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ShorTS International Film Festival Maremetraggio

‘Giants’: storia di una lotta contro i mulini a vento

Il cortometraggio di Andy Berriman, in concorso allo ShorTS International Film Festival

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Giants, il cortometraggio diretto da Andy Berriman,  sarà presentato alla ventisettesima edizione dello ShorTS IFF. Fa parte della sezione Eco-ShorTS, che comprende una serie di opere sul rapporto tra persone e ambiente e ha già debuttato all’Aesthetica Short Film Festival, dove ha vinto il premio per la Migliore Sceneggiatura.

La trama segue Sandy (Josh Barrow), un ragazzo isolato che vive in una cittadina post-industriale del Nord-Est dell’Inghilterra. Mentre raccoglie rottami metallici, Sandy incontra Don (Trevor Fox), un uomo più anziano e teorico della cospirazione. Quest’ultimo lo convince a partecipare a una pericolosa missione, che prevede la distruzione di un impianto eolico locale.

Giants rappresenta la seconda collaborazione tra il regista e il drammaturgo inglese Alex Oates dopo Mortal, premiato nel 2022 con il Northern Film Prize. La sceneggiatura si basa su un racconto breve del drammaturgo, Tilting at Windmills (Combattere contro i mulini a vento) e racconta una storia ambientata nella città in cui vive, Cambois, nella contea del  Northumberland, una delle aree più svantaggiate del Regno Unito.

Un moderno Don Chisciotte

Il cortometraggio richiama esplicitamente Don Chisciotte della Mancia di Cervantes: Don assume il ruolo del cavaliere visionario che vede nemici dove esistono soltanto mulini a vento, mentre Sandy diventa una sorta di Sancho Panza contemporaneo, meno ironico e più vulnerabile. I mulini a vento si trasformano invece nelle pale eoliche che si stagliano, come giganti, sulla tetra Cambois.

Don è un complottista in piena regola, timoroso e paranoico, che avvolge i cellulari degli ospiti nella carta stagnola per evitare di essere spiato. Sandy, invece, trascorre le giornate raccogliendo rottami in un paesaggio dominato dal cemento, dai capannoni abbandonati e da una perenne sensazione di immobilità esistenziale. I due, apparentemente distanti, sono uniti dalla solitudine, dal dolore per la perdita di una persona amata e dalla mancanza di una direzione chiara nella propria vita.

Complottismo e ricerca di significato

Le fissazioni e le teorie di Don diventano un modo per trovare un significato in una realtà troppo difficile da comprendere o da accettare. Per quanto le sue convinzioni siano assurde e prive di ogni fondamento, il cortometraggio non si concentra sul denigrare o ridicolizzare il suo personaggio, che non è mai rappresentato in modo caricaturale. Al contrario, si intravede la sua umanità attraverso piccoli gesti, come l’ostinazione con cui continua a piantare fiori bianchi sulla scogliera, nonostante non attecchiscano mai, oppure nel ricordo della moglie, morta di tumore come la madre di Sandy.

Don attribuisce alle pale eoliche la malattia di entrambe le donne: è convinto che l’impianto li stia lentamente uccidendo tutti. In questo senso, il complottismo sembra nascere anche dalla necessità di dare un significato al dolore. Per quanto distorta, questa spiegazione restituisce un ordine agli eventi, individua un nemico preciso e rende più sopportabile l’idea che tragedie simili possano accadere senza una ragione. Nello sconforto e nella mancanza di organizzazioni o comunità forti che possano aiutare le persone a comprendere il mondo che le circonda e a combattere per i propri diritti, il complottismo finisce per colmare quel vuoto, offrendo una direzione e uno scopo.

