Venezia 70: “La vida después” di David Pablos” (Orizzonti)

 

Anno: 2013

Distribuzione: Centro de Capacitaciòn Cinematogràfica, A.C.

Durata: 90′

Genere: Drammatico

Nazionalità: Messico

Regia:  David Pablos

 

Una famiglia alla ricerca di sé

Nella sezione Orizzonti delicata opera prima del regista messicano David Pablos che affronta come tema, quello che sta diventando il leitmotiv della Mostra: il disfacimento della famiglia.

In questa pellicola intimista e sincera viene indagato il rapporto fra i due fratelli Rodrigo (Rodrigo Azuela) e Samuel (Americo Hollander), il primo (il più grande) aggressivo e introverso, l’altro riflessivo e calmo. Quando, la loro madre, Silvia (Maria Renée Prudencio), (da sempre instabile mentalmente) scompare lasciando come unica traccia un misterioso biglietto d’addio, inizia per loro una viaggio che li porterà a fare i conti con le loro paure e insicurezze in uno scontro che metterà alla luce le differenze fra i due caratteri. Sullo sfondo un Messico dai colori caldi mostrato fino al deserto di Sonora, luogo terribile e iniziatico per antonomasia.

La sequenza iniziale dell’abbraccio fra Samuel e sua madre, immersi in mare, mentre scende la pioggia di un temporale improvviso è mostrata con un’eleganza visiva dovuta anche ad un ottima fotografia realista. La macchina da presa segue i personaggi mostrandoci spesso dettagli e sguardi che amalgamati con un’appropriata colonna sonora mettono in risalto gli stati d’animo dei protagonisti. Le immagini e la musica ci dicono della famiglia molto di più delle parole.

Pablos non sfoggia una sceneggiatura particolarmente brillante, ma riesce a rendere bene le dinamiche all’interno della famiglia dando peso più ai silenzi che ai dialoghi, come ha spiegato lui stesso in conferenza stampa: “Volevo fare un  film sulla ricerca della propria casa, sul fatto che il luogo in cui nasciamo non è necessariamente il luogo che possiamo chiamare casa. È una storia sull’eredità che viene trasmessa dai genitori ai figli, un’eredità che va oltre l’aspetto fisico, ed è visibile nella nostra vita di tutti i giorni, nel modo in cui interagiamo con gli altri e in cui viviamo la nostra vita”.
Un’opera incoraggiante che si inserisce di diritto nella nuova ondata di cinema messicano indipendente.

Vittorio Zenardi



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