Benvenuti a casa mia: Philippe De Chauveron torna con un’altra divertente commedia su quanto sia difficile accettare la diversità

Regista e sceneggiatori sembrano essersi divertiti a giocare con lo stereotipo dell’intellettuale impegnato, del passaggio dall’ideale al reale

  • Anno: 2018
  • Durata: 92'
  • Distribuzione: Adler Entertaiment
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Francia, Belgio
  • Regia: Philippe De Chauveron
  • Data di uscita: 08-March-2018

Si costruiscono così le commedie: per eccesso, semplificazione, amplificazione. In Benvenuti a casa mia di Philippe De Chauveron il protagonista, Jean-Etienne Fougerole (Christian Clavier), vive l’esperienza di un contrappasso da lui stesso provocato, nel momento in cui accetta la sfida televisiva ingaggiata dal suo rivale politico: ospitare nella sua bella casa di Marnes-la Coquette nientedimeno che una famiglia rom, data la sua apertura ostentata nei confronti degli stranieri durante il dibattito e nel suo libro, A braccia aperte.

A braccia aperte (che è anche il titolo originale del film: A bras ouverts) sarà il nome con cui verrà chiamato da Babik (Ary Abittan), patriarca della famiglia rom che gli si materializza ai cancelli la stessa sera della sua avventata dichiarazione. Un uomo tranquillo, dieci ospiti inattesi dice il sottotitolo del film. La tranquillità di Fougerole si è costruita interamente sulla sua solidità economica (grazie anche all’eredità della moglie Daphné-Elsa Zylberstein) e sull’inconsapevole ipocrisia, sua, della consorte, di tutta una fetta di società occidentale che parla bene e non agisce di conseguenza. Ora, messo alle strette davanti a tutta la nazione, deve fare buon viso a cattivo gioco, se non vuole perdere il suo buon nome, la faccia e il successo del libro. Incalzato dalla sua agente letteraria, prova ad accogliere Ary e la sua famiglia turbolenta, convincendosi che sia giusto così e che tutte le intemperanze degli ospiti siano solo dovute alla loro cultura.

Un processo di finta autocoscienza continuo, che si incrina ogni momento, che sta in piedi sono con la forza di volontà, e tanta. Fougerole e la moglie (ancora più costruita di lui) devono confrontare i buoni sentimenti con i sentimenti buoni, per scoprirsi più inclini ai primi, mentre la comunità altra si rivela presto più sincera e autentica, con valori che appaiono più coerenti e trasparenti.
Anche se poi Babik stesso, baguette sotto il braccio al ritorno dal lavoro, si fa presto francese e s’irrigidisce, antecedendo i suoi interessi a quelli degli altri rom appena arrivati.

De Chauveron, dopo Non sposate le mie figlie del 2014, torna con gli stessi attori (Christian Clavier e Ary Abittan) a trattare il tema dei pregiudizi, a tessere una storia tutto sommato semplice, ma che sa suscitare il sorriso, soprattutto quando scomoda i pregiudizi inconsci del pubblico. In Italia il film uscirà l’8 marzo, pochi giorni dopo queste elezioni che sono il trionfo di banalità, populismo, e razzismo, di slogan tipo “Prima gli Italiani“, che ricordano tanto il film di Lucas Belvaux,  A casa nostra.

A casa nostra in Francia era stato snobbato dalla destra, ma è forte il sospetto che Benvenuti a casa mia invece piaccia, soprattutto a quella destra, oggi più seguita, che non coglie humor e sottigliezze, che farà sua la derisione dell’intellettuale di sinistra e gli stereotipi sui rom, con i quali il regista e gli sceneggiatori Guy Laurent e Marc De Chauveron si sono intelligentemente divertiti e altrettanto intelligentemente ci divertono.

Forse però il momento storico non è il più adatto per sottolineare quanto l’ideologia di sinistra non sia sempre perfettamente pura, in un contesto politico, italiano ed europeo, così preoccupante. E forse non è il periodo più giusto per rappresentare i rom un po’ brutti, un po’ sporchi e un po’ cattivi (anche se riscattati, non del tutto, dalla spontaneità), perché rischiano di essere presi alla lettera.
Ora che ci siamo allontanati troppo dal tempo in cui benevolenza e buonismo non si confondevano, da quando (sembra preistoria) Emir Kusturica ci regalava, in Gatto nero, gatto bianco le atmosfere oniriche, affascinanti e poetiche sugli zingari e la loro cultura, accompagnate dalle musiche di Goran Bregovic, che ancora ricordiamo.

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