Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

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Nonostante gli anni che passano e l’età che avanza,Woody Allen è sempre lì, pronto a stupirci con uno di quei suoi piccoli film che, messi in fila uno dopo l’altro dagli anni Sessanta e Settanta (dai suoi primi film come regista sono passati ormai circa 40 anni!), costituiscono oggi le perle di una collana, quella dell’incredibile carriera di questo schivo e geniale ebreo newyorchese, clarinettista per hobby, amante dei piaceri della vita ed abile narratore di storie. Certo, la comicità graffiante e trasgressiva dei film che l’hanno reso famoso (per citarne solo alcuni: Provaci ancora Sam, Amore e Guerra, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e non avete mai osato chiedere, Io e Annie, Manhattan) si è modificata nel corso di oltre un quarto di secolo (come sarebbe potuto essere altrimenti?), ma quasi sempre con risultati interessanti, prediligendo la commedia ma soffermandosi, di volta in volta, su thriller, dramma, musical, senza mai rinunciare al suo stile ironico e beffardo ed ai suoi caratteri universali (compreso il suo alter ego perennemente impaurito, indeciso, goffo e profondamente laico) alle prese con amore, gelosie, tradimenti, rivalità, lavoro, frustrazioni, nevrosi, e chi più ne ha più ne metta.

Eccoci dunque al 2010, con la ficcante commedia (si ride sì ma con un sottile senso di angoscia) Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, libera traduzione del titolo originale You will meet a tall, dark man, che richiama (in entrambe le lingue) l’espressione usata dalle chiromanti per illudere i loro avventori rispetto ad un roseo futuro in amore. Woody si diverte a ricordarci la nostra finitezza, mentre ci affanniamo a correre dietro ai più disparati obiettivi da raggiungere, con una citazione del Macbeth, letta dalla sorniona voce fuori campo nel prologo del film: “È una storia ricca di suoni e furia, priva di significato”, perché nulla (fama, fortuna, passione, sogni) dura per sempre, né può essere allontanato l’inevitabile destino dell’impermanence.

E infatti i personaggi del film, affidati ad un cast stellare, sono tutti alla ricerca di qualcosa con grande determinazione, in particolare chiedono una seconda opportunità alla vita, perché nessuno di loro è felice dove sta: Helena (Gemma Jones, attrice di teatro inglese vista al cinema come madre di Bridget Jones e in vari episodi della saga di Harry Potter), una settantenne ingenua e credulona, abbandonata dal marito per una donna più giovane, dopo un tentato suicidio, si affida all’alcool ed alla chiaroveggenza e diventa pressoché dipendente della cartomante-ciarlatana Cristal, che le predice radiose prospettive a suon di profumate parcelle. Il suo ex-marito, Alfie (un grande Anthony Hopkins qui nei panni dell’alter-ego di Allen), accortosi improvvisamente di essere vecchio, acquista un’auto sportiva, s’iscrive in palestra e cerca una donna giovane e bella, finché non incontra l’attricetta Charmaine, una squillo di lusso volgare e senza cervello, che gli fa perdere la testa fino al punto di portarla all’altare a suon di pellicce e gioielli. Sally (Naomi Watts), la figlia di Helena e Alfie, è sposata infelicemente con Roy (Josh Brolin), scrittore in crisi dopo un unico libro di successo e sostanzialmente disoccupato: lei vorrebbe un figlio, sogna una vita più agiata ed una galleria d’arte tutta sua, mentre s’innamora perdutamente del suo capo, l’affascinante e ricchissimo gallerista Greg Clemente (Antonio Banderas, ça va sans dire), già provvisto di moglie e amante; lui, Roy, è ossessionato da una bellissima ragazza indiana, Dia (Freida Pinto, la protagonista di The Millionaire), una studentessa di musica che vive nell’edificio di fronte al suo, ed inizia a farle la corte nell’attesa del responso dell’editore sul suo nuovo libro.

La storia si dipana in modo vorticoso: in una Londra luminosissima, Allen intreccia sentimenti, relazioni e destini con la consueta maestria, mentre il fato continua a fare il suo corso. Quando infatti ciascuno dei protagonisti sembra aver dato una svolta alla propria vita, e sta per varcare la tanto sospirata soglia della soluzione ai propri problemi, si accorgerà di quanto dura sia la realtà, perché  non esistono soluzioni semplici; ciascuno di loro si è rifugiato in un’illusione per andare avanti. Solo la svampita Helena sarà alla fine felice, riuscendo a trovare una sorta di anima gemella, un vedovo proprietario di una libreria dell’occulto, un tipo ‘sulle nuvole’ come lei. “Ognuno di noi – afferma Allen – trova il modo di negare le terribili, spiacevoli situazioni create dagli uomini, è così che si va avanti nella vita, negando la realtà, nutrendosi di illusioni sulla propria immortalità artistica o sulla vita nell’aldilà. Sopravvive solo chi è capace di illudersi: Helena, che è il personaggio più folle di tutti, trova la felicità perché vuole trovarla, e ciò che accomuna tutti noi è la necessità di eludere le avversità della vita”.

Caro, vecchio Woody, saranno pur constatazioni molto amare ma quanto umane.! Ti auguriamo di vivere altri cent’anni, per sfornare ancora tante opere di autentico, godibile cinema.

Elisabetta Colla

Utlima modifica: 13 Aprile, 2011



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