Un affare di famiglia di Hirokazu Kore-eda mette in scena i legami di una famiglia disfunzionale in cerca di felicità

Un affare di famiglia è l’opera summa di Hirokazu Kore-eda, sintesi suprema del suo cinema, capitolo di un romanzo balzachiano, di una commedia umana contemporanea della società giapponese. Palma d'Oro al 71esimo Festival di Cannes

  • Anno: 2018
  • Durata: 121
  • Distribuzione: BIM Distribuzione
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Hirokazu Kore-eda
  • Data di uscita: 13-September-2018

Con Un affare di famiglia Hirozaku Kore-eda continua il suo discorso sulle forme sentimentali e sociali familiari. Fin dalla sua prima opera, Maborosi, per attraversare tutta la sua filmografia, il regista giapponese affronta diverse declinazioni della composizione dell’unità familiare come comunità di base della società, a volte inserita all’interno delle dinamiche economiche, altre volte, invece, autonoma, sufficiente in sé.

In Un affare di famiglia assistiamo a un anno della vita di questa famiglia disfunzionale che scopriamo a poco a poco composta da un ladro e una donna, sua compagna, che ha ucciso il marito, che vivono in una piccola casa di periferia di una donna anziana che chiamano “nonna”, ma con cui non hanno nessun rapporto di sangue. Completano il nucleo un ragazzino, che l’uomo ha trovato anni prima in strada abbandonato e di cui si è autoeletto sua figura paterna, e una giovane che è la vera nipote dell’anziana.

Una sera d’inverno, l’uomo Osamu Shibata (Lily Franky, già visto in Father and Son) e il ragazzino, mentre tornano da un giro di furtarelli per comprare da mangiare, trovano una bambina triste e piangente lungo una strada. L’uomo intenerito la porta a casa. Nasce subito una discussione all’interno del gruppo su come comportarsi. Spinti dalla donna, tornano nei pressi della casa per cercare i genitori della bambina, ma non trovandoli, decidono di tenerla, anche se rischiano l’accusa di rapimento.

Già da questo primo segmento Kore-eda mette in scena i legami di una famiglia basata sull’affetto e la complicità, descrivendo la quotidianità della loro vita marginale, ma in qualche modo piena e felice. La nonna è il centro di questo gruppo, dando consigli, affetto, riparo e contribuendo con la propria pensione al sostentamento di tutti. Osamu è un operaio precario che viene preso a cottimo per i cantieri e altri lavori di fatica che l’uomo non ama, preferendo i piccoli furti e le truffe e insegnare il “mestiere” al ragazzino. La giovane, invece, potrebbe tornare dai genitori, ma preferisce restare in casa dalla nonna e insieme agli altri, lavorando in un club erotico dove si esibisce dietro a un vetro per i clienti che pagano per vederla. La bambina sembra adattarsi bene al nuovo contesto e piano piano si apre e diventa più serena, trovando quell’affetto e attenzione che non gli davano i suoi genitori. Scopriamo poi che il padre non la voleva e picchia la moglie e la donna che, pur di accontentare il marito, non presta alcuna attenzione alla figlia.

Kore-eda è un regista che tratta la materia filmica con uno sguardo composto da grande sensibilità e spesso mettendo la macchina da presa a livello dello sguardo dei bambini. Del resto, questa operazione è una sua cifra stilistica che già aveva attuato in I wish, Nobody Knows e maturato in Father and Son. La bambina di Un affare di famiglia è una variante della piccola sorella di Little Sister, che viene accolta all’interno di un’altra famiglia atipica, composta da tre sorelle che vivono insieme e si prendono cura di lei quando scoprono che il padre (che le aveva abbandonate) ha avuto la bambina da un’altra donna. La bambina di Un affare di famiglia osserva in modo innocente la vita degli altri e, attraverso loro, trova una dimensione emotiva che si rafforza con il rapporto con il ragazzino che le insegna i trucchi per i furtarelli.

Le linee narrative nella sceneggiatura, scritta dall’autore nipponico, si sviluppano su diverse traiettorie individuali e di coppia: quello tra la nonna e la nipote; tra l’uomo e la donna; tra l’uomo e il ragazzino; tra le donne e la bambina; tra la bambina e l’anziana. Queste variazioni vengono messe in serie in un montaggio articolato e alternato (curato dallo stesso Kore-eda, come in tutti i suoi film) che tornano sempre al centro della casa, luogo e spazio interiore, rifugio dall’esterno freddo e ostile, in un miscuglio di sopravvivenza e ricerca di felicità, dove niente è mai facile e niente è mai come sembra, visto che poi tutti i nodi intrecciati lungo lo sviluppo della diegesi trovano lo scioglimento nella parte finale del film, dopo la morte dell’anziana e la scoperta da parte della polizia del gruppo.

In un’opera così densa di umanità ci sono due sequenze che vogliamo citare per intensità emotiva dove il contenuto, i personaggi e la messa in scena si fondono con una forma visiva limpida e cristallina. La prima è durante una gita al mare, dove il gruppo si diverte e vive pienamente la giornata come una famiglia realizzata e felice. Proprio dopo questa giornata, zenith di appagamento emozionale, la nonna morirà nel sonno sorridendo. La seconda è quando l’uomo saluta il ragazzino che sta prendendo il bus che lo conduce a scuola, ormai recuperato dagli assistenti sociali e assegnato in adozione. Se per tutto il film l’uomo cercherà di farsi chiamare “papà” e di costruire un rapporto padre-figlio, con il bambino che è cosciente che lui non è il suo vero padre e con cui ha un rapporto di amore-odio, sarà proprio nel momento del distacco che il ragazzino sussurra quella parola, comprendendo alla fine che quell’uomo è il padre per legami sentimentali e umani e non di sangue (ricordando lo stesso rapporto che si instaura tra il padre ricco e il bambino che si scopre non essere suo figlio in Father and Son).

Kore-eda rielabora da par suo la lezione di Ozu, in particolare nelle riprese degli interni della casa con la macchina da pres a livello di tatami, nei molti momenti di questa famiglia che mangia in continuazione e in cui sorridono tutti sempre (anche dopo momenti drammatici), in una ricerca di felicità che diviene una forza inarrestabile contro i mali del mondo.

Un affare di famiglia diviene così l’opera summa del cinema di Hirokazu Kore-eda, sintesi suprema del suo cinema, capitolo di un romanzo balzachiano, di una commedia umana contemporanea della società giapponese. E la giuria del 71esimo Festival di Cannes ne ha riconosciuto il valore assoluto premiandolo con la (meritata) Palma d’oro come miglior film del concorso.

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Utlima modifica: 11 Settembre, 2018



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