Stasera in tv su La7 alle 21,15 Caro diario di Nanni Moretti, vincitore del premio per la miglior regia a Cannes

Caro diario è probabilmente il film-manifesto di Nanni Moretti, forse ancor più di Ecce Bombo o di Bianca. Il registro è anti-narrativo, gli elementi di ironia e le stilettate al vetriolo abbondano. Un cinema intimista, che non trascura il gusto per l'immagine eloquente e per il dialogo pregnante. Premio per la Miglior Regia al Festival di Cannes del 1994

  • Anno: 1993
  • Durata: 100'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Nanni Moretti

Stasera in tv su La7 alle 21,15 Caro diario, un film del 1993 scritto, diretto ed interpretato da Nanni Moretti, vincitore del premio per la miglior regia al Festival di Cannes 1994. Nell’episodio In Vespa è presente un cameo dell’attrice Jennifer Beals, di cui Moretti tesse le lodi e che vede comparire mentre passeggia lungo le mura di Porta Metronia in compagnia del regista Alexandre Rockwell, all’epoca suo marito. Un altro cameo, sempre nello stesso episodio, è quello del regista Carlo Mazzacurati, che veste i panni di un critico cinematografico assalito dai rimorsi per aver scritto recensioni lusinghiere di alcuni film, quali Henry, pioggia di sangue, Il pasto nudo, Cuore selvaggio ed altri. Caro diario ha vinto anche due David di Donatello, un Nastro d’Argento, un Globo d’Oro e quattro Ciak d’oro. Con Nanni Moretti, Silvia Nono, Renato Carpentieri, Antonio Neiwiller, Giulio Base, Antonio Neiwiller, Moni Ovadia, Jennifer Beals.

Sinossi
Nel primo episodio (“In Vespa“) Nanni Moretti vaga per una Roma estiva e semideserta, va al cinema, raggiunge il Lido di Ostia fino al luogo in cui è stato ucciso Pasolini. Nel secondo (“Isole“) partiamo da Lipari per arrivare a Filicudi in compagnia di Gerardo, teledipendente inconfessato. L’episodio finale (“Medici“) segue invece l’odissea di Moretti a cui viene diagosticato un tumore al sistema linfatico. 

Caro diario sperimenta per la prima volta il film-saggio nella carriera di Nanni Moretti; è un cinema diverso, che non aspira alla compiutezza drammaturgica dei precedenti film di finzione, ma preferisce ricorrere all’aneddoto episodico per tentare strade nuove, per rivelare aspetti inediti del personaggio Moretti, ma anche per parlare della società italiana e fare una critica sociale non meno spiazzante rispetto a quella che già si trovava in film come La messa è finita o Palombella rossa. C’è nel film un’armonia di fondo e un’omogeneità di stile: l’accumulo di notazioni satiriche, ironiche, di siparietti comunque gustosi, anche all’interno di una non-storia, rendono il ritmo scorrevole e fluido, soprattutto nel primo episodio, In vespa, solitamente considerato il migliore, in cui è presente un accorato omaggio a Pier Paolo Pasolini con una lunga carrellata muta sui luoghi che videro la sua dipartita. Isole può sembrare più futile nella sua ricognizione vagamente surreale, ma contiene, in realtà, sequenze di acuta osservazione e divertimento genuino, come l’amico intellettuale teledipendente che va in crisi non sapendo gli aggiornamenti della trama di Beautiful. Il terzo, Medici, è quello dal registro più grave e parte dall’autobiografia per arrivare a una rappresentazione sconsolata della situazione italiana per quanto riguarda la sanità e non solo. Ingannevolmente leggero e disarticolato all’apparenza, il film si presta, come tutte le pellicole di altissimo livello, a più chiavi di lettura, ed è incredibile quanta “significanza” il regista sia riuscito a nascondere dietro ogni immagine/situazione narrata, tutte apparentemente banali e quotidiane, ma parte di un disegno ben più ampio e chiaro, che, se osservato dall’alto, delinea una traiettoria che l’autore percorre, in una sorta di pellegrinaggio, dapprima su luoghi vicini (il primo episodio), poi su luoghi lontani (il secondo), infine sui luoghi dell’anima (il terzo). Il registro è anti-narrativo, gli elementi di ironia e le stilettate al vetriolo non mancano (contro la critica cinematografica nel primo episodio e il pentitismo degli ex-sessantottini, contro la dittatura dei figli e la teledipendenza nel secondo, contro i medici nel terzo). Caro diario è il film-manifesto di Nanni Moretti, ancora più di Ecce Bombo, di Bianca o La Stanza del figlio. Cinema intimista che non trascura il gusto per l’immagine eloquente e per il dialogo pregnante, insomma una bella prova della raggiunta maturità artistica, premiata a Cannes con il premio per la Miglior Regia assegnato da una giuria presieduta da Clint Eastwood. E nel finale la bella canzone di Fiorella Mannoia Inevitabilmente, una delle tante ascoltate nei film di Moretti. Fra gli attori coinvolti, una menzione almeno a Renato Carpentieri, nel ruolo di Gerardo, e ad Antonio Neiwiller, nella parte del sindaco di Stromboli, mentre Jennifer Beals fa un cameo assai simpatico.

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Utlima modifica: 4 Gennaio, 2019



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