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VISTI AI FESTIVAL

Trieste Film Festival 2018: Agitazioni di giugno di Želimir Žilnik

Al Trieste Film Festival la riscoperta di Želimir Žilnik, cineasta di origini serbe che dal '68 in poi seppe rapportarsi alla realtà yugoslava con uno stile caustico e tagliente

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Ci sarebbe da pescare molto nella sezione Rebels 68, East ‘N’ West Revolution, con cui il 29° Trieste Film Festival sta celebrando i 50 anni trascorsi da un momento così cruciale, finanche a livello di impulsi artistici e modelli di comunicazione, della storia contemporanea. Da parte nostra siamo rimasti particolarmente colpiti dalla riscoperta di un cineasta di origini serbe, Želimir Žilnik, che in quel frangente seppe rapportarsi alla realtà yugoslava con uno stile caustico, tagliente, intriso all’occorrenza di intelligenti provocazioni politiche. Un po’ alla maniera di Karpo Godina, volendo.

Sarebbe forse scontato introdurre la sua figura a partire da Rani radovi (Prime opere), lungometraggio d’esordio che fece scalpore vincendo un po’ a sorpresa il l’Orso d’Oro alla Berlinale del 1969. In effetti è lì che l’approccio godardiano al montaggio, all’utilizzo di soluzioni registiche stranianti, si sposa compiutamente con una critica incisiva e graffiante, nella sua impostazione allegorica, al prolungato stato di stagnazione del regime titino.

Tuttavia siamo rimasti colpiti in maniera non meno forte da un corto documentario praticamente coevo, Lipanjska Gibanja (Agitazioni di giugno), il cui relazionarsi ai moti studenteschi di marca sessantottina seppe esprimere alla massima potenza l’impronta eversiva di un cinema in presa diretta che, anche in altre zone del mondo, stava mostrando una simbiosi perfetta coi cambiamenti in corso.

Assistiamo pertanto, di fronte all’università Karl Marx in subbuglio, al manifestarsi di quelle tensioni giovanili e di quelle prese di posizione contro la degenerazione del socialismo, di cui gli stessi vertici della Jugoslavia titina avvertirono la spinta potenzialmente destabilizzatrice. Per quanto non con gli stessi esiti drammatici, estremi, che caratterizzarono ad esempio la famosa “Primavera di Praga”.

Si susseguono le interviste ai manifestanti. Compaiono rapsodicamente cartelli e slogan che mettono in discussione principi del socialismo percepiti come sacri fino ad allora. Si allude, da parte di alcuni, all’imborghesimento e all’opportunismo rivelati dalla classe dirigente comunista. Un tentativo di cambiare le cose dall’interno, insomma. Destinato, lì come altrove, ad infrangersi contro un muro.

E di grande effetto è poi la chiosa finale del corto, affidata a una impetuosa arringa del noto attore Stevo Žigon, che nelle battute conclusive propone alla folla una sua interpretazione della Morte di Danton di Georg Büchner. Scelta decisamente emblematica.

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  • Anno: 1969
  • Durata: 10'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Yugoslavia
  • Regia: Želimir Žilnik