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La seconda stagione di Sex Education svela quanto il sesso sia ancora per molti un tabù

La seconda stagione di Sex Education è uscita su Netflix il 17 Gennaio 2020

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La serie aveva chiuso la prima con la scena della prima masturbazione di Otis e riprende il filo narrativo da quel momento.

Otis, superato il blocco che minava i suoi pensieri durante la stagione precedente, è finalmente libero di vivere la sua sessualità. Asseconda le sue erezioni, che avvengono molto più frequentemente di quanto avrebbe immaginato. In privato o in luoghi pubblici, come una semplice sala di cinema, il ragazzo confessa all’inseparabile Eric di non riuscire a fermarsi. Ma questo “traguardo” gli offre una nuova consapevolezza ed inizia a sentirsi simile a tutti i ragazzi della sua età.

Ritrovato il dialogo con il suo braccio destro, l’amata Maeve, il lavoro della Clinica stenta a decollare perché minacciato da un’epidemia di clamidia nella scuola, alimentata da una profonda ignoranza sull’educazione sessuale. Il Preside Groff si trova costretto a correre ai ripari e a introdurre nell’ambiente scolastico la Dottoressa Jean Milburn. Ostacolati dalle sedute con la Dottoressa Milburn, Otis e Maeve devono fare attenzione a non far scoprire alla donna l’attività del figlio ed Otis prova a stare lontano da sua madre, fin troppo presente nella sua vita.

Supportato da una scrittura affascinante, dove l’argomento sesso viene descritto e spiegato con naturalezza, Sex Education ci restituisce l’assoluta convinzione che ancora oggi il sesso sia un tabù. Lo dimostra il Preside Groff, la cui vita devota alla disciplina lo ha reso freddo alle emozioni, a tal punto da instillare nel figlio Adam una fragilità emotiva che lo ha trasformato in bullo, incapace di accettare le proprie emozioni. E gli adolescenti, che non hanno paura di vivere la propria sessualità, alcuni addirittura etichettati come “strani” per i diversi piaceri sessuali a cui si spingono.

Questa seconda stagione di Sex Education, sulle basi della prima, parla ancora del tabù del sesso, ma si esprime con più colore ed energia. Quelle insite negli adolescenti che, in una società sempre più frammentata, cercano di trovare normalità ed accettazione nel confronto con Otis. I personaggi, vecchi o nuovi che siano, sono approfonditi per dimostrare quanto ogni individuo, nel suo fisico e nel suo istinto, sia imprescindibilmente legato al vissuto psicologico. Lo dimostrano appieno Eric ed Otis, due amici tanto diversi quanto uguali. Eric, il ragazzo gay, fantasioso e sempre positivo, non ha paura di vivere i suoi rapporti, ma si scontra con le chiusure altrui; Otis, il ragazzo etero e geniale, sconta nelle sue relazioni una sindrome di abbandono che ostacola ogni rapporto. Perfino quello materno.

Accompagnati da una colonna sonora coinvolgente e da un’ottima scelta fotografica, i pazienti di Otis e Maeve continuano ad affacciarsi alla clinica ed il pericolo di essere scoperti si accentua per la presenza di Jean, che inizia ad insospettirsi. Intrecciati, tra casa e lavoro, il difficile rapporto tra madre e figlio è alla fine analizzato. Sentendosi da sempre troppo controllato e psicanalizzato, Otis cerca di mantenere il distacco. Determinato a non essere un paziente, stanco della donna, Otis si irrigidisce, ma lo spettatore, invece, legge la profondità del legame materno. Uniti da un abbandono, impauriti dalla vita e dalle relazioni, i due non sanno di essere l’uno la salvezza dell’altro.

Sarà essenziale una fuga nel bosco di Otis con suo padre Remi, rientrato dall’America. Convinto dell’importanza della figura paterna, Otis osserva l’uomo, scoprendo una vulnerabilità che lo ha portato via dalla sua vita. Capisce così che il suo mondo è composto solo da sua madre, e nel finale della stagione, dopo aver affrontato suo padre faccia a faccia, raggiunge una consapevolezza, lasciandosi andare alla vita.

Tutti i personaggi di Sex Education colorano la serie con le loro disavventure sessuali e psicologiche, permettendo confronti, immedesimazioni che, grazie a una scrittura ironica, inducono alla riflessione e all’accettazione di problemi che possono sembrare irrisolvibili. Una di queste disavventure però merita una nota: Aimee, la migliore amica di Maeve, un giorno sull’autobus scopre un ragazzo intento a masturbarsi addosso a lei. Sconvolta, scende dal mezzo e, una volta raggiunta la scuola, racconta l’accaduto con noncuranza a Maeve la quale trascina l’amica dalla polizia per sporgere denuncia. L’abuso subito da Aimee è ciò che ogni ragazza o donna può provare o ha provato. Il modo con cui la serie affronta il dramma della ragazza è lineare e analizzato in tutti i diversi risvolti psicologici vissuti dalla vittima. L’incredulità iniziale per quanto è accaduto, lo straniamento, l’allontanamento del pensiero, la colpevolizzazione, la sofferenza. Tutte le sfaccettature sono descritte sullo schermo con un tatto e una sincerità encomiabili, in quanto trasportano lo spettatore negli stati d’animo della vittima. Aimee, dolce e spensierata, si chiude in un turbinio di paure, incapace di farsi ascoltare dalla famiglia, ripiegandosi nel suo dolore, finché trova conforto solo in chi la può ascoltare.

Nell’episodio più bello della stagione, il settimo, Aimee ed altre compagne di scuola vengono messe in punizione, tra di loro ci sono persone che non si sopportano, altre invece sono l’una l’opposto dell’altra. Nel momento in cui la punizione raggiunge la tensione del bisticcio tra compagne, Aimee racconta a tutte il suo vissuto. Lo sconcerto generale lascia spazio all’ascolto, al confronto. La prova che la forza delle Donne è nell’ascoltare e nel saper stare l’una nei panni dell’altra, nonostante la pelle, i capelli, l’orientamento sessuale siano diversi. E il giorno successivo, Aimee torna alla fermata del suo autobus e sale, accompagnata da chi ha avuto il coraggio di ascoltare.

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