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VISTI AI FESTIVAL

Venezia 76: American Skin di Nate Parker (Sconfini)

American Skin è un'opera intensa e magnifica, capace di raccontare uno spaccato quanto mai attuale e devastante di un momento storico di crisi e di farlo con una chiarezza che fa male al cuore

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Tra gli ultimi titoli ad essere inserito all’interno della sezione Sconfini, alla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, American Skin vede come protagonista il giovane Jordin (Shane Paul McGhie), aspirante regista e studente di cinema, che sceglie di raccontare, per il suo progetto scolastico, la storia di Lincoln Jefferson (Nate Parker, anche regista e sceneggiatore) e del figlio quattordicenne, ucciso da un agente di polizia. Dopo essersi fatto notare alla kermesse capitolina del 2016 con il provocatorio The Birth of a Nation, Parker torna dietro e davanti la macchina da presa per un’altra opera di aperta critica alla società statunitense e, in particolar modo, ad essa nei confronti della comunità di colore.

Ambientato ai giorni nostri, American Skin parte da un evento ormai tanto comune quanto terribile, per arrivare ad un capovolgimento totale del punto di vista – così come era accaduto nel precedente lavoro – che porta lo spettatore a rimettere tutto in discussione, a dubitare di ciò che sembrava scontato e giusto, ad interrogarsi su dove sia la verità e su come sia possibile andare avanti dopo una tragedia di simile portata.
Sin dalla scena di apertura, suggestivamente e perfettamente realizzata allo scopo di creare un’ansia che cresce e si avvinghia ad ogni fibra, appare evidente la posizione del cineasta: Parker è uno senza mezze misure e timori, sa da che parte stare e da lì punta il dito, almeno sullo schermo, in veste di protagonista; ma la sua bravura e la grande capacità di analisi – che lo rendono senza dubbio uno dei migliori della sua generazione – si rivelano nel momento in cui inevitabilmente la prospettiva cambia.

Appena si va a mostrare anche solo la superficie della società statunitense emergono le nefandezze celate dietro una facciata di libertà, giustizia, rispetto. E non è necessario scavare troppo a fondo, e non è umanamente accettabile quello che avviene ogni giorno per le strade e nelle città popolate di neri. Non ci sono leggi, non ci sono diritti, quando si tratta di avere di fronte un colore diverso dal proprio, nella polizia bianca sembra scattare un meccanismo assurdo per cui la pistola diventa quasi una semplice estensione della mano. Semplice ma letale, perchè da essa non nasce un pugno, ma un colpo che rischia di ferire se non addirittura uccidere un essere umano. Ma la pellicola non si ferma qui, va oltre, illustrando come il sistema sia, molto probabilmente, marcio alla base, e come sia facile causare un’escalation di violenza che non porta mai a nulla, se non ad altre morti e ad altra sofferenza. Il problema della razza e del razzismo è posto quindi in primo piano, forzando la mano su determinati elementi con la strenua volontà di esibire (e magari metabolizzare) tutta la delusione ed il dolore conseguente di vivere in una nazione che potrebbe essere grande, fungere da esempio per gli altri, ma che invece si perde dentro un bicchiere d’acqua.

La scelta di sviluppare la narrazione usando l’escamotage del documentario, per cui si susseguono inserti video che fungono da ricordi e che rafforzano le emozioni in essi contenute, dà modo di ascoltare le voci di chi è più o meno coinvolto e permette così allo spettatore di addentrarsi sempre più a fondo nella vicenda, avendone anche un quadro più completo. Quando i confini si confondono e non è possibile tornare indietro nel tempo, giungere a soluzioni estreme sembra l’unico modo per andare avanti, sopravvivere e poter finalmente avere un giusto riconoscimento, per quanto misero possa apparire. Sulla scia di pellicole quali Un pomeriggio di un giorno da cani e John Q., American Skin è un’opera intensa e magnifica, capace di raccontare uno spaccato quanto mai attuale e devastante di un momento storico di crisi e di farlo con una chiarezza che fa male al cuore.

  • Anno: 2019
  • Durata: 89'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Nate Parker