabora con diversi settimanali satirici, come il Marc’Aurelio dove realizza fumetti e caricature.

Qui conosce Steno e viene introdotto nel mondo del cinema. Nel 1941, inizia la sua attività di soggettista e sceneggiatore. In pochi anni realizza circa una trentina di opere.

Collabora alla realizzazione di Roma città aperta, Paisà, Senza Pietà, In nome della legge, La città si difende, Francesco giullare di Dio, Fortunella e Il brigante di Tacca del Lupo.

Nel 1943, sposa Giulietta Masina con la quale nel 1950 forma una cooperativa, insieme a Carla Del Poggio e Alberto Lattuada. Con quest’ultimo dirige il suo primo film, Luci del varietà.

I primi film di Federico Fellini possiedono ancora dei legami con il neorealismo, anticipando però uno stile magico e invocano un mondo caotico, festoso, ma corrotto e in parte volgare.

La donna e il circo

Due elementi saranno sempre presenti nel suo cinema: Il circo e la donna. Il mondo circense per lui funziona come la lanterna magica per Ingmar Bergman.

Qualche critico ha azzardato la teoria della “circosofia”, come chiave interpretativa del suo cinema. Lettura forse limitativa, ma per nulla erronea, per l’ atmosfera allegra, ma minacciosa; attraente, ma inquietante.

E poi la donna, sempre presente nelle sue opere, l’elemento essenziale.

Ho un profondo rispetto della donna. La considero migliore, più innocente, più naturale, più vera, più vicina al senso religioso della vita.”

Le sue sono figure femminili dolcissime, poetiche e allo stesso tempo esasperate e grottesche. E dietro la caricatura si nasconde l’autentico rapporto con il personaggio femminile.

I miei rapporti con la donna sono, fortunatamente, ancora confusi. Proietto su di lei una tale serie di possibilità e attese che diventa tutto molto stimolante”.

Federico Fellini. I Film

Lo sceicco bianco

Dopo la realizzazione di Luce del varietà, Federico Fellini dirige Lo sceicco bianco (1952), il suo vero primo lungometraggio. Wanda (Brunella Bovo) e Ivan (Leopoldo Trieste) sono in viaggio di nozze a Roma. Per lei è l’occasione di far conoscenza col personaggio dei fotoromanzi per cui stravede: lo Sceicco Bianco (Alberto Sordi). Con un pretesto lascia l’albergo e il marito e si aggrega alla troupe che sta girando un nuovo episodio. Ben presto scopre che una cosa sono i sogni e un’altra la realtà.

Lo Sceicco Bianco di Fellini rinasce, negli Orizzonti sorge il Sole di Carlo Sironi | CameraLook

Lo sceicco bianco sembra porsi a cavallo tra neorealismo e commedia all’italiana, che si esprimerà al meglio almeno dieci anni dopo. Ma la pellicola preannuncia alcuni tratti salienti della poetica felliniana.

L’atmosfera magica, a tratti onirica, centrale nella filmografia successiva, è già presente in quest’opera prima. Come nella sequenza dell’apparizione dello sceicco bianco agli occhi dell’ingenua Wanda.

Ma molto più significativo è l’intero episodio della notte che Ivan trascorre per le strade di Roma, dove, come per magia, prostitute e mangiatori di fuoco entrano in scena per consolarlo.

È centrale il ruolo della musica curata da Nino Rota, che ancora una volta evoca il mondo circense. Non è certo trascurabile l’interpretazione degli attori, eccezionale Leopoldo Trieste.

Il cast: Alberto Sordi, Leopoldo Trieste, Brunella Bovo, Giulietta Masina, Lilia Landi.

Leggi anche: Lo sceicco bianco di Federico Fellini

I vitelloni

I vitelloni (1953) è il secondo film diretto da Federico Fellini, presentato alla 14° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove si aggiudicò il Leone d’argento.

I vitelloni - Film (1953)

Fausto (Franco Fabrizi), Riccardo (Riccardo Fellini), Alberto (Alberto Sordi), Leopoldo (Leopoldo Trieste) e Moraldo (Franco Interlenghi), figli della piccola borghesia, sprecano la loro gioventù nell’ozio più completo. Fausto tradisce la giovane moglie, Leopoldo ha velleità letterarie e Alberto non sa far altro che piangere alla notizia che sua sorella è scappata di casa. Alla fine solo Moraldo riuscirà ad andarsene.

