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Sanpa e Muccioli. Sanpatrignano e Il documentario di Netflix

SanPa riesce a raccontare una delle storie più complesse del nostro paese senza usare preconcetti.

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SanPa Netflix

Lo scorso 30 dicembre, Netflix ha reso disponibile una delle sue ultime opere piú riuscite: SanPa: Luci e tenebre di San Patrignano. La docuserie, diretta da Cosima Spender, racconta la vita del carismatico Vincenzo Muccioli e della sua comunità per tossicodipendenti San Patrignano, la più grande e rinomata d’Europa e fondata nel 1978 a Coriano vicino Rimini.

Chi si aspetta un’agiografia resterà deluso, ma resteranno delusi anche i detrattori di Vincenzo Muccioli, l’uomo che ha diviso l’opinione pubblica italiana tra gli anni ‘80 e ‘90.

SanPa riesce a raccontare una delle storie più complesse del nostro Paese, senza usare preconcetti. Il tutto si svolge all’insegna dell’imparzialità. E per essere il più possibile equidistanti, la regista e gli autori tra cui Carlo Giuseppe Gabardin eliminano la voce narrante, scelta insolita per un documentario.

Le vicende vengono raccontate direttamente dai protagonisti e ciò fa di SanPa un’opera viva e intellettualmente onesta.

La trama del documentario su San Patrignano

Il documentario è suddiviso in cinque episodi della durata di un’ora circa.

Il tutto inizia negli anni ‘70, quando l’eroina a basso costo invade l’Italia.

Le istituzioni sono incapaci di reagire e Vincenzo Muccioli riempie il vuoto, aprendo una comunità per tossicodipendenti. Subito viene accusato di avallare gesti di violenza all interno della comunitá per far rispettare le regole ai tossicodipendenti, ma la gente comune lo sostiene con tutte le forze.

Vincenzo Muccioli diventa sempre più potente e la sua comunità, che sorge su una collina alle porte di Rimini, si espande senza limiti.

Ma poi arriva l’AIDS e la morte di Natalia e Roberto, due ragazzi ospiti della comunità. Lunghi processi coinvolgono il fondatore di San Patrignano fino alla sua morte.

L’eroina in Italia e il cinema sulla droga

La gnugna, la roba, la scioppa, la marrone, l’ero, con questi termini lo slang giovanile e non solo, negli anni ‘70, indicava l’eroina. A Milano, Torino, Roma e in molte altre città era diventata una vera piaga. Le piazze erano pieni di zombi. Non è il caso di affrontare la questione dal punto di vista sociologico e politico; sarebbe troppo complesso e non è forse questa la sede opportuna. Ma è senz’altro vero che lo Stato diede poche risposte e del tutto errate.

Il cinema coevo trattò il tema solo parzialmente. Pochi furono i registi coraggiosi che affrontarono un tema così delicato. E per citare qualche pellicola interessante dobbiamo scomodare autori poco conosciuti. Alberto Griffi con Anna (1975), Alberto Caligari con Amore tossico (1983) e Nico D’Alessandria con L’imperatore di Roma (1987).

SanPa: Luci e tenebre di San Patrignano non ha nulla a che vedere con questi film, ma i suoi protagonisti ci riportano in quel contesto. Anni turbolenti per la società italiana, seganti da profonde spaccature ideologiche dove spesso i giovani (spesso anche ex terroristi), specie i più fragili, venivano emarginati.

La genesi di San Patrignano

Il documentario, prodotto da Netflix, racconta un passaggio deciso dello spaccio nelle piazze italiane. Inizialmente la comunità hippy, con i suoi tipici furgoncini volkswagen, faceva la spola dall’Olanda per portare l’hashish in Italia. Ma un giorno i figli dei fiori scomparsero. Vennero sostituiti da strani personaggi vestiti bene che attiravano i giovani e iniziarono e proponevano a basso costo l’eroina.

È questo l’incipit di SanPa e qui inizia la parabola esistenziale, sociale, economica e anche politica di Vincenzo Muccioli, l’uomo più discusso d’Italia. Figlio di contadini, è inizialmente un allevatore di cani, successivamente di polli e poi fondatore della comunità di San Patrignano.

Uomo dalle mille sfaccettature ha, senz’altro, avuto il merito di riempire un vuoto nella società italiana. La sua comunità è stata la prima ad aprire la porte a tantissimi giovani che venivano respinti da tutti. Erano anni in cui l’emergenza della droga veniva gestito in maniera confusa e senza metodo. Vincenzo Muccioli, forse sbagliando, era il solo ad averlo.

