37 Torino Film Festival: Beanpole di Kantemir Balagov (Concorso)

Dopo il folgorante esordio di Tesnota, il russo Kantemir Balagov presenta al Torino Film Festival la sua opera seconda, un viaggio nel passato tra le macerie di un mondo da ricostruire

  • Anno: 2019
  • Durata: 130'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Russia
  • Regia: Kantemir Balagov

Era atteso al varco, Kantemir Balagov, dopo l’esordio di Tesnota, film sorprendente che aveva già tutte le carte in regola per fare del suo giovane autore, allievo di Sokurov, uno dei nomi di spicco del nuovo cinema russo. Spiazza e non poco, allora, che la sua seconda fatica, Beanpole, presentata in concorso al 37 Torino Film Festival, sia quanto di più distante si potesse immaginare rispetto al film precedente, tanto per temi quanto per ritmo, struttura e messa in scena.

Dal Caucaso di fine anni Novanta alla Leningrado del 1946, d’altronde, il passo non è certo breve e il regista stesso pare esserne consapevole adottando, fin da subito, una sensibilità diversa e facendosi portatore di uno sguardo più contemplativo, più sensibile e attento a quell’umanità ferita tirata fuori dalle pagine più buie della Storia.

Quasi come la Germania fotografata da Rossellini in Germania anno zero, è un mondo estremamente provato la Russia appena uscita dallo sforzo bellico, una nazione vincitrice ma i cui abitanti paiono paradossalmente sconfitti, alienati da una realtà che la guerra sembra aver spazzato via, lontani da una normalità da riconquistare a ogni costo.

È proprio questa normalità, a partire dall’idea di famiglia, che vorrebbe ritrovare per sé la giovane Masha (Vasilisa Perelygina), dopo aver scoperto, di ritorno dal fronte, di aver perso il figlio affidato tempo prima all’amica Iya (Viktoria Miroshnichenko), detta Giraffa, infermiera dolce e premurosa ma soggetta a pericolose crisi epilettiche. Un desiderio, quello di Masha, che, da quel momento, non conoscerà ostacoli né vorrà sentire ragioni, a costo di mettere in crisi il rapporto quasi simbiotico con l’amica.

È sempre una questione di legami famigliari, del resto, il cinema di Balagov, anche quando apparentemente così diverso da se stesso, anche quando pronto a spiazzare e sorprendere, adagiandosi, spesso e volentieri, su estenuanti silenzi ed estetismi esasperati.

In quel mondo di macerie (più interiori che fisiche) da ricostruire, nelle sue strade fredde e nelle sue stanze fatiscenti e sovrappopolate, è allora prima di tutto una ricerca di sé e del proprio ruolo – anche e soprattutto in rapporto con l’altro – quella che il regista mette in scena, un viaggio difficile e sofferto di cui Beanpole si fa portavoce con sorprendente maturità, confermando, al di là di qualsiasi disorientamento, la nascita, a tutti gli effetti, di un nuovo, importante autore.

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Utlima modifica: 29 Novembre, 2019



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