La verità: ancora legami familiari e importanza della memoria nel nuovo film di Kore-eda

La prima volta in terra straniera per il cineasta giapponese si traduce in un pellicola leggera e intensa al tempo stesso, ben supporta da un cast di assoluto rilievo

  • Anno: 2019
  • Durata: 107'
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Hirokazu Kore'eda
  • Data di uscita: 03-October-2019

Ci sono registi che fuori dalle mura amiche hanno visto vacillare, per non dire crollare, la credibilità, i consensi e tutte quelle certezze raccolte negli anni. Decenni di storia della Settima Arte ed episodi recenti lo dimostrano. Poi ce ne sono altri come Hirokazu Kore’eda che anche lontani da casa hanno saputo farsi valere, consegnando al grande schermo film capaci di rendere quantomeno giustizia al percorso qualitativo sin qui portato avanti. Nel caso del cineasta giapponese la trasferta nel Vecchio Continente, per la precisione a Parigi, a confronto con una lingua che non è la sua e al fianco di una troupe interamente francese, ha dato buoni risultati, graditi al punto tale dal convincere il comitato scientifico della Biennale Cinema a scegliere la pellicola come apertura della 76esima Mostra di Venezia.

La prima volta, registicamente parlando, in terra straniera per Kore’eda ha dato dunque i suoi frutti. Il risultato è una dramedy domestica che mette in scena la classica reunion familiare, destinata come siamo soliti vedere a creare un’occasione di scontro/incontro tra le figure coinvolte dove ricucire o nel peggiore delle ipotesi aumentare strappi e antichi dissapori. Una reunion, quella al centro de La verità, che farà da apripista a non detti, menzogne, bugie bianche, scoperte e nuove rivelazioni, a cominciare da quelle custodite a doppia mandata nel cuore e nella mente di Fabienne (Catherine Deneuve), una star del cinema francese circondata da uomini che la adorano e la ammirano. Quando pubblica la sua autobiografia, la figlia Lumir (Juliette Binoche) torna a Parigi da New York con marito (Ethan Hawke) e figlia. L’incontro tra le due si trasformerà velocemente in un faccia a faccia: le verità verranno a galla, i conti saranno sistemati, gli amori e i risentimenti confessati. Alla visione l’ardua sentenza, che per coloro che non erano presenti alla kermesse lidense avrà luogo a partire dal 10 ottobre, giorno scelto dalla BIM per la distribuzione nelle sale nostrane.

A leggere la sinossi e a vederne la trasposizione sul grande schermo si evince che per superare gli ostacoli il cineasta nipponico, autore in madre patria di autentici tuffi al cuore (su Father and Son o Ritratto di famiglia con tempesta), si è affidato a situazioni a lui congeniali e a tematiche centrali nel suo cinema che ruotano intorno ai legami personali o alla memoria. Qui convergono per dare forma e sostanza al susseguirsi delle dinamiche e all’impianto dialogico, che trovano nel metalinguaggio di un cinema nel cinema il punto di partenza. In La verità va in scena la vita stessa e le relazioni umane che la alimentano, in un gioco di specchi dove le figure vedono riflettere se stesse in un film nel film: da una parte i personaggi e i rispettivi vissuti, dall’altra un set dove la  Fabienne attrice rivive gli highlights della sua esistenza sotto altre vesti.  Insomma, per passare indenne l’esame Kore’eda ha usato intelligentemente un linguaggio universale, quello della Settima Arte, aiutato da un cast dal peso specifico non indifferente che gli ha spianato la strada. Assistere ai duetti tra la Binoche e la Deneuve, infatti, è un piacere per gli occhi e le orecchie. Ma a fare la differenza ci sono sempre il tocco e lo sguardo con i quali l’autore si approccia alla materia narrativa e drammaturgica a disposizione, con la leggerezza, lo humour sottile e la dolcezza chiamati a stemperare una sofferenza tangibile.

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Utlima modifica: 3 Ottobre, 2019



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