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FILM DA VEDERE

Non aprite quella porta e Non aprite quella porta 2 di Tobe Hooper in home video

Midnight Factory, la prestigiosa collana horror di Koch Media, ha reso disponibili per l’home video Non aprite quella porta e Non aprite quella porta 2 in due splendide edizioni limitate, ciascuna a tre dischi, arricchite da un’ampissima sezione di contenuti extra

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Su Non aprite quella porta (1974), da qualcuno definito il film-manifesto del New Horror americano, sono stati versati fiumi di inchiostro, ragion per cui risulta difficile, oggi, aggiungere qualche osservazione significativa. Tobe Hooper, dopo l’insuccesso di una pellicola drammatica, Eggshells, organizzò un piccolo cast fatto di studenti e insegnanti del suo college e produsse, con l’aiuto di Kim Henkel, un film che cambiò la storia della cinematografia dell’orrore, uno dei più famosi del genere, il suo capolavoro. Prodotto con un budget totale di 140 000 dollari, Non aprite quella porta ne guadagnò trenta milioni ai botteghini del Nord America, diventando uno dei film indipendenti di maggior successo della storia del cinema. Il film, inoltre, venne presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes del 1975, a dimostrazione di quanto fu grande l’interesse destato dall’innovativa opera di Hooper. Uno degli elementi che ne decretarono l’ampio successo fu senz’altro il marcato realismo, l’apparente verosimiglianza, nella modalità di rappresentazione, della storia messa in scena, che, com’è arcinoto, era parzialmente ispirata alle “gesta” del serial killer del Wisconsin Ed Gein (come fu anche per Psyco di Hitchcock), il quale uccideva le sue vittime riutilizzandone poi la pelle per creare svariati oggetti e indumenti (tra cui anche una maschera, per l’appunto). La tecnica del falso documento rese la storia maggiormente credibile e più adatta a spaventare il pubblico. Questo effetto riuscì talmente bene che a tutt’oggi le biblioteche della cittadina di Burkburnett, Texas, e della vicina Wichita Falls, situate nei pressi in cui è ambientata la narrazione, ricevono regolarmente richieste di copie originali di articoli di giornale legati agli eventi mostrati nel film. Inoltre, un ulteriore fattore che costituiva un diversivo molto incisivo rispetto ai film allora in circolazione era lo sguardo crudele del regista, che esasperava talune situazioni di tensione, provocando un (voluto) effetto comico, che però non fu colto fino in fondo dagli spettatori dell’epoca, che si focalizzarono maggiormente, e comprensibilmente, sull’aspetto horror.

Forse fu anche per questo motivo che Hooper nel 1986 realizzò il seguito di Non aprite quella porta, virando nettamente verso i toni della commedia nera, circostanza che fece storcere il naso ai suoi fan, anche se, successivamente, il film venne assai rivalutato, diventando anch’esso oggetto di culto. Certo rispetto al suo predecessore, The Texas Chain Saw Massacre 2 nacque come una dichiarata operazione commerciale che – è inutile negarlo – speculava sull’iconografia del primo capitolo. Forse, ciò che si può davvero rimproverare al nuovo film non è tanto l’accentuazione umoristica quanto l’aver ceduto a un eccesso di visibilità – le varie sequenze con budella in bella vista – che, anche se inquadrato all’interno di uno sfondo complessivamente ludico, colludeva con quell’infantile desiderio di alzare l’asticella di ciò che poteva essere mostrato. Se è vero che nell’intervallo di tempo che separava il primo e il secondo capitolo (ben dodici anni) l’horror aveva modificato sensibilmente alcuni dei suoi tipici stilemi, mutamento di cui non si poteva non tener conto, Hooper avrebbe potuto forse resistere maggiormente all’omologazione.  Il film costò circa cinque milioni di dollari e ne incassò quasi il doppio. Tobe Hooper e Kim Henkel inizialmente volevano ricreare un’intera città di cannibali per il sequel. Jim Siedow (Drayton Sawyer, conosciuto anche come “il cuoco”) è l’unico attore presente anche nell’originale (la parte di Leatherface, interpretato precedentemente da Gunnar Hansen, fu affidata a Bill Johnson); Tobe Hooper partecipa nei panni di un uomo che si diverte a una festa. Alla fine dei titoli di coda appare il logo di Non aprite quella porta e si sente il suono della motosega.

Midnight Factory, la prestigiosa collana horror di Koch Media, ha reso disponibili per l’home video Non aprite quella porta e Non aprite quella porta 2 in due splendide edizioni limitate, ciascuna a tre dischi, (sia in blu ray che in dvd), arricchite da un’ampissima sezione di contenuti extra, grazie a cui poter scoprire tutti i segreti dei due film che hanno segnato la storia del cinema dell’orrore.