L’opera è senza dubbio autobiografica; infatti, ambientato inizialmente a Pescara, il regista decide di trasferire il racconto nella sua Rimini. Ma Federico Fellini ha il merito di raccontare, attraverso personaggi simbolo, una storia universale.

“Fellini, come al solito, si colloca decisamente al centro dei sentimenti, e perciò dei personaggi; (…) egli esprime il sentimento del vegetare, dell’inerzia, del rischioso e sonnolento svanire della gioventù”.

Così si esprime Brunello Rondi in Cinema e realtà, 1957.

Tema ricorrente nel cinema italiano dell’epoca. In Federico Fellini, però, tutto diventa unico e originale. Il film ha delle sequenze entrate ormai nell’immaginario collettivo.

Celebre è la battuta di Alberto Sordi: “LAVORATORI…!” A seguire una sonora pernacchia correlata con il gesto dell’ombrello.

E poi la festa in maschera, festosa e inquietante e la sequenza finale, quando Moraldo è ormai sul treno e il regista ci mostra in maniera del tutto originale i suoi amici.

I Vitelloni va apprezzato anche per la bellissima sceneggiatura, che il regista scrisse insieme a Ennio Flaiano, un mostro sacro del nostro cinema.

Fellini – I Vitelloni (scena finale) – YouTube

Il cast: Franco Fabrizi, Riccardo Fellini, Alberto Sordi, Leopoldo Trieste, Franco Interlenghi, Leonora Ruffo.

Leggi Anche: I vitelloni di Federico Fellini

La strada

La strada (1954) è il film che diede notorietà internazionale al regista, vincendo il premio Oscar. Spike Lee considera l’opera una delle migliori realizzate in Italia.

La Strada: recensione del film di Federico Fellini - Cinematographe.it

Gelsomina (Giulietta Masina) è una ragazza candida che ha uno strano rapporto, fatto d’amore e soggezione, con Zampanò (Anthony Quinn), un rozzo girovago. Un giorno questi uccide il “Matto”, altro giramondo a cui Gelsomina si è legata. La ragazza, sconvolta, impazzisce. Zampanò l’abbandona ma, più tardi, avuta notizia della sua morte, scoppia in un pianto dirotto.

È evidente come il mondo circense torni di prepotenza centrale in questo lungometraggio. Ma una visione più attenta rivela che l’evocazione del circo è solo un pretesto.

La strada è forse il primo passo del regista in direzione di un cinema esistenzialista, che non dimentica la Storia, ma che da essa estrae  l’amaro nettare.

Una buffa tragedia della solitudine e dell’emarginazione, condotta sull’affiatamento di una memorabile ed irripetibile coppia attoriale: Anthony Quinn e Giulietta Masina.

Ma è quest’ultima la vera, la sola protagonista. Come viene rammentato da Chiara Ugolini su Repubblica:

“Di tutti i personaggi che ha interpretato, Gelsomina è quello più emozionante”.

Il ruolo di Gelsomina, ideato apposta per lei, le fece guadagnare il soprannome di Chaplin al femminile. E pare che il grande attore e regista dicesse di lei: “She’s the actress I admire the most”.

Il cast: Giulietta Masina, Anthony Quinn, Richard Basehart, Aldo Silvani, Livia Venturini

“La Strada” di Federico Fellini – trailer ufficiale – YouTube

Leggi anche: La strada di Federico Fellini, con Giulietta Masina

Le notti di Cabiria

Federico Fellini vince il suo secondo Oscar con Le notti di Cabiria (1957), interpretato ancora una volta da Giulietta Masina.

La prostituta Cabiria (Giulietta Masina) viene derubata dal suo fidanzato. Dopo essersi salvata, riprende in mano la sua vita e cerca di essere felice.

Le notti di Cabiria: recensione del film di Federico Fellini

Il film è paragonabile a una sinfonia, dove diversi temi si allacciano per convergere in un  punto definitivo. Al centro della vicenda è una donna, una prostituta. Un personaggio da evitare, condannare. Ma pura, innocente, malmenata, sfruttata e derubata da un rispettabile impiegato.

