71 Locarno Festival: Alice T. di Radu Muntean, ritratto di un’adolescente ribelle contro tutti e tutto

Alice T. di Radu Muntean, presentato nel concorso internazionale del Locarno Festival in prima mondiale, è la storia di un'adolescente alle prese con le difficoltà di diventare adulta

  • Anno: 2018
  • Durata: 105'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Romania/Francia/Svezia
  • Regia: Radu Muntean

Alice T. di Radu Muntean, presentato nel concorso internazionale del Locarno Festival in prima mondiale, è la storia di un’adolescente alle prese con le difficoltà di diventare adulta. Il regista Radu Muntean non è un novellino: Alice T. è il suo sesto lungometraggio e fa parte di quella new wave del cinema rumeno di cui i rappresentanti più conosciuti dal grande pubblico sono Cristian Mungiu e Cristi Puiu. La sua mano di regista maturo, con capacità di controllo della macchina da presa e senso della messa in scena, la si può apprezzare fin dalla prima inquadratura. In totale vediamo la protagonista, Alice (Andra Guti), in una sala da gioco mentre è seduta a un tavolo a bere una bibita e chattare sullo smartphone. L’inquadratura ha una profondità di campo che rende tridimensionale l’immagine sullo schermo, con altri personaggi sullo sfondo intenti a giocare a tennis tavolo. Questo meccanismo di messa in quadro Muntean lo utilizza spesso durante il film: diventa una cifra stilistica per rendere visibile la sostanziale solitudine in cui è immersa e si muove la ragazza.

Alice è una sedicenne dai classici capelli rossi, corposa, sboccata, vivace, ribelle che rimane incinta. Si scontra violentemente con la madre che, prendendole il cellulare, sospetta dello stato della figlia. La sequenza alterna prima un momento di scontro verbale e fisico con la proposta di abortire da parte della madre, con Alice contraria perché vuole tenere il bambino. Poi, abbiamo la madre che accetta la gravidanza della ragazza e la accompagna dalla ginecologa per la prima ecografia e per sostenerla. I cambi repentini dell’andamento della storia sono una caratteristica della struttura narrativa di Alice T.: del resto, Alice poi muta improvvisamente idea e utilizza la pillola per abortire in casa di un’amica (in una scena che passa dal cinico al comico, al drammatico e viceversa), mantenendo all’oscuro tutti. Tutte le sequenze sono un inanellarsi di episodi che procedono in modo lineare.

Il regista rumeno tratteggia in Alice T. il ritratto di una giovane adolescente irrisolta, che si scontra con il sistema che lei ritiene oppressivo: la famiglia (contro la madre, il patrigno e un padre assente) e la scuola (litiga con un insegnante che non le dà il permesso di uscire, accusandolo poi di averla aggredita). La ribellione di Alice però sembra apparire fine a se stessa, non portandola da nessuna parte se non a restare sola. E, come in un circolo vizioso, quando nel finale durante la visita di controllo si scopre che il feto non c’è più, madre e dottoressa escono dallo studio e Alice rimane sola piangente e disperata. Un long take in chiusura che si collega idealmente con l’incipit.

Alice T. è una rappresentazione del solipsismo di una generazione che non riesce a trovare un posto nel mondo, che non sa che cosa vuole, alla ricerca di una propria essenza in opposizione ad altro. Un’altra figura femminile in cerca di libertà che intelligentemente fa il paio con l’altro film in concorso a Locarno, l’americano Diane: lì c’è una donna che vive la sua ultima stagione, qui abbiamo una ragazza che invece affronta la prima (e se in Diane siamo in inverno, in Alice T. i fatti si svolgono in estate, in un collegamento metacinematografico tra le diverse stagioni della vita).



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