Climbing the Elixir di Monica Dovarch presentato in prima mondiale al 67° Trento Film Festival

Presentato in prima mondiale al 67° Trento Film Festival nella sezione Alp&Ism, Climbing the Elixir è un interessante documento sul mistero dell’essere umano, in cui la cinepresa di Monica Dovarch diventa una macchina del tempo antropologica che porta alla luce dei contemporanei un passato ancora vivente

  • Anno: 2019
  • Durata: 78'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Monica Dovarch

Climbing the Elixir della giovane documentarista Monica Dovarch mette in scena la vita dei pastori scalatori del Nuorese e dell’Ogliastra. La Dovarch, antropologa visiva che vive tra l’Italia e Berlino, sceglie un taglio particolare raccogliendo la testimonianza di uomini e donne, il più giovane dei quali ha più di ottanta anni e la maggioranza supera il secolo di vita, che narrano la vita difficile e parca tra le montagne a governare greggi di capre andando su e giù per scalinate e sentieri impervi. Le riprese degli anziani pastori e delle loro mogli sono intervallate dal viaggio di due scalatori che ripercorrono le stesse vie dei pastori di un tempo.

Climbing the Elixir, in un montaggio alternato ben dosato (curato dalla stessa regista), salta dal passato, raccontato dagli anziani testimoni, al presente degli scalatori, dove i volti rugosi e duri delle persone appaiono come le scabre pareti del Supramonte sardo. La dolcezza del mare che lambisce le montagne è la rappresentazione naturale degli occhi acquosi immersi nella dolcezza del tempo. Così, in un ambiente ostile abitato solo dalle capre, dalle volpi e dalle aquile, gli uomini per sopravvivere si sono adattati all’ambiente circostante. L’aspetto più stimolante del documentario è come in questo caso siano gli uomini a essersi sottomessi al territorio e non viceversa. Così, fondendosi al fiero isolamento delle montagne tra Baunei, Urzulei e Dorgali, seguendo un’alimentazione semplice e basilare dei prodotti della pastorizia e affrontando la pericolosa vita delle ripide montagne, costoro si sono trasformati in un’escrescenza vitale e vitalistica del paesaggio, appropriandosi di una porzione di eternità posseduta dalla natura rimasta incontaminata nello scorrere dei secoli.

Climbing the Elixir con le fascinose e sinuose riprese aeree, girate con il supporto di droni, produce un’ontologia dello sguardo che raffigura la conoscenza naturalistica assoluta all’interno di un panteismo totalizzante. L’umano sfuma così nel divino meraviglioso attraverso il racconto leggendario e mitico delle gesta dei pastori e del loro rapporto con la Natura, che diviene personaggio primario della diegesi visiva. La cinepresa della Dovarch diventa una macchina del tempo antropologica che porta alla luce dei contemporanei un passato ancora vivente, concreto e materico, dove i solchi dei sentieri delle montagne, e dei volti degli uomini e delle donne, tracciano percorsi vitali all’interno di un viaggio spazio-temporale. Presentato in prima mondiale al 67° Trento Film Festival nella sezione Alp&Ism, Climbing the Elixir è un interessante documento sul mistero dell’essere umano.

 

Utlima modifica: 30 Aprile, 2019



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