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Last night

«Cominciamo male al Festival di Roma. “Last night”, diretto dall’esordiente irano-americana Massy Tadjedin (nata come sceneggiatrice) è un film anacronistico, poco realistico, non necessario».

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Cominciamo male al Festival di Roma. Last night, diretto dall’esordiente irano-americana Massy Tadjedin (nata come sceneggiatrice), è un film anacronistico, poco realistico, non necessario.

Le beghe sentimentali di una coppia dell’alta borghesia statunitense sono davvero poco interessanti, e le pur buone interpretazioni dei protagonisti (Keira Knightley e Sam Worthington) non riescono a risollevare le sorti di una pellicola in cui a mancare è proprio un’idea di partenza valida.

Il postmoderno (ma meglio sarebbe dire “l’altermoderno”) ha ampiamente superato nella prassi la riflessione posta dagli sceneggiatori, che vorrebbero turbare, attraverso la messa in scena di un duplice tradimento all’interno di un rapporto (tradimento considerato inevitabile o addirittura balsamo benefico per relazioni intorpidite), spettatori ormai sin troppo smaliziati. La ‘singletudine’ non è più una iattura, ma una condizione con dignità ontologica pari a quella della coppia, o della famiglia, e la decadenza dei sentimenti rappresentata in questo film non inquieterebbe più neanche un ragazzino con i calzoni corti.

L’altro aspetto poco credibile è lo sfondo sfarzoso di una ricchezza statunitense ormai finita da un pezzo, come se il tempo si fosse fermato a vent’anni fa. Fosse stato ambientato in Cina questo lungometraggio sarebbe apparso meno fasullo.

Che aggiungere? Speriamo che la protesta del cinema italiano animi un po’ questo festival che si annuncia davvero soporifero.

Luca Biscontini

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