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Videocracy. Basta apparire

“La rivoluzione culturale italiana inizia con la tv commerciale per radicare nelle teste di intere generazioni il potere dell’immagine (è un banale concetto semiotico: un’ immagine non la puoi contraddire, è quello che appare)”.

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Quando la Tv è un sogno allora la realtà diventa un incubo.

La rivoluzione culturale italiana inizia con la tv commerciale per radicare nelle teste di intere generazioni il potere dell’immagine (è un banale concetto semiotico: un’ immagine non la puoi contraddire, è quello che appare). Silvio Berlusconi ha dominato le immagini per trent’anni con il suo impero mediatico che oramai si è completamente saldato al potere di chi c’è l’ha già e di chi è logorato perché non ce l’ha e lo cerca affannosamente.

Ecco l’Italia che ne consegue, ossessionata dall’esibizionismo, assuefatta da seni, glutei, da grandi fratelli, da Leli Mora, da Corone, veline, tronisti, e altri zombie ambulanti in Costa Smeralda. E’ il documentario di Erik Gandini, scappato in Svezia a 18 anni, che mira a raccontare senza pigli seriosi di reportage davvero“pericolosi”, la mutazione antropologica degli italiani, non facendo quindi un film contro Berlusconi in senso stretto, ma mostrando la fusione tra politica e intrattenimento televisivo, un mondo a immagine e somiglianza del suo Imperatore. Il documentario ha già preoccupato molti animi (eppure rispetto ad altri è così innocuo!), tanto che Rai e Mediaset si sono rifiutate di trasmettere il trailer, e suscitato polemiche veneziane, visto che Videocracy è presente alla mostra di Venezia 2009.

Prodotto dalla svedese Atmo e dalla danese Zentropa, sarà proiettato anche al prossimo festival di Toronto, confermando i consensi al regista, già autore di un documentario su Guantanamo. Videocracy non è una puntata di Report, ma utilizza la seduzione dell’immagine, del grande blob in cui siamo immersi (montaggio magistrale), lo stesso linguaggio comunicativo di ciò che in modo freddo e diretto vuole denunciare.

Natasha Ceci

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