Termina la parabola del personaggio femminile tipicamente felliniano. Percorso intrapreso in Lo sceicco bianco, proseguito con La strada e giunto a conclusione con Le notti di Cabiria.

A incarnarlo è ovviamente Giulietta Masina. La sua è una escalation drammaturgica, che in questo caso raggiunge il suo apice.

Però è vero che ci sta giustizia a questo mondo. Uno soffre, ne passa di tutti i colori, ma poi viene il momento d’essere felice per tutti.”

Su questo film si racconta un interessante aneddoto. Dopo la visione privata della pellicola, Dino De Laurentis rimase positivamente colpito. Ma propose un taglio di circa dieci minuti, dove uno strano personaggio con un sacco sulle spalle esordisce con un monologo metafisico.

Il produttore teme che questa parte appesantisca troppo la trama, ma Federico Fellini non vuole assolutamente tagliare e allora De Laurentis decide di rubare la piccola sequenza.

Fortunatamente, non è andata persa e oggi è inserita all’interno del film. Ma chi è questo strano personaggio con il sacco?

Per preparare Le notti di Cabiria, il regista girò ininterrottamente per le strade di Roma, soprattutto di notte e accompagnarlo era Pier Paolo Pasolini, che collaborò alla  sceneggiatura.

I due incontrarono un certo Tirabassi, un uomo che girava con un sacco e offriva beni di prima necessità ai senzatetto. Decisero di inserire questo personaggio all’interno del film, facendolo interpretare da Leo Catozzo, il montatore.

L’apporto di Pier Paolo Pasolini, d’altronde, è molto importante. Così come viene ricordato da Vera Bessone in un approfondimento del Centro studio Pier Paolo Pasolini. Non si limitò a curare gli aspetti linguistici dei dialoghi, approfondì la descrizione antropologica di tutti i personaggi, non molto diversi da Accattone.

Le Notti di Cabiria – Trailer – YouTube

Il cast: Giulietta Masina, Amedeo Nazzari, Aldo Silvani, Francois Perier, Franca Marzi

La dolce vita

Nel 1960, realizza La dolce vita. Vincitore della Palma d’oro e dell’Oscar per i migliori costumi, è considerato uno dei più grandi capolavori della storia del cinema.

La Verità su La Dolce Vita: come è nato il capolavoro di Federico Fellini [recensione] | Anonima Cinefili

Marcello (Marcello Mastroianni), malgrado le proprie ambizioni di scrittore, si è adattato al ruolo di giornalista mondano. Conosce e frequenta così il mondo dorato che gravita attorno a via Veneto, ne assorbe la mentalità e ne copia i comportamenti. Anche la sua vita sentimentale è sregolata per le avventure occasionali che logorano il suo rapporto con Emma (Yvonne Furneaux), la donna con cui vive. Nemmeno la tragedia dell’intellettuale Steiner (Alain Cuny) lo scuote.

È questo il primo film di Federico Fellini con protagonista Marcello Mastroianni, ma la scelta non fu facile. La dolce vita era una coproduzione italo-francese e Dino De Laurentis, per garantirsi il mercato internazionale, voleva un attore internazionale.

Paul Newman e Gerard Philippe erano tra i favoriti, ma non ci fu nulla da fare, Federico Fellini volle a tutti i costi Marcello Mastroianni. Tra i due nacque una forte amicizia, che il regista amava definire “adolescenziale”.

Il film è troppo importante perché se ne possa parlare come di solito si fa di un film. Benché non grande come Chaplin, Eisenstein o Mizoguchi, Fellini è senza dubbio un ‘autore’, non ‘regista’. Perciò il film è unicamente suo: non vi esistono né attori né tecnici: niente è casuale.”

In questi termini Pier Paolo Pasolini sulla rivista Il Reporter descrive La dolce vita. Lo scrittore de Ragazzi di vita, vuole sottolineare la capacità invettiva di Federico Fellini, ma non è sua intenzione sminuire l’interpretazione degli attori.

Marcello Mastroianni, infatti, viene apprezzato da Pasolini, lo stesso avviene per Anita Ekberg, ma entrambi appaiono “Altri”. È come se il regista/autore li svuotasse completamente della loro personalità, sostituendola con i suoi sogni, le sue visioni.

