Trieste Film Festival 2019: intervista a Tina Hajon, produttrice croata del documentario I leoni di Lissa

Il bel documentario diretto da Nicolò Bongiorno è frutto di una fortunata co-produzione tra Italia e Croazia, di cui abbiamo voluto approfondire la genesi conversando con Tina

Tina Hajon con uno dei protagonisti del film, il campione croato di apnea Veljano Zanki

Non è certo la prima volta che incrociamo ad un festival internazionale la vulcanica Tina Hajon: anche in virtù dell’operosità espressa finora dalla Pari Pikule, la sua società, vi è senz’altro lei tra le più apprezzate figure attive oggi nell’ambiente cinematografico croato. Ed è proprio da una coproduzione tra Italia e Croazia che ha preso vita il bel documentario di Nicolò Bongiorno, I leoni di Lissa, da noi visionato all’ultima edizione del Trieste Film Festival e successivamente insignito di un importante riconoscimento a Firenze.
Tina, produttrice instancabile, è già stata a Trieste svariate volte. Abbiamo approfittato di questo nuovo incontro per tener vivo il contatto e farci poi raccontare, dal suo punto di vista, la genesi del documentario.

Intanto, Tina, raccontaci come è nata la collaborazione tra Nicolò Bongiorno e la tua società, Pari Pikule, per la produzione del documentario che abbiamo apprezzato a Trieste, I leoni di Lissa.

Era da tanto che con Nicolo pensavamo di voler fare qualcosa insieme. Durante una serata invernale zagabrese ha condiviso con me l’idea di voler fare un film ispirato alla Battaglia di Lissa e mi ha proposto di girarlo in Croazia. Lissa, o Vis in Croato, è uno dei miei posti di villeggiatura preferiti. Un’isola magica che frequento da molti anni e conosco molto bene, per cui l’idea di raccontare la sua leggendaria storia nel contesto del Mediterraneo, mi ha intrigato molto. Inoltre aggiungerei che l’esperienza di coproduzioni in team misti è un fattore molto stimolante per me. Così, da subito, è iniziata l’avventura in questa storia Italo – Croata e già con i primi raggi di sole primaverili, sono iniziate le preparazioni e le riprese…

Quali sono state, a livello produttivo, le peculiarità e le problematiche di un documentario parso anche piuttosto impegnativo, viste le riprese in mare e – soprattutto – quelle sottomarine?

Il film è stato girato in varie stagioni sulle isole lontane dalla terraferma, di conseguenza la produzione è stata impegnativa: abbiamo dovuto fare diversi spostamenti e dovevamo attenerci man mano alle condizioni meteorologiche.
Senz’altro posso dire che la sfida più grande ha riguardato le riprese sottomarine del relitto della Re d’Italia, che sono anche il punto cruciale del film. Parliamo di una nave della flotta Italiana affondata nel 1866 e ritrovata nelle acque intorno a Vis solo nel 2005.
Il relitto è chiaramente sotto la protezione dei Beni Culturali Croati e gli archeologi del Ministero finora sono scesi al relitto solo una volta, per cui per il nostro gruppo di sub non é stato facile ottenere i permessi. È stata una procedura lunga, faticosa e complicata. Alla fine ci siamo riusciti e il nostro è stato il primo team di esperti subacquei stranieri a scendere in mare aperto a 120 metri di profondità dove giace il relitto della Re d’Italia. Le preparazioni per le immersioni sono state molto professionali, precise e meticolose e nonostante questo ci sono state sorprese infelici ed inaspettate. L’immersione è durata quasi cinque ore, è stata molto faticosa per loro che stavano sotto e abbastanza stressante per noi che li aspettavamo sopra. Fortunatamente è passata, i ragazzi hanno fatto un gran lavoro e ci hanno restituito delle immagini mozzafiato!

