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PANORAMA

Esiste il cinema australiano? Diamo uno sguardo ai film da vedere

La settima arte trova nel continente australiano una delle sue più proficue e accattivanti fonti di ispirazione, dalla quale provengono capolavori e cult della storia del cinema.

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Mr. Crocodile Dundee

La storia del cinema australiano ha origine nel lontano 1906, quando vide la luce il primo lungometraggio, The Story of the Kelly Gang, per la regia di Charles Tait.

Sebbene ad oggi non si abbia particolare traccia del film, che pare sia stato un successo all’epoca, la settima arte trovò così un nuovo continente da esplorare e sfruttare.

Il cinema australiano attraverso la figura di Ned Kelly

Non a caso da quel momento le vicende del celebre fuorilegge australiano sono state spesso al centro di pellicole più o meno riuscite, ultima in ordine cronologico True History of the Kelly Gang (2019) di Justin Kurzel.

Il cineasta originario di Gawler, noto per aver diretto Assassin’s Creed e Macbeth (entrambi con Michael Fassbender), ha realizzato un’opera tra le più suggestive e potenti dedicate al personaggio, mostrata alla 37esima edizione del Torino Film Festival. Protagonista indiscusso e magnetico lo stesso George Mackay di 1917.

 

True History of the Kelly Gang

Qualche anno prima anche Heath Ledger aveva prestato il volto al Ned Kelly (2003) di Gregor Jordan, affiancato da altri importanti nomi australiani quali Geoffrey Rush e Joel Edgerton.

Tornando in tema, vediamo di tracciare una linea temporale di questa corrente cinematografica, attraverso le opere di maggior impatto e i rappresentanti più conosciuti nell’ambiente.

L’Australia vive alti e bassi nel mondo del cinema

Durante le prime decadi del Novecento, l’Australia si rivelò uno dei paesi più prolifici dal punto di vista produttivo, con quasi 90 film realizzati tra il 1910 e il 1912. Qualche anno dopo cominciò però una fase di stallo, per vari motivi, tra cui anche l’entrata in guerra.

La ripresa negli anni Trenta si deve allo strenuo impegno di un paio di case di produzioni, che, rifacendosi al modello hollywoodiano, hanno rimesso in piedi un’industria piena di potenzialità come quella cinematografica.

In the wake of the Bounty

Del 1933 è infatti In the Wake of the Bounty di Charles Chauvel, con l’intramontabile Errol Flynn protagonista – dalla medesima vicenda era stato già tratto un film muto nel 1916, andato perso, e ne seguiranno molti altri, nessun dei quali di origine australiana.

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, arriverà anche la prima statuetta al cortometraggio documentario del 1942, Kokoda Front Line!, diretto da Ken G. Hall, figura cruciale per il cinema australiano.

Weir, Miller, Luhrmann. La new wave del cinema australiano

Allo stesso modo lo è Peter Weir, tanto per citarne uno, che con le sue opere ha concretamente arricchito la new wave del cinema australiano, inaugurata verso la metà del 1960 e che darà i suoi massimi frutti dagli anni Settanta in poi.

Picnic ad Hanging Rock

Picnic ad Hanging Rock, Gli anni spezzati, Un anno vissuto pericolosamente, Witness – Il testimone, L’attimo fuggente, The Truman Show. Esempi di una cinematografia piena di spunti, di suggestioni, capace di spaziare da un genere a un altro, mantenendo sempre alte le qualità narrativa e stilistica. Anche per questo Weir è uno dei massimi esponenti di questa corrente.

Non è da meno il George Miller regista di cult come la quadrilogia di Mad Max, ma anche di prodotti per i più piccoli quali Babe e Happy Feet, grandi successi al botteghino. Senza dimenticare le incursioni tra l’horror e la commedia con Le streghe di Eastwick e l’omaggio alla serie Ai confini della realtà, e quella nel dramma con L’olio di Lorenzo.

Mad Max

Meno variegata è invece la filmografia di Baz Luhrmann, prettamente incentrata sulle grandi storie d’amore e dallo scheletro musicale importante. Ballroom – Gara di ballo e Moulin Rouge! ne sono l’esempio più lampante, ma persino ne Il grande Gatsby la colonna sonora assume un ruolo imprescindibile.

Lo sfarzo, i colori, l’energia sprigionati dalle pellicole di Luhrmann rappresentano non solo un unicum nel panorama, quanto piuttosto un modello di riferimento per molti altri artisti.

Priscila, la regina del deserto e i cult degli anni Ottanta-Novanta

Per restare in tema musical, tra i numerosi titoli qui citati, non possiamo tralasciare Priscilla, la regina del deserto (1994), scritto e diretto da Stephan Elliott: Terence Stamp, Hugo Weaving e Guy Pearce sono gli splendidi interpreti di questo on the road in chiave LGBT, presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard e vincitore del Premio Oscar per i migliori costumi.

Priscilla, la regina del deserto

Altri tasselli fondamentali e rappresentativi del cinema australiano tra gli anni Ottanta e i Novanta sono Mr. Crocodile Dundee il franchise creato da Paul Hogan si compone di tre capitoli – Skinheads di Geoffrey Wright sul fenomeno del razzismo e dell’intolleranza, Le nozze di Muriel di P.J. Hogan.

Da questi esempi e dai riconoscimenti ottenuti da ciascuno di essi, è evidente come l’Australia attraverso il cinema esibisca tutta una serie di tematiche importanti, legate all’attualità e dotate di una complessità intrinseca.

Il nuovo millennio con Wolf Creek e Japanese Story

A dimostrazione di tale discorso elenchiamo aanche Japanese Story (2003) e Wolf Creek (2005) a inaugurare il nuovo millennio, anticipati di poco da Lantana e La generazione rubata di Phillip Noyce (altro celebre esponente della corrente).

Tra crisi di identità, avventure di formazione, storie vere di un paese popolato da aborigeni e con un passato da colonia britannica, adattamenti da romanzi e piece teatrali. Ce ne è davvero per tutti i gusti e per ogni occasione.

Wolf creek

Costanti di questa cinematografia sono gli ampi spazi, scenari che fanno da contenitore ma spesso anche da contenuto aggiuntivo alle vicende, figure umane portatrici di determinati valori messe alla prova dalla casualità e dalla drammaticità dell’esistenza, una forte consapevolezza identitaria.

Australia da Festival

Concludiamo infine con alcune più recenti e interessanti produzioni, quali Animal Kingdom di David Michôd (regista anche di The King, disponibile su Netflix), The Dressmaker con uno dei fratelli Hemsworth, ormai vera e propria bandiera del continente, e il sorprendente These Final Hours nel genere catastrofico.

The Dressmaker

Per chi volesse poi tentare un assaggio di Australia da festival proponiamo due pellicole presentate alla Mostra del Cinema di Venezia: Tanna, Premio del Pubblico alla Settimana della Critica e candidato agli Oscar come miglior film straniero, e Babyteeth di Shannon Murphy, al suo debutto alla regia, in concorso nella Selezione Ufficiale.

*Salve sono Sabrina Colangeli, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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