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Venezia 76: Il pianeta mare, il documentario di Andrea Segre (Fuori Concorso)

Un regista di cinema documentario ha un compito importante, quello di portare le persone lì dove non possono o non vogliono entrare. Il Pianeta in mare nasce per questo, per perdersi e stupirsi in luoghi mai raggiunti prima.

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Marghera, canta in dialetto il poeta Alberto D’Amico, è un luogo dove una volta c’era il mare (Mar ghe era, il mare che c’era) e poi c’è caduto un pianeta tutto infuocato, Il Pianeta Mare, appunto. Oggi le gondole percorrono quel tratto di mare, rivelando i contorni dell’ 0rizzonte  fatto di cantieri e lavori sempre in corso.

La fotografia di Matteo Calore riesce a catturare perfettamente questo contrasto, che apre il documentario di Andrea Segre, Il Pianeta in mare, presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia in corso in questi giorni al Lido.

Venezia non ha terra. Nel 1918, per fare spazio a quella che sarebbe diventata la zona industriale più grande d’Italia, si decise di interrare le paludi a est della laguna, nella zona di Marghera, a 5 km dal centro storico: su un territorio di oltre duemila ettari, due volte la stessa Venezia, 40 km di strade, 135 km di binari ferroviari, 18 canali navigabili. Nella zona industriale sorsero impianti siderurgici e metalmeccanici, silos alimentari, cantieri navali, un grande porto mercantile, e un enorme insediamento petrolchimico.

Dopo cento anni, Marghera riflette i cambiamenti e le crisi che hanno attraversato il mondo e si ritrova a fare i conti con la globalizzazione e i salari sempre più competitivi (e più bassi). Tra filmati d’epoca, che raccontano la nascita e l’espansione del polo industriale, le lotte sindacali per ottenere condizioni di lavoro migliori, e immagini dei nostri giorni, che raffigurano scene di vita quotidiana dei lavoratori, operai provenienti dall’Asia e dall’Africa, lavoratori rumeni, manager veneti che si sono trasferiti all’ estero, la storia di ognuno di loro passa per Marghera.

Che brutta cosa la memoria che se ne va.

Alle parole di una delle lavoratrici di un impianto in disuso di Marghera viene affidato il messaggio che i novanta minuti di documentario, grazie anche al montaggio di Chiara Russi, cercano di trasmettere.  Le tante ferite e le tante crisi che hanno attraversato quest’area, come molte altre in Italia, hanno costruito una grande rimozione nazionale. Sono in molti a credere che in questi spazi non ci sia più nulla e  più nessuno. Invece non è così.

La gente vive, lavora, sogna e spera in un futuro migliore, tra un ballo in trattoria, e una videochiamata alla famiglia lontana, tra un pasto consumato velocemente, i racconti in stile come eravamo di chi si ricorda quanto si guadagnava (e si viveva) bene un tempo.

Un regista di cinema documentario ha un compito importante, quello di portare le persone lì dove non possono o non vogliono entrare. Il Pianeta in mare nasce per questo, per perdersi e stupirsi in luoghi mai raggiunti prima, come il ventre d’acciaio delle grandi navi in costruzione, le ombre dei bastioni abbandonati del Petrolchimico, gli alti forni e le ciminiere delle raffinerie, il nuovo mondo telematico di Vega o le centinaia di container che navi intercontinentali scaricano senza sosta ai bordi dell’immobile Laguna.

Ancora una volta, lo sguardo profondo di Andrea Segre, nativo proprio della provincia di Venezia, consente allo spettatore di capire a fondo i fenomeni in corso del nostro tempo, così come era già accaduto per i suoi precedenti documentari e per i tre lungometraggi, tutti presentati al Lido,  Io sono Li (Premio Lux del Parlamento Europeo) La Prima Neve (Gran Prix del Festival di Annecy) e L’Ordine delle Cose (Premio Tonino Guerra miglior soggetto).

 

 

 

 

  • Anno: 2019
  • Durata: 90'
  • Distribuzione: ZaLab; Istituto Luce
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Andrea Segre