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PANORAMA

Dieci film cinesi da vedere prima di morire

Un selezionatissimo mini elenco a cura di Taxidrivers dei dieci film cinesi da vedere per conoscere la Cina, la cinematografia cinese e il linguaggio della Terra di Mezzo

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Film cinesi da vedere

Adesso che la Cina è sulla bocca di tutti, ti sei accorto di non conoscere nulla del suo cinema?

Ecco una mini selezione dei Dieci Film Cinesi da vedere assolutamente. Oppure, la perfetta mini selezione con cui iniziare a capirci qualcosa. Oppure, una mini pillola per essere sicuro di averne visto abbastanza e non cascarci più.

Una volta per tutte: se parli con un cinese, forse ti racconterà che Ang Lee è un famoso regista cinese. Ma se vogliamo essere precisi, e qui lo saremo, Ang Lee non è “cinese”. Ang Lee, prima di mutare completamente sembianze e diventare un cineasta americanante, è un regista “taiwanese”. Che in termini assolutamente non politici, ma puramente critico-cinematografici, fa una bella differenza. Così come non si può includere, che ne so, l’amatissimo Wong Kar-Wai. No, non è cinese, è di Hong Kong, che sebbene sia un posto microscopico, ha una storia cinematografica tra le più ricche d’Asia.

Perché questa distinzione così ferrea se poi allo stesso governo di Pechino piace considerare tutti come una grande famiglia?

Prima di tutto, parliamo di storia e politica diverse, e anche di un percorso di formazione delle maestranze diverso: tutto ciò ha condotto chiaramente a menti pensanti in modo diverso. Quale esempio più calzante della straordinaria cultura wuxia di Hong Kong, in cui cresce Bruce Lee, quando contemporaneamente in Cina gli studenti si ammazzavano a bastonate durante la Rivoluzione Culturale. Di certo in quegli anni non si studiava cinema, né si “creava” cinema, vittime com’erano di un regime strettamente controllato.

Perciò se anche in anni recenti l’apertura culturale della Cina verso il mondo esterno, ma soprattutto l’apertura delle casse in favore del cinema, ha favorito una certa uniformizzazione dei contenuti, il cinema cinese, prettamente cinese, è quello della Cina continentale.

Ecco quindi che questi consigli mirano a favorire la coscienza, assaggiando registi di diverse “generazioni”; come piace ai cinesi dividerli in base all’esperienza. Nessun regista si ripeterà, uno spazio a ciascuno. Senza soffermarsi sulle questioni legate alla censura o alla libertà di un film rispetto ad un altro.

Questi sono quelli che ci piacciono, e sono un buon inizio (o una buona fine, come si diceva, se non c’è feeling).

Addio mia concubina – Chen Kaige – 1993

Drammatico

Storia d’amore triangolare che finisce come potrebbe finire solo un film cinese. Una straordinaria Gong Li, che ritornerà anche a seguire nell’elenco. Chen Kaige è riuscito a concentrare la storia saliente della Cina in questo drammone molto intenso, sia emotivamente che in termini di tempo. I confini tra palcoscenico e vita reale si fondono per raccontare le vicende alterne dei due attori Xiaolu e Dieyi, tra cui scorre l’amore narrativo del melodramma che interpretano e un complicato rapporto nella vita reale.

Il linguaggio di Chen Kaige è a mezza via con la cinematografia occidentale e quindi rende meno ostica la digestione del periodo storico in cui i due protagonisti vivono (e sopravvivono).

Addio mia concubina

Vivere! – Zhang Yimou – 1994

Drammatico

Il plot della storia d’amore che attraversa spazio e tempo è una garanzia delle produzioni cinesi. Questo film del “primo” Zhang Yimou, quando ancora azzardava un cinema del pensiero e non solo dello spettacolo, è un altro profondo approccio, uno sguardo molto concentrato sulla storia sofferta della Cina contemporanea.

Ritroviamo Gong Li, musa intramontabile, che qui interpreta la moglie scaricata da un vizioso del gioco. Il marito si riconcilierà con la donna e i figli, sopravvivendo nella povertà alle guerre, ai regimi, ai governi alterni e assurdi.

