Venezia 70: “The Unknown Known” di Erol Morris (In Concorso)

 

Anno: 2013

Distribuzione: HanWayFilms

Durata: 105′

Genere: Documentario

Nazionalità: Usa

Regia: Erol Morris

 

Lo schermo reale

Presentato in concorso The Unknown Known, primo documentario dei due in concorso (l’altro è Sacro GRA di Gianfranco Rosi), del pluripremiato Erol Morris, Oscar nel 2003 con The Fog of War.
Il documentario, incentrato sulla figura enigmatica e controversa di Donald Rumsfeld, per più di quarant’anni nella stanza dei bottoni americana (dal 1962 anno della sua elezione alla Camera dei Rappresentanti a solo trent’anni fino al 2006), inizia con un gioco di parole: “C’è il noto noto; sono le cose che sappiamo di sapere. C’è il noto ignoto; ovvero ci sono cose che ora sappiamo di non sapere. Ma c’è anche l’ignoto ignoto; sono cose che non sappiamo di non sapere.” Si aggiunge anche una quarta combinazione quella dell’”ignoto noto”, cioè le cose che sappiamo di non sapere e che non verranno mai alla luce.
Nella  lunga intervista faccia a faccia con il regista (che non apparirà mai sullo schermo), lo scrittore/attore Rumsfeld scandisce le tappe più importanti della sua carriera  leggendo una scelta dei suoi “fiocchi di neve”, ovvero le decine di migliaia di appunti annotati nel periodo in cui fu membro del Congresso. Si calcola che solo nei suoi ultimi 6 anni di lavoro al Pentagono ne scrisse 20.000.

Oltre a far venir fuori il fine stratega, il documentario evidenzia le sue eccezionali doti comunicative, quella capacità di eludere con battute e “colpi di teatro” le domande più insidiose dei giornalisti creando anche un vero e proprio vocabolario del pentagono. Termini come “armi non convenzionali”, “guerriglia” e altri ancora vengono creati e plasmati per condizionare il nemico, infatti dichiarerà: “Ci sono parole che avvantaggiano e fanno bene al nemico ed altre che servono ad indebolirlo.
Mentre viene interrogato sugli scandalosi fatti accaduti nel campo di prigionia di Guantánamo, vengono riproposte le shockanti fotografie che hanno fatto il giro del mondo.
Si difenderà parlando di militari fuori controllo non autorizzati da lui, ammetterà solo di aver acconsentito a costrizioni di lieve entità.

Dichiarando: “Tutte le generazioni sono false” ammette che la verità non è stata e mai sarà funzionale alle scelte politiche e militari. Prosegue: “Certi fatti accadranno sempre,  la guerra sarà sempre necessaria. Dovremmo sempre chiedere aiuto ai nostri ragazzi.”
Per Rumsfeld non esistono scelte sbagliate in assoluto, ma priorità da soddisfare che comportano sempre un rischio. Non importa se a farne le spese sono giovani vite umane perché questo fa parte del gioco.
Un’opera da vedere, anche se Morris non affonda il colpo perdendo l’occasione di mostrare i veri interessi, le incongruenze e i paradossi che stanno dietro alle guerre.

Vittorio Zenardi



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