Allucinazione perversa: il cult di Adrian Lyne rivive in alta definizione

 

Prima che ci si sposti al presente, si comincia nel 1971 nel mezzo della guerra del Vietnam, senza rinunciare alla crudezza e a un pizzico di spettacolarità.

Perché, datato 1990, Allucinazione perversa (ma è molto più significativo il titolo originale Jacob’s ladder, dal sapore biblico) va ad allacciarsi, in un certo senso, proprio alla corrente cinematografica interessata a portare in scena figure legate al conflitto armato consumatosi tra il 1955 e il 1975, che si tratti del John Rambo stalloniano o dello scrittore protagonista dell’horror ironico Chi è sepolto in quella casa? di Steve Miner.

Infatti, diretto dall’Adrian Lyne che aveva collezionato negli anni Ottanta successi all’interno di altri filoni grazie a Flashdance e al classico dell’erotismo 9 settimane e ½, cala un ottimo Tim Robbins nei panni del Jacob che venne ferito proprio durante quell’azione posta in apertura alla pellicola e che, sebbene sia trascorso molto tempo dalla sua avventura bellica, sembra continuare ad esserne tormentato.

Del resto, non solo la rivive attraverso improvvisi flashback, ma la sua modesta esistenza di lavorante presso le poste di New York e con un matrimonio fallito alle spalle non manca di essere tempestata di eventi ai confini della realtà, tra sinistri individui che lo perseguitano, febbre alta e un party nel corso di cui, sulle note di James Brown, assiste a vere e proprie mutazioni mostruose.

Eventi che contribuiscono a rendere sempre più intricata la oltre ora e cinquanta di visione sceneggiata dal Bruce Joel Rubin autore nel medesimo anno dello script di Ghost – Fantasma e che, ovviamente, trascinano progressivamente lo spettatore – insieme allo stesso Jacob – in una autentica e straniante dimensione di paranoia.

Dimensione enfatizzata grazie anche alla imperante atmosfera grigia metropolitana rafforzata dal fondamentale lavoro svolto da Jeffrey L. Kimball sulla fotografia; man mano che alcuni ex commilitoni di Jacob dicono di soffrire dei suoi stessi disturbi e che si parla di una potente droga che avrebbe dovuto rendere più combattivi i soldati.

Fino ad un inaspettato e sorprendente epilogo che, più volte scopiazzato da successivi lavori hollywoodiani (e non solo), non può fare a meno di apparire in qualità di rivisitazione di quelli siti al culmine di elaborati decisamente meno conosciuti come Carnival of souls di Herk Harvey e Ragnatela di morte di Thom Eberhardt.

Con contenuti speciali rappresentati da trailer originale sottotitolato in italiano, ventisei minuti di making of, oltre tredici di scene tagliate e quasi ventiquattro di featurette in cui Lyne e Rubin raccontano la genesi del film, è CG Entertainment (www.cgentertainment.it) a riscoprire su supporto blu-ray questo particolare gioiellino della tensione in fotogrammi dal (sotto)testo anti-guerriglia comprendente nel buon cast, oltretutto, la compianta Elizabeth Peña de La bamba, il veterano Danny Aiello e un non accreditato Macaulay Culkin, divenuto proprio nel 1990 altamente popolare per merito della commedia destinata alle famiglie Mamma, ho perso l’aereo.

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Utlima modifica: 2 agosto, 2019



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