Blue My Mind – Il segreto dei miei anni, il dramma dell’adolescenza in una favola nera in bilico tra reale e fantastico

Blue my Mind, opera prima della regista svizzera Lisa Brühlmann, è uno scorcio sulla vita (stra)ordinaria di Mia, ragazza di quindici anni alle prese con i cambiamenti sconvolgenti del proprio corpo. Un film delicato e metaforico dall'anima genuina

  • Anno: 2017
  • Durata: 97'
  • Distribuzione: Wanted Cinema
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Svizzera, Germania
  • Regia: Lisa Brühlmann
  • Data di uscita: 13-June-2019

Non è certo cosa nuova servirsi del fantastico per costruirci attorno metafore più o meno esplicite sull’adolescenza. Ne sanno qualcosa i giovani X-Men, i vari Spider-man e persino tutte quelle commedie adolescenziali che, da Teen Wolf in poi, hanno fatto di mutazioni, poteri e quant’altro il modo più originale ed emblematico per parlare della più terribile delle età. È pressapoco quello che tenta di fare anche la regista svizzera Lisa Brühlmann con la sua opera prima, Blue My Mind, riproponendo questa soluzione ma virandola, questa volta, verso il dramma, alla ricerca di uno sguardo intimo e introspettivo su una realtà più che mai quotidiana e vicina a noi.

Comincia come il più classico dei coming of age, d’altronde, il film della Brühlmann (in arrivo in sala dopo essere già stato presentato ad Alice nella Città alla 12/ma Festa del Cinema di Roma), forte di tutti i luoghi comuni del caso: dalla ragazza (la quindicenne Mia, interpretata dalla giovane Luna Wedler) introversa e smaniosa di fare nuove amicizie al vortice di sesso, droga e piccoli crimini in cui presto precipita, irrimediabilmente persa tra genitori che non la capiscono, uomini ottusi e voraci e un corpo che non pare più appartenerle. Sì, perché è proprio il corpo, complice una mutazione imprevedibile e sorprendente, a fare del film un curioso ibrido tra generi differenti e a ergersi a centro focale di un viaggio iniziatico che guarda al body horror senza però mai abbracciarlo appieno, senza perdere di vista una protagonista che è e resta, al di là di qualsiasi trovata cronenberghiana, una ragazza come tante. Un equilibrio certamente precario che la regista ottiene centellinando gli elementi fantastici per tutto il corso del film, solo per poi farli esplodere in un finale allegorico e dal gusto catartico che si lascia dietro ogni pretesa di realismo e tenta di farsi parabola universale.

Nel mezzo, il più classico dei racconti di adolescenza e perdizione, che guarda a film come Chrisiane F. e Thirteen (ma potremmo trovarci anche echi dei nostrani Melissa P. e della recente serie Netflix Baby), con tutti i limiti e i problemi del caso: da un ritratto spesso stereotipato delle nuove generazioni (dalla cui bidimensionalità si salva, oltre alla protagonista, forse solo il personaggio dell’amica Gianna) a dinamiche forzate e semplicistiche nel disegnarne rapporti, affetti e motivazioni. Eppure, al di là di luoghi comuni e metafore sbandierate, c’è qualcosa nello sguardo della regista e nei suoi pedinamenti traballanti all’inseguimento della sua sfuggente e tormentata protagonista che lascia trasparire un intento sincero e partecipe, un’empatia e un gusto estetico decisamente peculiari, colorando l’ennesimo racconto di formazione e accettazione di sé con i toni cupi e virati al blu di un dramma che pare accomunarci tutti: giovani di ieri e di oggi, esseri fantastici e comuni mortali.

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Utlima modifica: 4 Giugno, 2019



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