Oltre alla solitudine, Sandy e Don sono uniti anche dalla rabbia. La disperazione e il senso di impotenza finiscono per trasformarsi nel bisogno di trovare un responsabile. Quando i veri colpevoli appaiono troppo lontani o irraggiungibili, quella rabbia si rivolge verso spiegazioni e credenze vaghe e teorie del complotto. I “giganti” del titolo non sono quindi soltanto le pale eoliche. Sono anche tutte quelle strutture economiche, politiche e industriali che al singolo risultano immense e inaccessibili, lasciandolo sprofondare nell’inadeguatezza e nell’incapacità.

Giants

Lavoro e futuro

In Giants, Sandy non può fare a meno di osservare con speranza i cartelloni che annunciano la costruzione della nuova sede della Britishvolt, una promettente fabbrica di batterie per veicoli elettrici. In una delle primissime inquadrature, uno dei cartelli riporta la scritta:

Welcome to the future. Will you join us?

Il passato di Blyth e della sua frazione costiera Cambois era dominato da cantieri navali, centrali e miniere di carbone. Con la progressiva deindustrializzazione dell’area, molte di queste attività sono scomparse, lasciando dietro di sé un territorio che ha perso gran parte del proprio sostentamento e delle opportunità lavorative.

In una realtà cupa e apparentemente senza speranza, la possibilità di un futuro sembra ridursi alla sola prospettiva di trovare un impiego. In questo modo, il lavoro diventa l’unico mezzo attraverso cui definire il proprio valore, l’appartenenza al mondo e, di conseguenza, anche la propria identità.

«Non ho detto “lavori”, ho detto “futuro”. E non lasciare che ti facciano credere che le due cose siano collegate, perché non lo sono. Hai del potere, ragazzo!»

Il cortometraggio invita a riscoprire il proprio potere personale e la capacità di agire sulla realtà, indipendentemente dal lavoro che si svolge. Ricorda che ognuno di noi può comunque incidere su ciò che lo circonda e contribuire a cambiare qualcosa, anche quando sembra di non avere alcuna possibilità di farlo.

La forza della sintesi

In pochi più di diciassette minuti Giants è in grado di affrontare molti temi complessi, come il lutto, la deindustrializzazione, il lavoro, il complottismo e il bisogno di trovare un significato al dolore, compiendo un ottimo lavoro di sintesi. La sceneggiatura è ben equilibrata e riesce a utilizzare con armonia dialoghi e immagini, senza sprecare una sola scena.

Ne è un esempio il punto in cui Sandy ascolta il messaggio della Britishvolt, seduto da solo in casa e circondato dai biglietti di condoglianze per la morte della madre. In pochi secondi il film restituisce tutta la sua solitudine, ma anche quanto la prospettiva di un lavoro rappresenti per lui l’unico slancio possibile verso il futuro. Un futuro che, come la fabbrica stessa, è ancora solamente una speranza, quasi un miraggio.

Anche i dialoghi sono puntuali e funzionali alla narrazione. Le convinzioni di Don vengono svelate poco alla volta, senza ricorrere a lunghe spiegazioni. Ogni informazione arriva nel momento giusto e contribuisce ad arricchire, un tassello alla volta, la comprensione dei personaggi e del loro rapporto.

La riuscita del film dipende in gran parte dal rapporto e dalle dinamiche che si sviluppano tra Sandy e Don, interpretati rispettivamente da Josh Barrow e Trevor Fox, che qui offrono delle ottime prove attoriali, rendendo convincente e credibile la relazione tra i due personaggi.

Un altro importante motivo per cui il corto funziona è la solidità della trama, che lascia la sensazione che il racconto possa espandersi, forse anche in un lungometraggio, senza perdere la sua forza. Partendo da una piccola vicenda, ambientata in un’area poco conosciuta del Northumberland, Giants porta a riflettere su dinamiche che travalicano il contesto in cui sono raccontate. Come le storie più efficaci, Giants parte dal particolare per arrivare all’universale.

Giants

  • Anno: 2025
  • Durata: 17'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Regno Unito
  • Regia: Andy Berriman