Trieste Film Festival 2019: I leoni di Lissa di Nicolò Bongiorno

Una stupefacente avventura sottomarina, per raccontare al pubblico le conseguenze dell'infausta Battaglia di Lissa

  • Anno: 2018
  • Durata: 76'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia, Croazia
  • Regia: Nicolò Bongiorno

Frutto di una co-produzione italo-croata, I leoni di Lissa è un documentario decisamente spurio a livello estetico, tale quindi da sollevare perplessità tra i cultori della forma documentaria più rigorosa e più in linea con le attuali tendenze. Ma al nostro sguardo ha saputo ugualmente imporsi per il fascino così démodé, esercitato da due elementi di indubbia pregnanza, visto l’argomento: le profondità marine e la ricerca storiografica stessa, affrontata con un apprezzabile spirito divulgativo. Ne I leoni di Lissa vi è un senso di scoperta e di meraviglia, insomma, che non può lasciare indifferenti coloro che hanno a cuore certi temi.

L’autore, Nicolò Bongiorno, si è messo totalmente in gioco ponendosi come vettore di una ricerca partita dalla cronaca spiccia della Battaglia di Lissa, sfortunato (per la parte italiana) scontro navale nell’Adriatico che si concluse con l’affondamento da parte asburgica di due navi corazzate, tra cui la Re d’Italia. Tra interviste agli storici, pregevoli segmenti animati e brevi scene di fiction in costume, il drammatico episodio è stato qui rievocato attraverso una notevole molteplicità di aspetti, dal differente grado di preparazione delle due flotte coinvolte alle peculiarità geografiche e antropologiche del tratto di costa, ove si svolse la furente battaglia navale.

Ma come abbiamo potuto sperimentare in anteprima al Trieste Film Festival l’aspetto della visione più coinvolgente a livello sensoriale ed emotivo è quello che si sviluppa successivamente. Nicolò Bongiorno, appassionato a sua volta (e come il padre: tuttavia il film può vantare così tanti motivi di interesse, da farci accennare solo incidentalmente al fatto che Nicolò sia anche figlio del celebre Mike Bongiorno) di immersioni subacquee, figura tra coloro che in mare hanno documentato l’esplorazione di quei relitti sommersi, silenziosa testimonianza dell’esito di uno scontro che fu fatale non soltanto a due navi di punta della nostra flotta, ma anche ai loro equipaggi. Nell’organizzare la spedizione si sono perciò imposti serietà e rispetto. Da sovrapporre, ovviamente, all’emozione di scendere in quelle profondità dove, tra la rigogliosa vegetazione subacquea che col tempo ha preso dimora tra i resti della Re d’Italia, possono ancora essere rinvenuti oggetti facenti parte della quotidianità dei marinai deceduti. Meravigliose e quasi solenni, quelle riprese che ci hanno fatto tornare in mente gli straordinari documentari naturalistici di Folco Quilici.

Altrettanto stupefacente il contributo artistico, dal taglio alquanto inconsueto, dell’animatore di origini serbe Vuk Jevremović, la qualità dei cui lavori è già nota a livello internazionale. Il puzzle risulta così quasi completo. Pur con un impianto descrittivo dall’eccentricità fin troppo disinvolta, I leoni di Lissa diviene strada facendo il crocevia delle molteplici spinte orientate a farci conoscere meglio, e col giusto grado di empatia, una storia che non poteva restare sepolta in mare. Perciò grazie di cuore a chi ci ha fatto da guida nella discesa.



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