Il film ha delle sequenze che, ancora oggi, hanno un grande potere evocativo. Come quando la bellissima Anita Ekberg invita Marcello a raggiungerla nella fontana di Trevi.

Marcello come here…!”

Marcello Mastroianni è di certo il protagonista de La dolce vita, ma la sua presenza in alcuni casi appare sfuocata. Agisce come un testimone e ciò permette allo spettatore di entrare all’interno della storia, mentre lui si fa da parte.

Il cast: Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée, Yvonne Furneaux, Magali Noël

La Dolce Vita – Original Italian Trailer – YouTube

Leggi anche: La dolce vita di Federico Fellini. Perché é costato cosí tanto e perché ha guadagnato cosí tanto

8 e mezzo

(1963 ) è un altro grande successo internazionale, vincitore di due premi Oscar, come miglior film straniero e migliori costumi di Piero Gherardi.

Mastroianni in Otto e mezzo : anatomia di uno stile - Twikie.it - Il magazine più buono del web

Guido (Marcello Mastroianni), un regista cinematografico, trascorre un periodo di riposo in una stazione termale. La pausa forzata si risolve in una specie di bilancio generale della sua esistenza. Un bilancio fatto di rapporti con personaggi reali, e di fantasticherie, ricordi, sogni, che si inseriscono all’improvviso negli avvenimenti concreti delle sue giornate e delle sue notti.

Dei suoi sogni fanno parte il padre e la madre, morti da anni, con cui discorre teneramente, come fossero lì con lui. La paura della vecchiaia e della morte gli si rivelano attraverso immagini in cui Guido si vede morto mentre intorno la vita continua senza di lui e le ‘sue’ donne ritrovano il sorriso.

Marcello Mastroianni, anche per questo film, non fu la prima scelta; inizialmente erano stati indicati Laurence Olivier o Charlie Chaplin. Per avere Sandra Milo, invece, il regista e la produzione dovettero affrontare le resistenze del marito dell’attrice, che non voleva il ritorno della moglie al cinema.

Nell’articolo 8½, il capolavoro di Federico Fellini, pubblicato su Taxidrivers, vengono riportate  recensioni del film, firmate da illustri cineasti: ne riproponiamo alcuni estratti.

Fellini mostra che un regista è prima di tutto un tizio che dalla mattina alla sera viene seccato da un mare di gente che gli pone domande alle quali non sa, non vuole o non può rispondere. […] Tutti i tormenti che possono distruggere le energie di un regista prima delle riprese sono qui accuratamente enumerati in questa cronaca che sta alla preparazione di un film come Rififi sta alla elaborazione di un colpo.” (François Truffaut, 1963)

8 e mezzo un film molto bello e straordinariamente suggestivo. Una di quelle opere rarissime nella storia del cinema, dove un sapientissimo uso del mezzo cinematografico, ma soprattutto l’animo sincero di un autentico autore, riescono a regalarci momenti di pura poesia. “Domenico Campana, “Gente”, febbraio 1963).

A chi gli chiede la trama di 8 e ½, Fellini risponde: ‘E’ la storia di un film che non ho fatto’. In realtà la trama del film è praticamente irraccontabile: si tratta di una specie di Helzapopping intellettuale e psicologico. In un primo tempo il film doveva avere come protagonista un uomo sui 45 anni giunto a un punto critico delle sue esperienze umane: poi, nell’apprestarsi a girare le prime scene, Federico Fellini si è accorto che al ‘punto critico’ c’era lui: non sapeva come andare avanti. Allora ha cambiato idea: il film sarebbe stato la sua stessa storia, la: storia delle sue perplessità di regista.” (Callisto Cosulich, “ABC”, febbraio 1963).

Il cast: Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Sandra Milo, Mario Pisu, Guido Alberti

8 1/2 | Trailer – YouTube

Leggi anche: Il finale alternativo di 8½ di Federico Fellini nella sceneggiatura appartenuta a Lina Wertmuller

Giulietta degli spiriti

Giulietta degli spiriti (1965) è il primo lungometraggio di Federico Fellini, dopo l’episodio a colori dal titolo Le tentazioni del dottor Antonio del film collettivo Boccaccio ’70 del 1962.

Fra(m)menti di cinema e...: "GIULIETTA DEGLI SPIRITI" (1965) di Federico Fellini.