Come valuti, riguardo al periodo trascorso dalla troupe del vostro documentario a Vis, la collaborazione di enti ed istituzioni croate? Abbiamo notato anche la partecipazione ad alcune scene di studenti giovanissimi, provenienti dalle scuole del posto…

Per un documentario creativo di questo tipo con una troupe composta in maggioranza da Italiani e girato sulle isole Croate che sono “logisticamente difficili”, è fondamentale conoscere la gente locale. Altrimenti in certi posti non ci si arriva nemmeno e di sicuro si spende il doppio.
A noi ci hanno subito accolto bene e ci hanno dato un mano. I sindaci di Vis e di Komiža si sono mostrati disponibili, anche perché proprio nel periodo in cui noi giravamo il film, si festeggiava il 150° anniversario della Battaglia di Lissa. l’Ente Croato del Turismo e la Comunità turistica della città di Komiža hanno collaborato sia da un punto di vista economico che logistico. Oltre al coinvolgimento degli uffici locali, abbiamo voluto che il film avesse protagonisti del posto.
Ci tenevamo che prendessero parte anche gli allievi delle due scuole dell’isola, perché la famosa battaglia di Lissa è una storia leggendaria che si tramanda da generazioni. Nel film sono stati proprio loro, con le vecchie poesie isolane, a raccontarcela. Parliamo di bambini delle elementari e in quanto tali abbastanza vivaci per un set, ma devo dire che sono stati magistralmente “orchestrati” dalle loro maestre e che alla fine ci siamo tutti divertiti. Se i cittadini di Vis non avessero in qualche modo condiviso questa esperienza con noi e non ci avessero raccontato le loro storie, il nostro film sarebbe stato completamente diverso.

Un’immagine del film “I leoni di Lissa”

Quali progetti sta portando avanti adesso la tua società Pari Pikule?

In questo periodo abbiamo alzato le vele. (Tina sorride) Oltre allo scouting dei film ci concentriamo molto sui vari progetti di “Audience development”, per poter incrementare la circolazione dei film europei. I film ci sono, ma chi li vede e dove?! Organizziamo dei festival del cinema, occupandoci della distribuzione dei film europei in Croazia – che altrimenti qua non sarebbero mai arrivati – e promuoviamo e distribuiamo i film croati all’estero. Abbiamo appena finito la distribuzione nei cinema croati dell’ ultimo film del noto autore Bobo Jelčić All alone, (il suo The defense and protection nel 2013 è risultato vincitore del Sarajevo Film Festival) mentre ad aprile usciamo con Deep Cuts, un omnibus, ed una delle registe è Dubravka Turić (il suo corto Belladonna nel 2015 vinse alla Mostra del Cinema di Venezia).
In autunno invece partiamo con un nuovo grande progetto a Zagabria (nato dal Secret Arts Cinema) che si chiama DA2 – Design, Arts & Architecture International Film Festival.
Siamo orgogliosi di poter celebrare la creatività nel Cinema in ogni sua forma e di ospitare tanti bei film che si occupano della interdisciplinarietà delle arti.
Le produzioni sono sempre più interessanti, ma non trovano spazio nella distribuzione ordinaria nelle sale.

Per finire, ci potresti sintetizzare quali sono attualmente in Croazia i sostegni, la visibilità e l’interesse per il cinema documentario?

Il mondo dei documentaristi è molto presente in Croazia e anche nei Balcani. Il nostro fondo (Centro Audiovisivo Croato) da anni finanzia lo sviluppo dei progetti e la produzione del documentari. Infatti i documentari Croati spesso partecipano e vengono premiati ai più grandi festival internazionali. Secondo me sono sempre più interessanti delle fiction.
Abbiamo appena festeggiato i 15 anni di ZagrebDox (il festival internazionale dei documentari) che ha contribuito tantissimo a creare una piattaforma professionale per i documentaristi, a dare visibilità a molti autori regionali, ma anche a far conoscere i film al più vasto pubblico. Ormai infatti, Dox é IN (sorride di nuovo) e credo che nessun altro film festival in Croazia abbia raggiunto questo numero di spettatori, per cui evidentemente l’interesse per i documentari c’è anche aldilà della nostra nicchia di “gente del cinema”.

Utlima modifica: 24 Marzo, 2019



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