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‘L’agente segreto’. Un thriller politico nel Brasile degli anni Settanta

Il film di Kleber Mendonça Filho, ambientato durante la pesante dittatura militare di Ernesto Geisel, è ora disponibile in streaming

Pubblicato

il

MUBI Maggio 2026

L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho, vincitore l’anno scorso a Cannes del premio per la miglior regia e quello per il miglior protagonista maschile, è ora disponibile sulla piattaforma Mubi.

Un uomo in fuga

Brasile 1977: un Maggiolino Volkswagen giallo si ferma a una pompa di benzina per fare rifornimento. L’uomo al volante, sulla quarantina, guarda esterrefatto un cadavere in putrefazione, coperto solo da un cartone, che giace pochi metri più avanti sul terreno polveroso della stazione di servizio. Il morto è lì da qualche giorno senza che la polizia sia intervenuta, nonostante le chiamate del benzinaio.

È l’incipit piuttosto inquietante di un film che vede come protagonista proprio il conducente del Maggiolino: si chiama Armando ma si sposta sotto il falso nome di Marcelo (Wagner Moura). Sta viaggiando verso Recife, città pernambucana del nord-est del Brasile, per raggiungere una comunità di rifugiati politici gestita dall’anziana dona Sebastiana (Tânia Maria) che lo ospiterà e, soprattutto, per ricongiungersi con il figlioletto Fernando che, dopo la morte della madre Fatima (Alice Carvalho), vive con i nonni nella città sull’Atlantico.

Armando è un ex professore universitario che apprende di essere ricercato da due killer assoldati da Henrique Ghirotti (Luciano Chirolli), ex presidente della compagnia energetica statale che, qualche anno prima, aveva fatto smantellare il gruppo di ricerca guidato da Armando con il quale era entrato in forte e violento contrasto. Armando, infatti, aveva denunciato le pratiche corruttive dello stesso industriale.

Nel frattempo in città, dove Armando/Marcelo ha preso servizio presso l’ufficio anagrafe nella speranza di trovare informazioni sulla madre morta tanti anni prima, un poliziotto corrotto indaga su una gamba umana mozzata e ritrovata all’interno di uno squalo appena ucciso. La stessa gamba, potente metafora di un paese lacerato e in balia della violenza della dittatura, prende vita, iniziando a colpire duramente e seminando il panico fra le coppie appartate in un parco cittadino. Lo raccontano gli articoli sensazionalistici dei giornali dell’epoca, redatti ad arte per evitare di parlare dei crimini del regime, ma dando lo spunto ai poliziotti di reprimere con la forza chiunque facesse sesso nei parchi o fumasse erba, appartenesse alla comunità LGBTQ o, semplicemente, portasse i capelli lunghi.

Quello raccontato nel film è anche il periodo in cui nelle sale cittadine si proietta Lo squalo, il famoso film di Steven Spielberg, la pellicola che il piccolo Fernando vorrebbe vedere, nonostante la paura che prova nel guardare la locandina, e che Mendonça Filho omaggia con la scena della gamba nella pancia del pesce.

Un’opera sul ricordo

L’agente segreto è, soprattutto, un film sul ricordo, la memoria di un’epoca che è anche quella dell’infanzia del regista. Un’opera nella quale, almeno nella lunghissima prima parte, non c’è la tensione che ci si dovrebbe aspettare da un thriller. Al contrario, a predominare, sono piuttosto le descrizioni dei personaggi e di un mondo sicuramente diverso da quello attuale ma del quale il regista ricorda e riassapora gli odori, i suoni.

Allo stesso tempo, è anche il racconto di una nazione posta sotto il giogo di una dittatura feroce, mai veramente esplicitata nel film ma per lo più percepita tramite alcuni rimandi quali, ad esempio, i titoli dei quotidiani che informano delle centinaia di persone uccise dal regime durante i giorni del carnevale, l’arroganza di una polizia corrotta e violenta, i rifugiati politici costretti a vivere sotto falso nome o, ancora, le ricorrenti inquadrature del ritratto del presidente affisso negli uffici pubblici.

Kleber Mendonça Filho è abile nel maneggiare una storia complessa – che inizialmente si fatica a comprendere – senza attenersi solamente ai canoni del thriller, ancorché venati da toni surreali, ma costruendo un racconto di più ampio respiro che descrive un periodo particolarmente cupo della storia brasiliana.

Con alcuni flashforward inseriti all’interno della struttura narrativa, Mendonça Filho ci permette, inoltre, di compiere un salto temporale nel nostro presente, mostrando, due studentesse di storia intente ad ascoltare e trascrivere alcune musicassette sulle quali Armando aveva registrato la propria storia. Sono tracce di un passato che ritorna a farsi presente (come già accaduto in Retratos fantasmas, il precedente film del regista).

Così, al termine dell’ascolto Flavia (Laura Lufési), una delle due ragazze, contatta Fernando ormai adulto (interpretato dallo stesso Wagner Moura) e diventato nel frattempo medico, per interrogarlo circa la storia del padre. Il fatto che Fernando ammetta di non rammentare praticamente nulla di lui, ma di ricordare solo i nonni che lo hanno cresciuto e, in particolare, il giorno in cui lo portarono a vedere Lo squalo, è una chiara allusione al processo di rimozione che, spesso, i brasiliani hanno fatto riguardo al loro passato.

L’agente segreto, come dice lo stesso regista, è quindi anche e soprattutto

“un film sulla memoria, o sull’assenza di memoria e sul trauma generazionale”.

Un’opera elegante, coinvolgente e appassionante che racconta, come recita ironicamente la scritta iniziale:

“il Brasile del 1977, un’epoca piena di bizzarrie”

Un film che rinnova l’interesse per il cinema brasiliano, che sta vivendo una stagione di straordinaria vitalità.

Gli articoli di Marcello Perucca

L’agente segreto

  • Anno: 2025
  • Durata: 160'
  • Genere: Drammatico, Thriller
  • Nazionalita: Brasile, Francia, Paesi Bassi, Germania
  • Regia: Kleber Mendonça Filho