Festa del Cinema di Roma: Famosa di Alessandra Mortelliti (Alice nella Città)

Come sarebbe il nostro destino se il mondo che ci circonda fosse stato diverso? Il film d'esordio della regista romana Alessandra Mortelliti risponde a questa domanda attraverso un racconto di formazione in cui il protagonista, seppur non abbia ancora ben chiaro cosa vuole diventare, sa perfettamente cosa non vorrà essere.

  • Anno: 2019
  • Durata: 89'
  • Distribuzione: Palomar, La Canica Films, Rai Cinema
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Spagna
  • Regia: Alessandra Mortelliti

Nel Panorama Italia di Alice nella Città, sezione parallela della Festa del Cinema di Roma in corso in questi giorni nella Capitale, troviamo Famosa di Alessandra Mortelliti, racconto di formazione che nasce da un monologo teatrale scritto e interpretato dalla stessa regista, da cui ha sviluppato una sceneggiatura per il grande schermo insieme a Laura Pacelli.

Il protagonista, l’adolescente Rocco Fiorella (Jacopo Piroli) vive in un paesino di provincia non molto distante da Roma ma parecchio lontano dai suoi sogni: il giovane Rocco vuole ballare, è l’unico modo che ha di esprimersi in una comunità troppo piccola e troppo stretta e soprattutto troppo legata ancora a vecchi schemi maschilisti e patriarcali, dove un ragazzo deve necessariamente trovarsi una ragazza con cui farsi vedere in giro, e dove la sensibilità e la preferenza verso certe arti considerate femminili lo fanno sentire sbagliato.

Eppure Rocco non è sbagliato, così come non lo sono la sua amica, e fiera sostenitrice, Azzurra (Ginevra Francesconi, che già abbiamo visto in The Nest – Il Nido di Roberto De Feo) e Luigi (Matteo Padillo), il principe azzurro di cui Rocco è segretamente innamorato: tutti e tre hanno portano avanti il tema centrale del film, come sarebbe stato il loro destino se il mondo che li circonda fosse stato diverso?

Rocco vuole andare a Roma a fare le selezioni per partecipare a un talent show, perché crede che solo la fama gli potrà dare quell’attenzione, quella visibilità, quel riconoscimento, quell’amore di cui non riesce a nutrirsi a casa: un padre (Adamo Dionisi, il temutissimo Tancredi Anacleti di Suburra), violento e di mentalità molto arretrata, in crisi per la perdita del lavoro e per un sogno d’amore infranto, che sfrutta sia il figlio che la moglie, quest’ultima incapace di denunciarlo per le violenze subite quotidianamente.

Luigi ha la fama di bello e dannato, è ammirato da tutti i suoi compagni e ha una fidanzata che tutti vorrebbero, eppure nasconde un’insoddisfazione che cerca di placare nutrendosi dell’amore e della tenerezza verso la sorellina minore, fino a capire quale dovrà essere la sua strada; Ginevra ha una madre che non smette mai di rinfacciarle le sue disgrazie, la vedovanza e il duro lavoro, e soprattutto non smette mai di rimproverarle il fatto che passa troppo tempo a leggere. La giovane è appassionata di fumetti e manga e sta coltivando il sogno di diventare una disegnatrice, cosa impensabile per una madre che vorrebbe vederla fidanzata.

Figura centrale nella formazione di Rocco, che riuscirà a raggiungere Cinecittà per il provino, per poi finire in un giro di approfittatori, è la zia, sorella della madre, una fata madrina che sembra abbia rinunciato ai propri sogni, ma cerca di farli rivivere facendo da mentore a suo nipote. La zia, seppur ancora giovane, è un po’ malandata e vive sola in una casa piena di ricordi e soprattutto di orologi che segnano ore diverse: è il modo per confondere il tempo, un tempo che probabilmente le ha portato via le speranze, ma che le ha dato la consapevolezza di accettare le sconfitte e andare avanti.

Chi non si rassegna a una vita di false illusioni sono gli altri abitanti del paese tra cui i compagni di scuola di Rocco, suo padre e la madre di Ginevra: tutti cercano di salire sul giro di giostra del divertimento a tutti i costi, della ricerca disperata di riconoscimento, scambiato per amore. Il riconoscimento, la lotta per il sogno, quella che Rocco prima timidamente e poi con ferocia porta avanti, sono l’unico modo che abbiamo per riscattarci da un mondo dove non abbiamo chiesto di nascere, ma che comunque ci ha dato la forza e gli affetti per mettere in piedi i nostri progetti.

Rocco sembra essere il capro espiatorio delle disgrazie e delle sfortune altrui: il padre sfoga su di lui tutte le frustrazioni, i compagni lo deridono fino a  metterlo in croce come un Gesù Cristo, perché lui non ha avuto paura di esporsi, di rischiare, di attraversare il calvario di rifiuti e prese in giro a cui devono sottostare quelli come lui, che anche se non ha ben capito cosa vuole diventare, sa perfettamente cosa non vorrà essere.

 

 

 

 

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Utlima modifica: 25 Ottobre, 2019



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