fbpx
Connect with us

Netflix SerieTv

BRIDGERTON: la serie Netflix in costume firmata Shonda Rhimes

Disponibile dal 25 dicembre su Netflix, Bridgerton è la nuova serie nata tra le fila di Shondaland, che approda così allo stile Regency e all'alta società della Londra ottocentesca.

Publicato

il

Il 25 dicembre 2020 è sbarcato su Netflix Bridgerton. Come un vero e proprio regalo di Natale, la serie statunitense, tratta dall’omonima saga letteraria di Julia Quinn, si preannuncia già l’evento della stagione ormai agli sgoccioli.

1813, Grosvenor Square. Lady Whistledown (alla quale presta la voce fuori campo niente meno che Julie Andrews) dà il via alla stagione mondana, tra balli, scandali e scommesse su chi finirà insieme e chi invece resterà a bocca asciutta. Nel quartiere bene di Londra vivono due famiglie dirimpettaie, che rispondono ai nomi di Bridgerton e Featherington, entrambe alle prese con la presentazione in società delle figlie femmine.

BRIDGERTON

A dare lustro al progetto è Shonda Rhimes, produttrice il cui nome è legato a fenomeni televisivi quali Grey’s Anatomy, Scandal e Le regole del delitto perfetto. Giunta probabilmente a un punto di arrivo da manuale.

Sei una Bridgerton, non c’è niente che tu non possa fare. – Lady Bridgerton

Bridgerton | L’ottocento come fonte inesauribile di materiale

L’ambientazione ottocentesca somiglia a un gigantesco magazzino nel quale pescare svariati argomenti. Il tema amoroso è un po’ il fil rouge delle storie, i cui fili si uniscono in più punti, facendo sì che ne venga fuori un quadro pieno di sfaccettature e sfumature.

I romanzi forniscono una base ricchissima. La mente creativa della Rhimes e dei suoi collaboratori fa il resto. Il risultato è una una serie sentimentale in costume, in classico stile Regency, impeccabilmente modellata affinché possa catturare il maggior numero di spettatori possibile.

BRIDGERTON

I protagonisti alle prese con regole e sentimenti

Al di là delle (inevitabili) differenze tra il lavoro della Quinn e quello del creatore Chris Van Dusen, Bridgerton mette in scena figure composite e interessanti.

A partire dalla famiglia protagonista, i Bridgerton appunto: quattro fratelli e quattro sorelle, ciascuno con le proprie personalità da gestire, in un mondo come quello dell’alta società londinese.

Tu segui il cuore, io nutro la mente. – Eloise

Qui vigono determinate regole, dalla necessità di trovarsi marito entro i primi anni dal debutto per una giovane donna a quella di uomini facoltosi di avere un erede maschio a cui lasciare titoli nobiliari e possedimenti terrieri.

Chiaramente nel mezzo si muovono le questioni umane. Il sentimento che fa perdere i battiti può assumere forme differenti, ma non sempre è possibile seguire il proprio cuore. Lo sa bene Anthony (Jonathan Bailey), il primogenito, alle prese con una relazione alquanto libertina con Siena (Sabrina Bartlett), soprano dell’Opera. Ma il discorso vale anche per Daphne (Phoebe Dynevor), innamoratasi suo malgrado di un uomo che non potrà (?) darle ciò che ha sempre sognato, ossia dei figli. BRIDGERTON

Anche in famiglia si combatte “la guerra dei sessi”

La famiglia è anch’essa uno snodo cruciale del racconto. Dal modo in cui vengono delineati i rapporti dei personaggi con i loro cari si possono ricavare informazioni importanti e preziose. Non solo ai fini del riconoscimento dell’identità, quanto nell’ottica di ciò che va via via componendosi nel corso degli episodi.

Tra i numerosi spunti di riflessione, particolare rilevanza viene affidata al confronto tra i sessi.

Avere un viso carino e una chioma fluente non sono traguardi. – Eloise

In un’epoca durante la quale le donne servivano per lo più a procreare o a fare da soprammobili, figure come Lady Whistledown ed Eloise (Claudia Jessie) rappresentano una sfida all’intero sistema. E non a caso fa pensare alla mente le grandi eroine tratteggiate da Jane Austen o la Jo March di Piccole Donne.

Ma anche Siena, la cantante di cui è invaghito Anthony, che considera quali siano le sue possibilità per rendersi indipendente e prendere il comando della propria vita. Traguardi e talenti per il gentil sesso sembrano solo delle chimere.

Ed è qui che ci mette lo zampino la Rhimes, prendendo sempre ispirazione dalle opere letterarie e portando le sue donne decisamente a un altro livello.

Bridgerton | Lo zampino di Shonda Rhimes

Dopo aver quindi affrancato gli afroamericani dalla reale condizione in cui vertevano in quel periodo storico, rendendoli nobili di vario lignaggio – dal Duca di Hastings (Regé-Jean Page) alla Regina Charlotte (Golda Rosheuvel) – dà modo di esprimersi a esemplari di coraggio, intraprendenza, determinazione.

Ogni tanto, sparse nel contesto principale, si trovano tracce di critica alla società. Non esclusivamente a quella del passato, che diviene una sorta di cartina tornasole per la presente.

BRIDGERTON

Più una lady è luminosa, più in fretta può bruciare. – Lady Whistledown

Una lode a parte la merita il reparto dei costumi, a cura di John Glaser e John Norster, opere d’arte che donano caratterizzazione e colore alla scena.

*Salve sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

BRIDGERTON