C’è chi lo considera uno degli ultimi film del “vero” Zhang Yimou, prima che chinasse il capo all’establishment governativo. Tutto ciò che ne segue, sono prodotti anche più maturi narrativamente, ma via via sempre più calcolati. Dai tempi di Vivere!, Zhang Yimou ha senz’altro appreso gli strumenti della spettacolarizzazione e fatto del lavoro con gli attori, uno dei suoi più efficaci cavalli di battaglia. È senza ombra di dubbio, il regista simbolo della cinematografia cinese agli occhi di gran parte del pubblico.

Vivere film cinese

Devils on the doorstep – Jiang Wen – 2000

Commedia nera

Bianco e nero ambientato durante il conflitto con il Giappone: il regista stesso interpreta il protagonista che diventa secondino di due prigionieri, un giapponese e un collaboratore cinese che fa da interprete. Il film ruota intorno alla possibilità che questo nemico venga ucciso, ma tra le distorsioni dell’interprete e alcuni colpi di sfortuna, si innesca il grottesco. La storia si dipana e non finisce benissimo per il villaggio e i suoi abitanti che hanno tenuto in vita il nemico.

Se da una parte si ride alle lacrime, dall’altra la scena del massacro disegnata dal regista Jiang Wen (un volto noto più come attore, specialmente dopo Rogue One), è quanto di più crudo il cinema di guerra cinese abbia mai offerto. Non è la sola opera memorabile di questo autore, che ha esordito in scena, giusto per tessere la rete, proprio al fianco di Gong Li nel memorabile Sorgo Rosso di Zhang Yimou. Ma è certamente l’opera più speciale, che ha passato qualche festival (Premio della Giuria a Cannes) e poi in patria non l’hanno voluta: ed è costata un soffertissimo fermo di 7 anni al regista.

Storia di routine cinematografica cinese.

Film cinesi da vedere

Still life – Jia Zhangke – 2006

Drammatico

Una delle più imponenti opere idrauliche al mondo, la Diga delle Tre Gole, sta per essere ultimata. Questo sconvolgerà la vita di molti, tra cui i due protagonisti del film di Jia Zhangke, i quali ritornano nel luogo originario del loro villaggio, ora sommerso dalle acque raccolte dalla diga. Entrambi sono lì in cerca dei loro partner, perché la vita li ha portati a separarsi.

Il senso di sospensione del film è folgorante e la lentezza, l’impaccio, il senso di inadeguatezza e di scomodità sono ugualmente presenti e mescolati: sono tutte emozioni con cui si convive di frequente nel cinema cinese. E non poteva esistere una lista selezionata senza questo regista, così prolifico, che andrà poi declinando questa scomodità nel vivere, in forme più violente, nei prodotti successivi (tra cui Il tocco del peccato).

Still life film

Il matrimonio di Tuya – Wang Quan’An – 2006

Romantico 

Questa pellicola geniale è meno conosciuta ma è, dal mio canto, ciò che meglio rappresenta la Cina. Prima di tutto perché, appunto, meno conosciuta. In secondo luogo perché i personaggi sono creati con un mix di ironia e disperazione, di verosimiglianza e assurdità. Questo dosaggio di elementi diversi, quando ben orchestrato, ha raggiunto forme eccelse nel cinema della lentezza cinese.

Tuya è una donna della Mongolia Interna, lavoratrice instancabile, che si prende cura del suo marito disabile, mentre altri pretendenti attendono che lo stesso si levi di torno. Ma la sua radicata lealtà, le farà scegliere un matrimonio insolitamente triangolato, dove il nuovo partito è invitato a prendersi cura di lei e del marito uscente.

Il matrimonio di Tuya – Wang Quan’An – 2006

Fly with the crane – Li Ruijun – 2012

Drammatico

Ma e Cao hanno fabbricato bare di legno tutta la vita, per accompagnare i defunti nel sonno eterno. Ad un certo punto, il Governo decide che, basta sepoltura, i Cinesi sono tutti da cremare. Mentre Cao se ne esce di scena e segretamente si fa seppellire, Ma vuole sfuggire alla possibilità di diventare polvere al vento. Vuole anche lui, dalla terra, volare lontano con la bianca gru. I nipoti lo aiuteranno ad inseguire e realizzare questo sogno romantico.

Fly with the crane è uno dei più teneri film cinesi mai realizzati, con un dialogo di una delicatezza pura. Il rapporto generazionale nonno-nipoti mostra la somiglianza dei sogni quando la vita è in fiore, e quando invece va sfiorendo. Non banale ma semplice e diretto.

