Antropocene – L’epoca umana, ovvero l’attività umana che non cessa di danneggiare il pianeta

Il racconto è di poche, taglienti parole, la narrazione avviene quasi interamente per immagini originali, suoni, evidenza di contenuti, volti a suscitare uno stupore quasi primordiale, già evocato a livello visivo, in grado di far percepire la violenza e lo stupro subito dal pianeta

  • Anno: 2018
  • Durata: 87'
  • Distribuzione: Fondazione Stensen, Valmyn
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: Jennifer Baichwal, Edward Burtynsky, Nicholas de Pencier

Immagini fotografiche magnifiche e spaventose al tempo stesso inchiodano lo spettatore alla poltrona, mostrando la distruzione e le aberrazioni prodotte dall’uomo sull’ambiente attraverso la bellezza, il fascino e il mistero della natura e del cinema: migliaia di zanne di elefanti in Kenya, sottratte ai bracconieri ed ai trafficanti, vengono date alle fiamme in un rogo purificatorio per sottrarle all’illegale e svilente compravendita di avorio; smisurate montagne di immondizia nella discarica di Agbogbloshie (Ghana), all’interno delle quali brulicano vite umane, in cerca di dignità e sopravvivenza mediante un lavoro disumano; la brutale lotta ingaggiata dalle escavatrici (e dagli operai che le manovrano) per estrarre il marmo di Carrara, mostrata come mai prima d’ora attraverso immagini di spaventosa e lirica crudezza; la Siberia con le sue miniere di nichel altamente inquinanti e il deserto di Atacama, in Cile, dove immense vasche accolgono il litio per i cellulari e le auto elettriche.

Sono questi solo alcuni esempi di come le immagini splendide e fortissime del docu-film Antropocene – L’epoca umana (il termine Antropocene è stato diffuso negli anni Ottanta dal biologo Eugene F. Stoermer), presentato all’Isola del Cinema di Roma ed in uscita nelle sale a Settembre dopo il successo di numerose proiezioni in altre città italiane, parlino con un linguaggio chiarissimo ed affascinante, comprensibile a tutti, per raccontare l’era geologica dell’Antropocene, del prevalere cioè dell’uomo (sapiens sapiens) sulla natura, compiendo misfatti ecologici e danni irreparabili, cui tutti noi attivamente partecipiamo, senza saperlo né volerlo, o che accettiamo come inevitabili: fra gli altri, oltre a quelli già citati, la deforestazione dell’Amazzonia, la riduzione di intere città tedesche a mere città fantasma, per ampliare le miniere di lignite e carbone, nonché l’inesorabile disgregazione e lenta scomparsa della barriera corallina.

Il racconto è di poche, taglienti parole, la narrazione avviene quasi interamente per immagini originali, suoni, evidenza di contenuti, volti a suscitare uno stupore quasi primordiale, già evocato a livello visivo, in grado di far percepire la violenza e lo stupro del pianeta e la corsa verso l’estinzione  generata dallo sfrenato antropocentrismo, senza apparente coinvolgimento ma con intento descrittivo, accompagnando lo spettatore all’interno di un’esperienza unica e onnicomprensiva.

Introdotto dalla voce narrante di Alba Rohrwacher  (nell’edizione originale la voce è quella di Alicia Vikander, attrice premio Oscar) distribuito da Valmyn e Fondazione Stensen, il film ‘Antropocene – L’epoca umana’ è l’ultima opera di una trilogia realizzata da due documentaristi di chiara fama, cioè Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier che hanno utilizzato la videocamera con incredibile abilità e passione in 20 Paesi di 6 continenti, avvalendosi delle abilità professionali del fotografo ed artista canadese Edward Burtynsky.

“Non ci interessa puntare il dito o rinnegare le nostre colpe – affermano Nicholas De Pencier e Jennifer Baichwal, documentaristi e produttori canadesi ma viviamo nel mondo reale ed è nostra responsabilità usare la macchina da presa come uno specchio e non un martello, invitando gli spettatori a essere testimoni di questi luoghi e a reagire ognuno a suo modo. Far vivere queste realtà attraverso la fotografia è come creare un potente meccanismo che dà forma alle coscienze: il nostro è un atto di responsabilità e la sfida è portare questi temi all’attenzione di chi ancora nega l’emergenza ed è scettico sulla gravità della situazione, supportando il nostro lavoro con la ricerca e i dati scientifici”.

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Utlima modifica: 9 Ottobre, 2019



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