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La statua di Roberto Benigni imbrattata, Sgarbi e lo scultore

La statua di Benigni imbrattata, Sgarbi e lo scultore: potrebbe sembrare il titolo di un racconto, eppure è proprio quanto è accaduto negli ultimi giorni

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La statua di Benigni imbrattata, Sgarbi e lo scultore: detto così potrebbe sembrare il titolo di un racconto, eppure è proprio quanto è accaduto negli ultimi giorni. Dopo che la statua dedicata al regista-attore a Castiglion Fiorentino è stata imbrattata da alcuni sconosciuti, Roberto Benigni ha telefonato al creatore dell’opera, lo scultore Andrea Roggi, per sapere se i segni dell’atto vandalico erano stati rimossi.

Sebbene il danneggiamento della scultura abbia moventi ben diversi da quelli provocati recentemente alla statua di Indro Montanelli, i cui “trascorsi africani” hanno generato molta disapprovazione, Benigni ha ritenuto opportuno approfondire la questione, cercando di risolverla velocemente. Nel frattempo ha fatto capolino Vittorio Sgarbi, ormai sempre più folletto impazzito, onnipresente, che con grande ironia è apparso proprio a Castiglion Fiorentino e a ridosso della statua ha simulato un’azione di abbattimento della stessa.

Migliaia sono state le visualizzazioni della diretta sulla pagina Facebook di Sgarbi, le immagini sono quelle del laboratorio di Andrea Roggi a Manciano, dove il critico è arrivato insieme Mario Agnelli: “Devi dichiarare pubblicamente – ha detto Sgarbi ironico al sindaco – che fai rimuovere quella statua e al posto ne metti una mia. Benigni è un artista vivente ma defunto, mentre io potrei morire da un momento all’altro“.

Effettivamente, Roberto Benigni è da tempo che non ha più guizzi interessanti. Dopo l’Oscar per La vita è bella, film sul cui valore si può senz’altro discutere, il comico toscano ha perso smalto, laddove ha smarrito quella brillante verve del passato che lo distingueva e che costituiva la forza del suo umorismo. Ora, tra una Lectura Dantis e qualche apparizione, l’attore sembra essersi voluto normalizzare in nome di un “politicamente corretto” che lo ha, in un certo senso, fagocitato. Lo preferivamo nei panni di Mario Cioni, ai tempi di Berlinguer, ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, quando era dissacrante, imprevedibile, divertente davvero.

Luca Biscontini

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