I personaggi di Li Ruijun sono onestamente ingenui: vivono la realtà del piccolo villaggio di quella provincia cinese sconosciuta, lontana dalla frenesia della modernità. Non per niente, sono i parenti stessi del regista.

Sono neanche troppo segretamente innamorata di questo film, tratto da un romanzo di Su Tong, e dipinto di colori vividi e bambinerie all’aria aperta.

film cinesi da vedere

Fuochi d’artificio in pieno giorno – Diao Yi’Nan – 2014

Thriller, noir

Un dark d’autore, e lo dichiara già nel titolo. La storia si svolge nella provincia dello Heilongjiang, dove fa freddissimo e tutto il sistema si regge ancora oggi sull’industria del carbone. La polvere nera fatica a risparmiare i cuori limpidi, e tutti si imbruttiscono un po’.

Una serie di omicidi dalle dinamiche note, spinge un ex-poliziotto e il suo partner a continuare le indagini. Il mistero ruota attorno ad una donna e condurrà allo sgretolamento delle loro vite.

Diao Yinan è un regista che dipinge una società ai margini (anche geografici) della Cina, la cosiddetta jianghu; i suoi personaggi sono prossimi alla follia, con pendenze surreali, perché la realtà li spinge verso il disturbo. Con i malviventi e i brutti si trova a suo agio, e pure nel linguaggio noir (a tal proposito, è in linea la sua opera seguente Il lago delle Oche Selvatiche).

Fuochi d'artificio in pieno giorno – Diao Yi’Nan – 2014

Paths of the soul – Zhang Yang – 2015

Drammatico

Mozzafiato e toccante, Paths of the soul è una pellicola di alta cinematografia. Si parte dal presupposto che il regista ha documentato una tra le più grandi imprese di fede, che tra l’altro si ripete ciclicamente, del popolo tibetano. Ovvero il pellegrinaggio di 1200 km fino al tempio Johkang di Lasha. Seguendo una famiglia in cammino, Zhang Yang ci svela la devozione, l’audacia, la caparbietà, intrinseche nel cammino che come richiede la tradizione, avviene per prostrazioni successive. Si cammina e ci si stende al suolo, per chilometri e chilometri. Nel frattempo, anche nel pieno di questa impresa, la vita va avanti.

Se si è disposti a muoversi al ritmo imposto dal regista, il film è una continua sorpresa. C’è un occhio un po’ zavattiniano che osserva, e genuinamente ammira, questa umanità al passo con lo spirito e l’anima. 

Paths of the soul – Zhang Yang – 2015

I am not Madame Bovary – Feng Xaogang – 2016

Commedia amara

Film corale che sfoggia anche una certa cura dell’immagine. La Madame Bovary che il navigato Feng Xiaogang ha voluto è Fan Bingbing, che qui è la malcapitata gabbata dal marito. Lui le ha proposto un divorzio strategico per poter acquistare la seconda casa, ma poi se la dà veramente a gambe con un’altra. E lei, chiaramente non ci sta. Perciò si invischia nella burocrazia cinese nel tentativo di far valere i suoi diritti.

È un film spassoso che, ridendo a denti stretti, ci lascia un’immagine molto conflittuale della condizione femminile in Cina. Anche il film successivo di Xiaogang, Youth, sebbene molto più buonista, si è preso a cuore i personaggi al femminile: smettono di essere edulcorati e sempre necessariamente innamorati, e vengono finalmente calati nella realtà di sacrifici che è sempre stata la società cinese. 

I am not Madame Bovary – Feng Xaogang – 2016

Angels wear white – Vivian Qu – 2017

Drammatico

Angels wear white è decisamente una delle più straordinarie pellicole degli ultimi anni. È un film coraggioso sotto tutti i punti vista: prima di tutto perché la regista, Vivian Qu, è donna. E poi perché si tratta, per la prima volta probabilmente nella cinematografia della Grande Cina, di pedofilia. Apertamente e con senso critico.

Mia lavora alla reception di un piccolo hotel. Una notte è testimone indiretta delle violenze subite da due dodicenni da parte di un uomo, ricco ed influente a livello locale. Registra tutto col cellulare e per lungo tempo è torturata tra omertà e senso civico.

Xiaowen, una delle due ragazzine, è quella la cui famiglia non accetta il denaro per cancellare il dramma; ma la sua esistenza è distrutta. La battaglia disperata del padre, povero e socialmente ininfluente, soffocherà nelle maglie strette di potere della moderna gerarchia

Angels wear white – Vivian Qu – 2017