Non sono un assassino di Andrea Zaccariello, con Riccardo Scamarcio, Edoardo Pesce, Alessio Boni e Silvia D’Amico

Andrea Zaccariello firma un thriller deludente soggiogato da una sceneggiatura incerta e confusa

  • Anno: 2019
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Andrea Zaccariello
  • Data di uscita: 30-April-2019

Andrea Zaccariello, alla sua prima prova di lungometraggio nel genere thriller – sono passati 6 anni dalla regia nella commedia Ci vediamo domani – si cimenta con l’impervio cammino dell’adattamento di un romanzo di Francesco Caringella, magistrato e Consigliere di Stato. Fin dalle prime battute si percepisce il compito improbo con il racconto filmico che procede a strappi, orfano di quella coesione che solo una buona sceneggiatura è in grado di garantire.

La vicenda ha il suo nucleo centrale nel rapporto di tre amici, cresciuti come fratelli e discepoli del diritto che, diventati adulti, lentamente e inesorabilmente, assistono al logoramento del loro rapporto nelle sfide della quotidianità. Addirittura succede che Francesco Prencipe, vice questore dalla vita privata sfarzosa e inquieta, si ritrovi come il maggior indiziato per l’omicidio di Giovanni Mastropaolo, giudice integerrimo e suo ex capo, e che l’unico in grado di credergli e di difenderlo efficacemente sia Giorgio, l’avvocato dipendente dall’alcool e dall’amore impossibile per Alice. Un intreccio sulla carta foriero di emozioni e suspense in abbondanza, in pratica vittima dell’affastellarsi frenetico dei flashback del passato chiamati a fare da “spiegone” dei caratteri dei tre amici e ad alimentare il mistero su di una chiave con cui Giovanni, fin dai tempi dell’università, vincola gli altri due con un patto sulla fiducia.

Più la storia va avanti e più aumenta la sensazione di essere nel bel mezzo di una delle tante fiction di medio livello che affollano i palinsesti televisivi. Si resta così in attesa di un qualcosa, o un qualcuno, che all’improvviso sparigli tutto e salvi capra e cavoli rendendo il finale irresistibile e avvincente. L’attesa resta vana lasciando spazio a un bilancio finale che distribuisce colpe anche tra gli interpreti, nell’occasione non tutti irreprensibili, Edoardo Pesce, “Giorgio”, Alessio Boni, “Giovanni”, e Silvia D’Amico, “Alice”, tra i più convincenti, con l’inevitabile chiamata della struttura dei dialoghi al banco degli imputati. Non funzionano, almeno non sempre, finendo per incagliarsi in iperboli o banalità che acuiscono la sensazione di “finto” e, a tal proposito, le perle di saggezza di cui viene costantemente dotata la figlia di “Francesco” non lasciano scampo.

Dimenticando lo sgraziato product placement di un noto istituto bancario pugliese e sottolineando le belle musiche di Leonardo De Bernardini, resta il dispiacere per una grande occasione mancata con la bella fotografia di Fabio Zamarion inutilmente impegnata a sintetizzare la luce del presente di venature distopiche, riflesso del naturale defluire di un passato mai veramente compiuto.

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Utlima modifica: 13 maggio, 2019



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