Red Ronnie contro SanPa, la serie Netflix su San Patrignano e Muccioli

Tante le personalità a sostegno di Vincenzo Muccioli

Carlo Giuseppe Gabardini, Gianluca Neri, e Paolo Bernadelli, gli autori di SanPa fanno un ottimo lavoro. Coordinati da Cosima Spender (Palio, Without Gorky) realizzano un lavoro che ha un sapore d’archivista.

Alle interviste dei protagonisti della vita della comunità, vengono alternate immagine della televisione degli anni passati, che trattavano dell’attività della comunità. Giornalisti, politici e imprenditori non risparmiano lodi al fondatore di San Patrignano.

Indro Montanelli, Letizia e Gian Marco Moratti, Paolo Villaggio e Red Ronnie non nascondono la loro ammirazione per Vincenzo Muccioli perché ne hanno visto con i loro occhi quello che Muccioli era riuscito a realizzare. I Moratti iniziarono a finanziare pesantemente la Comunitá e la fecero diventare imponente. Paolo Villaggio accompagnó suo figlio nella Comunitá in quanto diventato tossicodipendente. Red Ronnie divenne un profndo conoscitore della Comunitá e uno dei migliori amici di Muccioli, testimoniando con la sua telecamera e i suoi reportage quanto accadeva di positivo a San Patrignano.

Ma gli autori di SanPa non hanno intenzione di realizzare un’agiografia.

Torture sequestri e omicidi

Non vengono tralasciate, infatti, le tante vicende oscure che avvenivano a San Patrignano. Gli autori della docuserie hanno il merito di mostrare per la prima volta delle fotografie davvero crude, che mostrano giovani incatenati e rinchiusi in spazi angusti.

Torture, sequestri e anche uno o due omicidi sono le accuse rivolte indirettamente a Vincenzo Muccioli e al suo Staff, ma nonostante ciò l’opinione pubblica lo sostiene con forza e fra tutti anche il mondo della politica che lo comincia a sovvenzionare. Politici di ogni parte e colore vogliono diventare amici di Muccioli e lui diventa uno dei personaggi piú noti e importanti di tutta la Penisola.

Giulio Andreotti, Bettino Craxi e persino Marco Pannella hanno subito il carisma di Vincenzo Muccioli. E sembra sia mancato davvero poco ad una sua nomina al ministero della salute.

Sanpa. Un documentario imparziale

La lavorazione di SanPa: Luce e tenebre di San Patrignano è durata ben 24 mesi. I primi 12 sono serviti solo per studiare la vicenda, la storia e le carte processuali. Ma questo duro lavoro è servito per realizzare un documentario davvero importante e imparziale.

Vincenzo Muccioli e la sua comunità vengono raccontate da diversi punti di vista. E lo spettatore può farsi una sua idea senza essere influenzato. Vengono  inserite con equilibrio, evitando che una versione sovrasti l’altra, interviste e punti di vista diametralmente opposti.

Andrea, figlio di Vincenzo Muccioli ricorda il padre osannato da tante famiglie per aver salvato la vita a centinaia di giovani. Ma SanPa propone testimonianze anche poche lusinghiere per il fondatore di San Patrignano che con il successo clamoroso in termini di popolaritá non poteva piú gestire da solo le dinamiche interne di quella che nel frattempo diveniva una organizzazione a tutti gli effetti.

Probabilmente il contributo più prezioso di SanPa è dato da Walter Delogu, autista e guardia del corpo di Vincenzo Muccioli. Desideroso di vivere una vita al di fuori della comunità si scontra con il suo mentore accusandolo di non aver mantenuto le sue promesse e lo trascina in una nuova vicenda giudiziaria. Dalle sue parole si capisce come questa comunitá avesse due Veritá e come negli anni novanta Sanpatrignano non era piú quello che era stata negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta. Una mutazione che portó ad avvenimenti incredibili.

Un ceffone alla società italiana

Queste testimonianze sono raccolte da Cosima Spender senza creare fratture nel tessuto narrativo, sebbene il tono non sia certo univoco. La regista realizza il tutto riuscendo a non farsi coinvolgere e senza far emergere la sua opinione. Il risultato non è certo un’opera fredda, tuttaltro. Il documentario Sanpa offre allo spettatore la possibilità di sviluppare una propria opinione, di schierarsi ma anche di rimanere imparziale.

Diverso è il discorso sulla società italiana, questa non fa bella figura. SanPa è un ceffone ad ogni italiano che prima ha osannato e poi abbandonato Vincenzo Muccioli alla sua morte che pure scatenò varie polemiche.

Il documentario prodotto da Netflix è un’opera innovativa che susciterà, inevitabilmente, polemiche. Senza dubbio, però, ha introdotto un nuovo modo di fare cinema d’inchiesta.

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