71 Festival di Cannes: Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, la splendida e poetica fiaba del Medioevo contemporaneo (Concorso)

Lazzaro felice di Alice Rohrwacher è una fiaba moderna e visionaria che assorbe e rilascia il passaggio dal vecchio Medioevo al Medioevo di oggi

  • Anno: 2018
  • Durata: 130'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Alice Rohrwacher
  • Data di uscita: 31-May-2018

Lazzaro felice di Alice Rohrwacher è il primo dei due film italiani ad entrare a testa alta nel Concorso. Dopo 4 anni e il Gran Premio della Giuria, Le meraviglie, la giovane autrice italiana conferma appieno il suo talento dentro una fiaba moderna che assorbe e rilascia il passaggio dal vecchio Medioevo al nuovo Medioveo contemporaneo.

Veniamo immediatamente proiettati in un arcaico sistema agricolo-mezzadro, alienato e cristallizzato in una schiavitù a cui una grande famiglia allargata di contadini è soggetta da sempre, considerandola l’unica realtà possibile. L’Inviolata, il grande ed isolato podere che gli agricoltori fanno fruttare per la buonista e cinica padrona marchesa Alfonsina De Luna (incarnata perfettamente da Nicoletta Braschi) è un mondo che ci ricorda quanto abbiamo lasciato e dimenticato: una esistenza bucolica, più autentica e viva, attaccata alla nostra origine. Nel gruppo di sfruttati, uomini, donne, bambini, espande la luce dei suoi occhi puri il giovane Lazzaro (l’incredibile Adriano Tardiolo), un ‘santo’ nella totale innocenza di cui è pregno, nella cieca fiducia nel prossimo, nell’umiltà della sua sostanza. Alfonsina De Luna e suo figlio Tancredi (giovane viziato, non svezzato alla vita) arrivano per stare qualche giorno nel podere, e il cambiamento arriva, inaspettato. Per i contadini, che prenderanno atto di vivere in un mondo che non esiste più (siamo nel 1982 e le vicende ripercorrono fatti realmente accaduti). Per gli stessi nobili e i loro privilegi.

Lazzaro invece non cambia. Come un santo, rimane se stesso in tutto e per tutto. Oltre il tempo, oltre un’evoluzione sociale che non libera ma rende, se mai possibile, più schiavi e sottomessi, nello scarto che il sistema economico produce. Tra echi di verità e bellezza della vita contadina di Ermanno Olmi, istinti fiabeschi e umani di Calvino, misticismo tutto terreno del Francesco Giullare di Dio di Roberto Rossellini, di sogno felliniano nella realtà, Alice Rohrwacher con Lazzaro felice disegna un ritratto pungente e poetico, così accorto alla parola, all’immaginazione, senza mai trascurare il visionario. Dai volti della giovinezza, agli ambienti che trasudano verità, bellezza, anche nella miseria che raccontano. La riflessione e il racconto visivo si perdono nel momento in cui arriva l’oggi. I personaggi, smarriti come in un libro che non riconoscono, fanno fatica a ritrovarsi, a darsi un posto, e noi con loro. Si sfilacciano, si allungano in avvenimenti inconcludenti, insieme ai cocci di un universo svanito, dalle cui ceneri risorge il peggio. Il miracolo di Lazzaro non basterà, anche se tutti noi ne abbiamo disperatamente bisogno.

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Utlima modifica: 15 Maggio, 2018



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