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IL GENERALE DELLA ROVERE di Carlo Carlei arriva su Raiplay

La fiction, della durata di 200 minuti, divisa in due episodi, è stata prodotta dalla Rai Fiction - Rizzoli.

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Il generale della Rovere di Carlo Carlei

Nell’autunno del 2011 è andata in onda su Rai 1 una miniserie dal roboante titolo Il generale della Rovere, diretta da Carlo Carlei, oggi disponibile su RaiPlay.

IL GENERALE DELLA ROVERE: UN OMAGGIO A INDRO MONTANELLI

Da più parti, il prodotto della Rai è stato considerato un vero remake de Il generale della Rovere, il capolavoro del 1959 diretto da Roberto Rossellini e interpretato da Vittorio De Sica e ciò ha suscitato non poche polemiche, ancora prima della messa in onda. Ma i produttori e il regista sembrano abbiano messo le mani avanti sin dall’inizio, dichiarando che il loro prodotto non era un un remake del maestro Rossellini, piuttosto un omaggio a Indro Montanelli, ideatore del soggetto.

LA TRAMA

La storia della fiction è ambientata nel 1944 e ha come protagonista Giovanni Bertone (Pierfrancesco Favino), ex colonnello ora truffatore che estorce i soldi alle famiglie dei prigionieri nazifascisti, promettendogli di far ritornare a casa i loro cari. La storia prosegue raccontando la morte del generale badogliano Fortebraccio Della Rovere, capo della resistenza.

Il colonnello Muller (Hristo Shopov), per attirare in trappola i partigiani, arresta Giovanni Bertone, spacciandolo per il Generale della Rovere, promettendo di liberarlo solo se lo avesse aiutato a scoprire i nomi dei capi della resistenza. In prigione Bertone viene visto con ammirazione dagli altri detenuti, che lo credono il vero Della Rovere. Il falso generale conosce Bacchelli (Andrea Tidona), detenuto che è in contatto con la resistenza e impegnato a progettare una fuga di massa e mettere in contatto Della Rovere con Fabrizio (Matt Patresi), capo partigiano. Arriva il giorno dell’evasione e tutti i detenuti, compreso Bertone, scappano dalle latrine e si rifugiano in un casolare abbandonato, nel quale aspettano l’arrivo dei partigiani, ma vengono scoperti dai soldati tedeschi e riportati in carcere. Dopo la morte di Bacchelli, Bertone inizia a credere realmente nella Resistenza. Il colonnello Muller per persuadere Berton, usa Olga (Raffaella Rea) e la piccola Ada (Valentina Elaine Kamenov). Ma Bertone ormai non vuole collaborare più con i nazisti e finisce fucilato con il resto dei detenuti.

IL RIFIUTO DI CRISTIAN DE SICA

La fiction diretta da Carlo Carlei, tutto sommato, tratta lo stesso materiale narrativo affrontato da Roberto Rossellini nel 1959, ma è ovvio che le modalità con cui ciò avviene sono diverse; lo stesso Pierfrancesco Favino ritiene il confronto con il grande De Sica impossibile, essendo quest’ultimo un grande del cinema mondiale. Ma l’attore, che da pochi giorni ha vinto il Premio Volonté, ammette anche che Vittorio De Sica fa parte del suo bagaglio culturale ed è impossibile prescindere da un’icona come lui, che ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico.

L’INTERPRETAZIONE

È proprio l’interpretazione di Favino una delle cose più riuscite nella fiction prodotta dalla Rai; a parte però le sequenze iniziali, quando prova a scimmiottare Vittorio De Sica. Senz’altro, l’intenzione dell’attore era quella di omaggiare il maestro del Neorealismo, ma il risultato in quei momenti è piuttosto discutibile. Fortunatamente andando avanti, Favino sembra liberarsi del peso ingombrante di De Sica e la sua interpretazione appare molto più fluida.

Impacciata, invece, risulta la recitazione di Alexandra Dinu, nel ruolo di Valeria. A differenza di Giovanna Ralli, che interpretò lo stesso ruolo nel film di Roberto Rossellini, la bellissima Dinu appare, purtroppo, in difficoltà e sembra indecisa nel suo ruolo. Il suo personaggio se nelle sequenze iniziali appare completamente affascinato da Giovanni Bertone successivamente si mostra freddo nei confronti del truffatore. L’interpretazione della Dinu è molto lontana da quella della Ralli, che in poche battute riuscì a trasmettere la disillusione del suo personaggio, ingannato da un uomo egoista e senza scrupoli. Migliore la prestazione di Raffaella Rea nel ruolo di Olga, che cinquant’anni prima fu interpretato da Sandra Milo. Da dimenticare sono le performance degli attori nel ruolo degli ufficiali nazisti. Yulian Vergov, nel ruolo del tenete Franz, appare meccanico e la sua cattiveria risulta come un’operazione fine a se stessa, aggiungendo poco, o nulla, alla storia narrata.

Il ruolo del colonnello Muller è interpretato da Hristo Shopov, il quale non riesce a trasmettere allo spettatore il suo conflitto interiore nei confronti della tortura.

LA REGIA DI CARLO CARLEI

Il generale della Rovere

In ogni modo, Il generale della Rovere prodotto dalla Rai, può raggiungere la sufficienza, se si tralascia il giudizio sui costumi, la vera nota dolente della miniserie. La regia di Carlo Carlei è apprezzabile in molti punti, specie nei momenti più drammatici. Piacevole, appaiono i movimenti di macchina e i giochi di luce nella sequenza della corsa clandestina dei cavalli, oppure quelle relative alla vita di Bertone e degli altri detenuti in carcere.

 

Manuel De Sica, figlio di Vittorio, ha mosso, attraverso la stampa, un vero e proprio j’accuse nei confronti dei produttori della fiction. Il compositore musicale, che ha curato anche il restauro di alcuni film del padre, si dichiara contro ad ogni operazione di remake, che denunciano, secondo lui, povertà d’ispirazione, mancanza di talento, di originalità e di creatività.

Il figlio maggiore di De Sica ha senz’altro ragione. Infatti, mentre all’estero, specie in America, le serie tv acquistano sempre di più valore artistico, in Italia, tranne qualche eccezione, queste vengono prodotte esclusivamente per un mercato di consumo e per un pubblico poco avvezzo al linguaggio cinematografico.

I maggiori difetti de Il generale della Rovere diretta da Carlo Carlei sono tutti riconducibili alla sceneggiatura. Questa è zeppa di riferimenti al grande capolavoro di Rossellini, che cozzano con il registro melodrammatico scelto da Carlei e si suppone imposto dalla produzione. Sono proprio gli elementi melodrammatici che hanno sicuramente la funzione di attirare il pubblico televisivo ad allontanare questo prodotto da ogni intenzione artistica, rendendola, al massimo, un buon prodotto d’artigianato.

IL CAST

  • Pierfrancesco Favino

    Pierfrancesco Favino

    Bertone della Rovere
  • Raffaella Rea

    Raffaella Rea

    Olga
  • Andrea Tidona

    Andrea Tidona

    Bacchelli
  • Matt Patresi

    Matt Patresi

    Mario Valeri Fabrizio