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FOCUS ITALIA

Anna Ferzetti in Tutti per 1 – 1 per tutti di Giovanni Veronesi

A star is born oppure Lunga vita alla regina

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Anna è cresciuta. Si sta facendo strada, la sua strada, anche con cotanto padre e cotanto compagno di vita. Oggi trovo nel suo volto un cerbiatto, ma anche una donna matura, tratti somatici moderni, ma anche antichi. E’ una bionda a cui stanno bene anche i boccoli più scuri. Veste bene la gonna come i pantaloni. La vedo la sua grinta in quegli occhi chiari che guardano la telecamera con fermezza. Vedo il suo percorso di anni per arrivare ad oggi ed uscire allo scoperto in modo dirompente in una commedia dove lei risulta essere la protagonista femminile. E’ giusta, d’epoca, parla bene, non ha inflessioni, è regale, è bella e riesce a tenere testa a tre uomini, i tre moschettieri, ed in particolare a D’Artagnan (interpretato da un Pierfrancesco Favino strepitoso e meticoloso anche qui), tre attori molto navigati. Tre attori che in questo contesto potrebbero portarle via la scena per i vari caratteri molto divertenti e che strizzano da subito l’occhio al pubblico in modo plateale. Anna non ha un personaggio facile nel film Tutti per 1-1 per tutti , perché deve rimanere fredda, distante, ligia alla monarchia, dura, ‘vera’ rispetto alle altre figure del film che possono invece ‘sbizzarrirsi’ ed infrangere continuamente le regole, storpiare le parole, giocare col trucco, muoversi in maniera irregolare.

Lei è un ritratto reale (nel senso anche di ‘regale’) all’interno di un quadro abitato da caricature. Brava Anna, chapeau. ‘Les jeux sont faits’.

Sequenza Clou

La scena è quella in cui Enrichetta d’Inghilterra (Anna Ferzetti) dà il benservito ai ‘vecchi’ moschettieri.

Anna in questo momento fa stare a bocca aperta gli auditori (i tre moschettieri, ma anche il pubblico a casa) per quello che dice ma anche per come lo dice. I ‘vecchi’ moschettieri appunto che lei qui ‘manda in pensione’, sembrano ammutoliti dal suo fascino, dalle sue movenze decise, dalla sua alterigia, dal suo sguardo fiero e disarmante che li fa sentire piccoli (appunto ‘vecchi’) e li ‘sgretola’ piano piano: con scatto felino ed abile mossa, colpirà tutti e tre ( verso tratto dalla sigla del cartone animato Lady Oscar, mia reminescenza infantile che ben si confà ai richiami espliciti di Giovanni Veronesi ai suoi giochi da bambino per tutta la durata del film).

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