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La banda della magliana

È il 1976. L’Italia è afflitta dagli anni di piombo e Roma è l’epicentro delle violenze. Tra la città universitaria e i Parioli si parla di politica e ideologie. E dalle parole si passa volentieri ai fatti, mentre gli scontri tra fascisti e comunisti sono all’ordine del giorno.

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MAGLIANA

È il 1976. L’Italia è afflitta dagli anni di piombo e Roma è l’epicentro delle violenze. Tra la città universitaria e i Parioli si parla di politica e ideologie. E dalle parole si passa volentieri ai fatti, mentre gli scontri tra fascisti e comunisti sono all’ordine del giorno. In centro, tra gli stretti vicoli intorno ai palazzi del potere, si aggira quella fauna politica che ha sempre dominato l’Italia dal secondo dopoguerra e che sembra in crisi di fronte al terrorismo comunista.
Ma, nonostante questa rumorosa patina che l’avvolge, la capitale non dimentica gli altri suoi figli, quelli dei borghi, dei rioni e dei quartieri de noantri. Da Trastevere a Testaccio, dal Tufello all’Alberone fino alla Magliana e poi giù verso Acilia e Ostia: è proprio in questi quartieri della Roma popolare che numerosi gruppi di ladruncoli e malfattori dai soprannomi folcloristici (L’operaietto, Er Vesuviano, Er Gnappa, Er Pantera, Er Criminale, Zanzarone, Er Cravattaro, Er Camaleonte, ecc) esercitano la loro libera professione.
Proprio in un giorno di quel 1976, mentre i Marsigliesi, vecchi capoccia del crimine romano, vengono decimati dalla polizia creando un vuoto di potere, un ragazzo di Trastevere fa da “tassinaro” alle armi di alcuni colleghi. Il giovane Franco Giuseppucci (detto Er negro) un giorno è vittima di un episodio degno dei Soliti ignoti che gli cambierà la vita: mentre prende un caffé al bar, la sua auto carica di armi e parcheggiata là di fronte gli viene fatalmente rubata. L’arsenale appartiene ad un amico trasteverino, un rapinatore di buona fama, tale Renato De Pedis (detto Renatino). Franco si adopera per ritrovare l’auto, ma scopre che le armi sono state già vendute a quelli di via della Magliana. Franco di quelli conosce Maurizio Abbatino (detto Crispino) e si reca da lui per parlare della cosa. Dal colloquio nasce una spontanea simpatia e affinità di vedute tra i due, ai quali si aggiunge in seguito anche De Pedis. Da questi eventi si potrebbe tirar fuori un buon filmaccio di serie b, invece Er Negro, Renatino e Crispino decidono di cogliere l’occasione. Vogliono diventare i nuovi capoccia di Roma e creare quella che è stata definita una vera e propria holding criminale: la Banda della Magliana. Usura, scommesse, sequestri di persona, traffico di droga, prostituzione e rapine a mano armata: la Banda è riuscita in breve a controllare tutte le attività più redditizie. Sin da prima dei Marsigliesi il crimine romano era diviso in “batterie” o “paranze” che si spartivano la capitale in zone d’influenza, regolando gli sgarri a coltellate. Poi sono arrivati loro. «Eravamo i più potenti, perché eravamo gli unici che sparavano», ha dichiarato un ex della Banda anni dopo in un aula di tribunale. Il loro territorio si estende su tutta Roma Sud, fino al litorale di Ostia. In poco tempo riuscirono ad avere in mano tutto e tutti. Vantavano contatti con la Mafia, con la Camorra e con la ‘Ndrangheta, ma in seguito sono state riscontrate anche collusioni con la loggia massonica P2 di Licio Gelli. Dai vari processi che hanno fatto riferimento all’attività della Banda sono emersi rapporti con personaggi molto vicini al SISMI e ai movimenti di estrema destra, con i quali quelli della Magliana avevano un rapporto di mutua collaborazione. Da alcuni pentiti, tra i quali Maurizio Abbatino, si sa che esistevano anche numerosi personaggi che fungevano da contatto tra la Banda e gli ambienti politici e bancari. Erano talmente vicini ai vertici dello Stato da potersi permettere di tenere il loro arsenale in Via Liszt 34, nei sotterranei del Ministero della Sanità.
Queste conoscenze sono la probabile causa della presenza di uomini della Banda della Magliana in numerosi processi per i più eclatanti delitti consumatisi in quegli anni: l’omicidio del giornalista scomodo Carmine Pecorelli; i depistaggi durante le indagini sulla strage di Bologna; il rapimento di Aldo Moro; il delitto Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano e il fallito attentato a Roberto Rosone, secondo di Calvi.

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Proprio i misteri legati ai rapporti tra i capoccia e personaggi politici troppo potenti per essere nominati sembrano essere stati la causa della fine della Banda. In molti sostengono che fu Franco Giuseppucci a svelare il luogo dove le BR tenevano sequestrato Moro, rivelazione che avrebbe portato al suo assassinio il 13 settembre 1980 nel cuore di Trastevere. Danilo Abbruscati morì durante l’attentato a Rosone. Enrico De Pedis, coinvolto nella vicenda del Banco Ambrosiano, dopo essere stato ucciso nel febbraio del 1990, è ora sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare in mezzo a principi e grandi artisti, era molto amico del monsignore. Con lui muore la Banda della Magliana, un’organizzazione che ha portato “I soliti ignoti” ad essere i padroni di Roma.

Anonimo di redazione

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