Giulietta (Giulietta Masina) ha festeggiato l’anniversario del suo matrimonio, ma è infelice perché sa che Giorgio (Mario Pisu), il marito, ha una relazione con un’altra donna. In un primo tempo cerca conforto spirituale interrogando un veggente indiano, poi cerca di instaurare un dialogo con il marito e con la rivale. Il matrimonio è però ormai in crisi irreversibile e sceglie la solitudine. Nella presa di coscienza svaniranno anche i fantasmi.

All’indomani dell’uscita del film nelle sale italiane, la critica non fu tenera con Fellini, forse perché nessuno aveva ancora davvero capito il regista ed il suo mondo visionario e incantato.

Con Giulietta degli Spiriti, grazie a un colore che accentua la ricerca simbolica e antinaturalistica, Federico Fellini non pone più alcun freno ai suoi istinti immaginativi.

È un universo animato e coabitato da una folla di presenze uscite direttamente dall’iconografia della religione cattolica. E poi figure di sacerdotesse del sesso, che invitano alla liberazione del corpo e alla trasgressione dei comandamenti e dei tabù.

Solido, sfaccettato, persuasivo, indimenticabile, questo ritratto di Giulietta realizzato da Federico Fellini. Ma non vanno ignorati i contributi di Tullio Pinelli, Brunello Rondi e Ennio Flaiano, per quanto riguarda la sceneggiatura.

Il cast: Giulietta Masina, Sandra Milo, Mario Pisu, Valentina Cortese, Sylva Koscina

Giulietta Degli Spiriti Trailer – YouTube

Roma

Roma è un film del 1972 e viene presentato fuori concorso alla 25° edizione del Festival di Cannes.

Primi anni trenta. Rimini, un ragazzo ospite di un collegio di religiosi immagina Roma descritta dai suoi insegnanti e dalla retorica del regime fascista. Nel 1939, a venti anni, parte per la capitale e scopre il suo vero volto.

Si passa al 1972, agli ingorghi del raccordo anulare, con Fellini che gira un film in una città colma di turisti, Poi la scena si sposta nella galleria della metropolitana in costruzione, quando la scoperta di reperti archeologici fa sospendere i lavori. Quindi gli hippie di Piazza di Spagna, e la fauna variegata dei frequentatori, ricordo ormai lontano dei bordelli degli anni quaranta.

Roma”, la dichiarazione d'amore di Federico Fellini alla città eterna | BonCulture

È Roma l’ultimo film dove compare Anna Magliani che interpreta sé stessa. Un’opera a mosaico, corale, se si preferisce.

In un articolo apparso su La Nazione il 17 marzo 1972, a firma Sergio Frosali, il film viene definito magmatico, con al centro non solo la città di Roma, ma soprattutto Federico Fellini.

Le muse felliniane sono le memorie e la deformazione fantastica, che prendono il posto della realtà. Sergio Frosali continua consigliando la visione della pellicola come fosse una serie di quadri autonomi, lasciando allo spettatore il compito di unificarli in un discorso, che resta sempre coerente.

Tulio Kezich, invece, paragona il Fellini di Roma a Carlo Emilio Gadda. Ma è colpito anche dalla capacità del regista di cogliere l’attualità. Come l’agghiacciante sequenza del raccordo e la sfrenata corsa delle motociclette fra le rovine e gli antichi palazzi.

Cast: Anna Magnani, Gore Vidal, John Francis Lane, Fiona Florence

Roma (1972) Federico Fellini – trailer – YouTube

Amarcord

Amarcord (1973) è uno dei film più celebri di Federico Fellini. Il titolo, che in romagnolo significa “io mi ricordo”, è diventato un neologismo della lingua italiana. L’opera ha ottenuto l’Oscar per il miglior film straniero.

Amarcord (1973): le location del film - Cinematographe.it

La vicenda è ambientata negli anni ‘30, in una Rimini onirica, ricostruita a Cinecittà. Il regista passa in rassegna i suoi ricordi: le feste di paese, la scuola, le adunate del sabato fascista e i suoi primi approcci sessuali.

Il film ha come protagonista la famiglia Biondi, di estrazione piccolo borghese, ma Amarcord è a tutti gli effetti un film corale. Molti dei suoi personaggi, grazie alla forza espressiva del regista, hanno acquisito vita propria, come la Gradisca.

