29 FESCAAAL: Fiore Gemello di Laura Luchetti apre il Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina a Milano

Fiore Gemello di Laura Luchetti è un’opera coraggiosa e spesso commovente, sorretta dall’interpretazione di due giovani attori non professionisti presi dalla strada, piena di partecipato pathos e arricchita da una prova maiuscola di Aniello Arena

  • Anno: 2018
  • Durata: 95
  • Distribuzione: Fandango
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Laura Luchetti

Fiore Gemello di Laura Luchetti apre ufficialmente il 29 Fescaaal – Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina, manifestazione in programma fino al 31 marzo a Milano. Basim (Kallil Kone) e Anna (Anastasiya Bogach) sono due adolescenti sbandati in una Sardegna brulla e assolata. Il primo è un giovane africano, uno dei tanti che ha abbandonato il proprio paese d’origine in cerca di una vita migliore; la seconda è in fuga da un uomo che ha ucciso il padre, complici nello sfruttamento degli immigrati clandestini.

Fiore Gemello inizia seguendo Anna che corre per le strade sterrate per scappare all’assassino. Anna è disperata e per lo shock cade in un triste mutismo. L’incontro con Basim è fortuito, intervenuto per salvare la giovane da altri due ragazzi che la stanno importunando. La Luchetti segue il loro girovagare completamente solitario, mentre cercano di sopravvivere come possono. Si rifugiano prima in una salina, poi trovano alloggio in una casa diroccata, creando un ménage che vuole essere la ricerca di una forma di normalità. Anna trova lavoro presso un fioraio in un villaggio, mentre Basim si riduce a prostituirsi per poter mettere insieme un pasto a fine giornata.

La regista predilige i primi piani dei due protagonisti, con i monologhi di Basim che si scontrano nel mutismo di Anna. La loro comunicazione è fatta di sguardi, silenziose intese, gesti minimali e della condivisione dei loro drammi personali che faranno nascere un profondo sentimento reciproco. Laura Luchetti alterna le inquadrature sui personaggi con campi lunghi del paesaggio sardo che si trasforma in un altrove senza tempo in cui lo spazio ha un respiro ampio e diventa luogo non solo fisico, ma anche etico in cui il male è ovunque e con cui i giovani devono scontrarsi per cercare la strada verso un futuro migliore.

La struttura narrativa lineare di Fiore Gemello, che si basa sull’incontro e il viaggio dei due ragazzi, è disseminata da ponderati e centellinati flashback che mostrano la storia recente di Anna e altri episodi significativi (che vedono l’ingresso in campo di Aniello Arena, già protagonista di Reality di Matteo Garrone). Ma se la sceneggiatura in fieri è ben costruita, la messa in scena, in particolare nella prima parte, rimane a una latenza tale che diventa eterea.

Fiore Gemello non scade in luoghi comuni e se da un lato vuole essere una rappresentazione di una situazione di disagio di un’adolescente, dall’altro è una denuncia del trattamento degli immigrati minori che arrivano da noi senza alcuna tutela, né politica di integrazione. Il film può anche essere letto – come ha dichiarato la stessa autrice – come una favola nera dove c’è la principessa in pericolo (Anna) inseguita da un orco (Manfredi) e salvata da un giovane principe (Basim). Ma questo aspetto è sia un pregio che un limite di Fiore Gemello: da una parte, si assiste a una metaforizzazione della storia che la rende assoluta e generalista; dall’altra parte, invece, ci sono troppe simbologie forzate (come, ad esempio, il fiore doppio per rappresentare i due ragazzi) che trasformano molte volte lo svolgimento diegetico da poetico in didascalico e didattico. Detto questo, il risultato finale è un’opera coraggiosa e spesso commovente, sorretta dall’interpretazione di due giovani attori non professionisti presi dalla strada piena di partecipato pathos e arricchita da una prova maiuscola di Aniello Arena.

Utlima modifica: 26 marzo, 2019



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