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Alice nella città

#AliceNellaCittà NADIA BUTTERFLY di Pascal Plante: la metafora dello sport convince

Presentato in concorso ad Alice nella Città, Nadia, Butterfly di Pascal Plante è una delle migliori proposte della kermesse capitolina, presa in prestito dalla selezione del Festival di Cannes 2020.

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Presentato in concorso ad Alice nella Città 2020, dopo essere stato selezionato nella Selezione Ufficiale del Festival di CannesNadia, Butterfly è la storia di una giovane campionessa olimpica (la bravissima Katerine Savard), in procinto di lasciare il mondo dello sport professionistico.

Usando la metafora sportiva per sollevare riflessioni importanti e delicate, circa un preciso contesto ma anche sul percorso compiuto da questa ragazza, la pellicola appare centratissima ed emozionante.

Dietro la macchina da presa, il regista canadese Pascal Plante si muove forte della sua pregressa esperienza nel nuoto professionistico, riuscendo a sfruttare al massimo tutte le sue conoscenze e le sensazioni in lui lasciate da quel periodo.

Nadia, Butterfly: un ritratto semplice ed efficace

Nadia, Butterfly ritrae quindi un mondo fatto di competitività, rinunce, fatica, sofferenze, ma anche soddisfazioni, legami, insegnamenti. La protagonista è chiaramente il tramite attraverso cui lo spettatore vi entra e lo esplora. In un momento di passaggio così cruciale come quello che sta vivendo Nadia, ogni emozione risulta esaltata.

Il film rende alla perfezione, in maniera diretta ed efficace, il mood del racconto. Si viene catapultati tra sessioni di allenamento snervanti, gare dal livello di stress altissimo, feste a base di alcol e droghe, attività stampa durante le quali è difficile nascondersi.

Il suo intero mondo sta per cambiare, una volta per tutte. Trovarsi davanti a una simile situazione, alla soglia dei vent’anni, non è cosa da poco. E la protagonista se ne rende ben presto conto, ma la decisione è frutto di considerazioni personali ed attente riflessioni. Il dubbio è chiaramente sempre lì, a minarle tutte.

Le varie fasi del percorso

La pellicola si occupa così di esplorare le varie fasi attraversate da Nadia. Dalla determinazione alla resa, dallo sconforto alla necessità di “sballo”. In fondo è solo una ragazza che ha le stesse esigenze, i desideri e i bisogni delle sue coetanee. Ma non ha potuto viverli alla stessa maniera proprio perché ha intrapreso un’altra strada, una riservata a pochi, a coloro che possiedono un dono come il suo. Ma si sa, questi doni spesso hanno un prezzo altissimo da pagare.

Nadia è vittima consapevole di un sistema ma non lo recrimina, anzi ne riconosce il merito di averla resa ciò che è. Va fiera delle sue vittorie, delle sue capacità, ma sente arrivato il momento di cambiare, di tornare a essere una studentessa e dedicarsi a qualcosa di diverso. Per quanta paura faccia.

La gamma di emozioni

Quando davanti a lei percepisce solo un baratro senza fondo, perde ogni controllo – così fondamentale nel suo sport e nella sua carriera – e diventa un’altra. O forse è semplicemente il rovescio della medaglia. La gamma di emozioni provate spazia da un estremo all’altro, passando anche per il risentimento, la rabbia, il dispiacere, il pentimento.

Fondamentale in tal senso è l’amicizia con la compagna, più grande ed esperta di lei sebbene meno dotata, Marie-Pierre (Ariane Mainville), attraverso la quale riesce a elaborare e metabolizzare.

Nadia, Butterfly è un’opera potente, interessante, stratificata. Sostenuto e arricchito da performance sopra la media, da una splendida colonna sonora e da una sceneggiatura senza sbavature, il film è sicuramente una delle più belle sorprese di questa edizione di Alice nella Città.

*Salve sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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  • Anno: 2020
  • Durata: 107'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: Pascal Plante