A me fa svenire la Gradisca… io voglio la moglie come la Gradisca…”

Il film è davvero un capolavoro, ma come ricorda Luca Biscontini su Taxidrivers, una parte della critica rimproverò il regista per non aver sufficientemente condannato il fascismo.

La critica può essere legittima, ma non tiene presente la natura visionaria e onirica del regista. Fellini impressionava la pellicola con le sue elaborazione libere. Impossibile tracciare una condanna lineare del regime, che in ogni modo il film possiede.

Il Cast: Pupella Maggio, Armando Brancia, Ciccio Ingrassia, Nando Orfei, Bruno Zanin.

Amarcord (1973) Trailer – YouTube

Prove d’orchestra

Prove d’orchestra (1979), presentato fuori concorso alla 32° Festival di Cannes, venne definiti da Federico Fellini un filmetto.

Gli orchestrali sono arrivati nella cappella del Duecento dove devono provare un concerto. Ci sarà anche la televisione e tutti si affannano a chiedere spiegazioni al direttore e al sindacalista, che indice uno sciopero contro l’autoritarismo del maestro. L’azione viene interrotta dalla demolizione di un muro: appena la nube di polvere si è dissolta, le prove riprendono, ma il direttore inizia a fare un comizio in italiano e in tedesco.

Prova d'orchestra: Federico Fellini e il mondo politico

Giorgio Strehler sul Corriere della Sera del 14 Marzo 1979, lo definì amaro, disperato e inquietante. Con questo film, Federico Fellini si confronta, per la prima volta, con il genere politico.

Ma lo fa a suo modo, non è certo il politico di Francesco Rosi o Elio Petri. Il suo è un politico favolistico, magico, che nasce da lontane evocazioni di ricordi dell’infanzia.

I diversi livelli di lettura presentati nel testo mescolano perfettamente l’alchimia felliniana fra sogno, memoria e realtà, in un mondo che rimpiange il mondo. I musicisti del film sono pieni di ricordi, di sogni; qualcuno fa addirittura i tarocchi su un pianoforte.

Ma Fellini non smette neanche per un attimo di sottolineare la presenza del “falso”, dell’inautentico, dell’obiettivo della macchina da presa che riprende in toto i loro comportamenti.

Il cast: Balduin Baas, Clara Colosimo, Giovanni Javarone, Luigi Uzzo, Barbara Herrera

Federico Fellini – Prova d’orchestra (part. eng sub) – YouTube

Leggi anche: Prova d’orchestra di Federico Fellini

La città delle donne

La città delle donne (1980) viene presentato alla 33° Festival di Cannes, suscitando molte polemiche e viene fortemente condannato dal movimento femminista.

Snaporaz (Marcello Mastroianni) scende dal treno su cui sta viaggiando con la moglie per seguire una donna misteriosa. Si trova dapprima in un albergo, dove scatenate femministe tengono un tumultuoso convegno. Poi nel castello di un certo Katzone (Ettore Manni), un santone dell’erotismo,  in un tribunale dove le donne lo condannano e in un’arena in cui deve essere linciato.

 Attraverso la superba e caratteristica visionaria, Fellini elabora il suo particolare punto di vista sulle lotte femministe dei primi anni ‘80. La donna è mitica, superiore, inviolabile, e l’uomo non può che rendersi conto di esserne vittima.

La città delle donne è stato per Fellini un’attraente scommessa con se stesso e contro se stesso, vinta per l’eccellente comparto visivo. Si fatica a trovare oggi un regista che possa elaborare una favola simile.

Il cast: Marcello Mastroianni, Ettore Manni, Donatella Damiani, Jole Silvani, Fiammetta Baralla

La Città Delle Donne – Trailer Legendado – YouTube

Leggi anche: La città delle donne di Federico Fellini

Il Casanova di Federico Fellini

Il Casanova di Federico Fellini è un film del 1976 diretto da Federico Fellini con Donald Sutherland, vincitore dell’Oscar ai migliori costumi. Il film è stato totalmente girato all’interno del teatro di posa numero 5 di Cinecittà, in cui furono ricreate l’atmosfera e le luci del XVIII secolo.

