I morti non muoiono: l’omaggio spassoso e pungente di Jim Jarmusch allo zombie movie romeriano

Dopo i vampiri di Solo gli amanti sopravvivono, il cineasta statunitense continua il suo personale percorso nel cinema di genere orrorifico per raccontare vizi, stati d’animo e malefatte dell’essere umano

  • Anno: 2015
  • Durata: 105'
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Genere: Commedia, Horror
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Jim Jarmusch
  • Data di uscita: 13-June-2019

Nella sonnacchiosa cittadina di 738 anime di Centreville, da qualche parte in Ohio, qualcosa di strano sta accadendo: insoliti fenomeni meteo e bizzarri comportamenti da parte degli animali domestici, però, sono solo il primo segnale di un problema ben più grande. Quel problema è un’apocalisse zombi in piena regola, di quelle che la Settima Arte ci ha mostrato a più riprese, ma che dietro non ha la visione sterile e persino ludica degli ultimi decenni, bensì il carico e le responsabilità socio-politiche del padre cinematografico dei non-morti, il compianto George A. Romero. Ed è a lui e alla matrice alla quale tutti i successori si sono rifatti e con i quali si sono giocoforza dovuti confrontare, ossia  La notte dei morti viventi e il secondo atto Zombi, che Jim Jarmusch ha strizzato l’occhio.

La sua ultima fatica dietro la macchina da presa, dal titolo I morti non muoiono, nelle sale nostrane dal 13 Giugno dopo l’anteprima mondiale come film d’apertura della 72ª edizione del Festival di Cannes, è il chiaro, sincero e dovuto omaggio che ha voluto fare al celebre maestro. Un tributo che al fisiologico e inevitabile citazionismo più o meno dichiarato, tanto nei riferimenti sparsi qua e là nella timeline quanto nell’ammonimento che la pellicola fa allo spettatore/cittadino (gli zombie sono attaccati alle loro fissazioni terrene: caffè, Chardonnay, telefonini, chitarre, antidepressivi e via dicendo), Jarmusch mescola alcuni suoi elementi immancabili (su tutti l’Oriente, le arti marziali e le affilate armi da da taglio, che qui trovano l’incarnazione nel personaggio di Zelda Wiston, l’impresaria di pompe funebri e virtuosa della katana che riporta la mente al protagonista di Ghost Dog), un personale campanello d’allarme per le sempre più critiche condizioni climatiche, una buona dose di humour nero e la chiamata alle armi di vecchie e nuove conoscenze della sua filmografia (da Bill Murray a Tilda Swinton, passando per Steve Buscemi e Tom Waits).

Il risultato è una maionese impazzita, irregolare e discontinua in termini di efficacia narrativa e visiva, ma che il cineasta statunitense spalma generosamente sul grande schermo con un tocco di splatter che non guasta mai e una mezza dozzina di scene che non si possono dimenticare (su tutte l’attacco dello zombie Iggy Pop al diner, la decapitazione nell’obitorio e quella nella stazione di polizia). Insomma, Jarmusch si diverte a usare nuovamente i codici e gli stilemi del genere per la sua esplorazione del pianeta horror e per dire la sua sulla società odierna, con i vizi e le malefatte che indisturbati la infettano. Così dopo i vampiri di Solo gli amanti sopravvivono e gli zombie di I morti non muoiono, ora non ci resta che stare alla finestra in attesa di vedere a quale creatura rediviva deciderà di affidare le redini del prossimo impegno cinematografico.

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Utlima modifica: 5 Giugno, 2019



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