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I mercenari – The Expendables

“Stallone torna a dirigere se stesso in un nuovo film esplosivo”.

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Un rombo di motori squarcia il silenzio della sala; sui fianchi sinuosi di una moto un teschio simboleggia con fierezza il marchio degli appartenenti ad un club impavido quanto esclusivo, quello degli Expendables (I sacrificabili), mercenari scelti che giocano continuamente con la morte. Sylvester Stallone, aka Barney “The Schizo” Ross, ne è la mente, un uomo che non ha nulla da perdere. Nella sua squadra quasi un trentennio di storia del cinema hollywoodiano: Jason Statham, Jet Li, Mickey Rourke, Dolph Lundgren e molti altri. Vivono ai margini della società secondo regole proprie; una banda unita da un’amicizia ormai sacra, cementata a suon di ‘colpi’ e da innumerevoli missioni sul filo del rasoio.

Si parte dalla Somalia, prima tappa di questa emozionante ‘grande roue’ targata ‘Sly’ che introduce al clima del film. E di ritorno dalla breve scaramuccia c’è già chi si distrae sulle pagine di “The Survivor Club” di Ben Sherwood, un titolo velatamente autoreferenziale. Quando il misterioso “Church” (Bruce Willis) offre alla banda l’ennesimo lavoro ‘impossibile’, ovvero deporre il Generale Gaza (interpretato da David Zayas, il sergente Angel Batista nella serie televisiva “Dexter”), dittatore della fittizia isola di Vilena, per porre fine alla sequela di omicidi e soprusi nei confronti degli abitanti, il team è pronto per aprire nuovamente le danze. Ma, durante una ricognizione sull’isola, le cose sembrano precipitare tanto che Barney insieme al fidato “Christmas” è costretto a separarsi da Sandra, il loro contatto (interpretato da una tenace ed affascinante Giselle Itiè), per fuggire in grande stile, lasciandosi dietro una scia di morte e distruzione. Ossessionato dalla donna e da ciò che rappresenta, Mr. Ross sceglie di non voltar le spalle ad un innocente e di fare ritorno sull’isola per salvare l’ostaggio, portando a termine il lavoro insieme a ciò che resta della sua anima…

Inizialmente scritto a mano, senza l’ausilio di computer, il film ideato da Stallone insieme allo sceneggiatore David Callaham vuole collocarsi sulla scia di un particolare tipo di cinema, quello tracciato da titoli come Quella sporca dozzina e I Mastini della Guerra, riproducendo un trionfo di muscoli ed azione, qui avallata dall’utilizzo accorto di sofisticate armi e mezzi d’altri tempi. Al contempo vorrebbe essere un’opera in grado di parlare di persone, della loro amicizia nonché umanità, sublimando in sostanza il livello di adrenalina per poi guardare in fondo ai cuori dei protagonisti e rivelarne un nucleo di emozioni e sentimenti veri. Niente mezzi termini né scorciatoie. Stavolta non vi erano orme da seguire, né i fantasmi di qualche Rocky o Rambo a dare manforte: The Expendables è stato modellato pezzo per pezzo, da zero. Una sfida per tutti, specie per un 64enne come Stallone il quale si è dovuto impegnare sia sotto il profilo emotivo che fisico: sua, infatti, la decisione di non eccedere con l’utilizzo degli stunt o della consueta CGI, insomma come ai vecchi tempi. Ma quando si è davanti ad un cast stellare come questo tutto diventa ‘easy’. Peccato che la storia, in generale, sia troppo ‘esile’ e che le pretese di Sly siano solo un pretesto per smuovere con umorismo rapido e graffiante le artiglierie pesanti al fine di menare duro: è l’azione a far da padrone. Non c’è abbastanza spazio per sentimenti più profondi. Il ‘cuore’ è uno tra i pochi muscoli a cui proprio non si comanda. Il nuovo eroe nel segno della “R” è un eroe incompleto.

G. M. Ireneo Alessi

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