Il Casanova di Federico Fellini - Wikipedia

Un’operazione opposta a quella fatta nel coevo Barry Lyndon di Stanley Kubrick, che invece fu girato totalmente in esterno. Fellini dichiarò: 

Kubrick ha dilatato il Settecento in inquadrature vastissime, io invece ho fatto l’operazione inversa: l’ho compresso in ambienti piccoli”.

L’accurata fattura dei costumi dell’epoca, sontuosi e realisti, valsero il Premio Oscar nel 1977 a Danilo Donati. Il film si basa su Histoire de ma vie del Casanova. Molti passaggi sono riportati tali e quali dai racconti autobiografici del Casanova, e il film ne rispetta lo spirito e i dati storici.

Ce ne dà la conferma il personaggio di Casanova, per il quale Fellini, dopo una lunga ricerca, scelse Donald Sutherland. Infatti, il viso dell’attore è stato rifatto per intero, per farlo assomigliare il più possibile al famoso ritratto del vero Casanova, un disegno del suo profilo fatto a matita, eseguito dal fratello Francesco, che rimane sicuramente il ritratto più attendibile di Giacomo. Con Donald Sutherland, Tina Aumont, Cicely Browne, Leda Lojodice, Carmen Scarpitta.

I film per la tv

Nel 1969 e 1970 il regista realizza due film – documentari per la tv.

Block notes di un regista è prodotto dalla televisione americana, e montato dallo stesso Fellini, con la collaborazione di Ruggero Mastroianni. Ambientato in parte a Cinecittà, viene raccontata la genesi de Il viaggio di G. Mastorna, spesso definito il film più conosciuto mai realizzato.

Federico Fellini e il film che non girò mai - The Walk of Fame

Il progetto viene abbandonato dal regista, con la speranza (mai realizzata) di riprenderlo il prima possibile.

Appare anche Marcello Mastroianni impegnato nelle prove per interpretare il musicista, protagonista del film. Ma l’attore, interprete indimenticabile, questa volta non riesce a convincere il grande maestro. E de Il viaggio di G. Mastorna resta solo il set abbandonato.

I clowns, invece, è prodotto dalla Rai. È un ricordo autobiografico del regista, il quale rammenta la sua infanzia e l’arrivo del circo. La gioia di vedere lo spettacolo, ma poi l’inquietudine con la visione dei pagliacci.

L’omaggio di Martin Scorsese

Sono trascorsi ormai quasi vent’anni dalla scomparsa di Federico Fellini, ma il suo cinema non è certo passato di moda. Il regista riminese è di continuo protagonista di documentari e saggi.

L’ultimo quello scritto da Martin Scorsese per Harper’s Magazine, intitolato Il Maestro, scritto in italiano anche nella versione originale.

Il regista di Taxi Driver decide di aprire questo suo saggio come se fosse una sceneggiatura; e inizia un interessante parallelismo tra forma e contenuto nell’arte cinematografica.

Preambolo usato per ricordare il cinema degli anni ‘60 e ‘70, quando erano attivi registi del calibro di Godard, Bertolucci, Antonioni, Kubrick, Welles e Fellini.

Quest’ultimo, per Martin Scorsese, era al centro di tutto. Federico Fellini lo conoscevano tutti, il suo nome era sinonimo di cinema.

Negli anni Sessanta, Fellini fu più di un regista. Come Chaplin, Picasso e i Beatles, era più grande della sua stessa arte. A un certo punto nemmeno si trattava più di questo o quel film, ma di come tutti i suoi film fossero un unico grande gesto scritto che attraversava la galassia. […] L’unico paragone nel cinema era con Alfred Hitchcock, ma Hitchcock era qualcosa d’altro: un marchio, un genere a sé. Fellini era il virtuoso del cinema.

Leggi Articolo completo in lingua originale. Link

Federico Fellini - Regista - Biografia e Filmografia - Ecodelcinema

Altri film di Federico Fellini

Il bidone (1959)

Le tentazioni del dottor Antonio (1962) episodio del film Boccaccio ‘70

Toby Dammit (1968) episodio di Tre passi nel delirio

Fellini Satyricon (1969)

Il Casanova di Federico Fellini (1979)

E la nave va (1983)

Ginger e Fred (1987)

L’intervista (1987)

La voce della luna (1990)

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La filmografia di Federico Fellini