Venezia 70: “Child of God” di James Franco (In Concorso)

 

Anno: 2013

Durata: 104′

Genere: Drammatico

Nazionalità: Usa

Regia: James Franco 

James Franco porta in Concorso un’opera spigolosa e scorretta, un vero e proprio studio sull’attore. Memore della solitudine affrontata nell’interpretazione di Aron Ralston in 127 ore, il regista americano mette alla prova l’ottimo Scott Haze sfidandolo a confrontarsi con i propri limiti.
Il film è basato sull’omonimo romanzo di Cormac McCarthy e ispirato a Ed Gein, killer  realmente esistito negli anni Cinquanta che ha inoltre ispirato il libro Psycho di Robert Bloch.

Una voce narrante ci introduce nella disgraziata vita di Lester Ballard (Scott Haze), antieroe che, rimasto dapprima senza i genitori e poi privato della casa, cercherà di vivere al di fuori dell’ordine sociale, sprofondando esistenzialmente e materialmente al livello di un cavernicolo.
Non c’è via d’uscita nella vita di  questo personaggio che a poco a poco si abbandona alla degenerazione e al crimine.

Franco ha il pregio di accostarci a questa escalation in modo graduale, suscitando in noi una certa simpatia per Laster che sembra vittima di episodi sfavorevoli, fino a poi mostrarcelo in atti di necrofila e violenza gratuita. Il contatto con l’altro può avvenire per Laster solo a favore di  oggetti inanimati – si veda il caso dei pupazzi vinti ad una fiera o dei cadaveri. Solo con chi non può giudicarlo in un delirante dialogo a senso unico. La scena del corteggiamento con la ragazza morta divenuta ormai di ghiaccio e la scarica di proiettili ai pupazzi rei di complottare contro di lui sono esemplari in questo senso. E in questa direzione ci spinge anche il regista che in conferenza stampa ha detto:“Volevo mostrare, in un modo certamente intenso, che cosa significhi volersi disperatamente collegare ad altri esseri umani e non essere capaci di farlo. È stato, questo, il nostro approccio: presentare un uomo desideroso di comunicare con i morti in quanto erano i soli che non l’avrebbero rifiutato.

Nel cuore di un selvaggio Tennessee, Franco non ci risparmia niente, mostrandoci Laster intento a defecare, masturbarsi e accoppiarsi con cadaveri, sempre con uno sguardo asettico quasi documentaristico. Per qualcuno può essere troppo ma il regista spiega:“Nella sfera dell’arte un personaggio come Laster può essere utilizzato per studiare ciò che c’è dentro ciascuno di noi”.
Possibile Coppa Volpi per l’intensa ed estrema interpretazione di Scott Haze.

Vittorio Zenardi



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