Maurizio Amendola spiega ‘Harmonia’, residenza intensiva per serie tv
Una residenza intensiva dedicata allo sviluppo di serie televisive originali promossa dal Calabria Movie Film Festival. Un laboratorio di lavoro mirato che riunisce sei giovani professionisti e professioniste della scrittura seriale.
Ha preso il via lo scorso 27 aprile Harmonia, la residenza intensiva dedicata allo sviluppo di serie televisive originali promossa dal Calabria Movie Film Festival. Un laboratorio di lavoro mirato che riunirà sei giovani professionisti e professioniste della scrittura seriale, chiamati a confrontarsi in un contesto orientato al mercato audiovisivo. Un’iniziativa unica nel panorama del Sud Italia, pensata per colmare un vuoto formativo e produttivo nell’ambito della serialità contemporanea. Il progetto è finanziato a valere sull’Avviso pubblico “Sostegno e promozione turistica e culturale” – PAC Calabria 2014/2020.
A guidare il percorso didattico lo scrittore e sceneggiatore originario di Crotone Maurizio Amendola insieme a un team di sceneggiatori e sceneggiatrici. Proprio a Maurizio Amendola abbiamo fatto alcune domande relativamente ad Harmonia.
Cos’è Harmonia
Harmonia è una residenza intensiva unica. Cosa puoi dire di questo progetto? Come lo descriveresti?
Quando Matteo Russo, uno dei direttori del Calabria Movie Film Festival insieme ad Antonio Buscema e Luisa Gigliotti, mi ha chiesto di curare e progettare una residenza per sceneggiatori, il primo pensiero aveva a che fare col tempo, o meglio, col tempo che manca. Anche io, come molti colleghi e colleghe, quando scrivo mi ritrovo spesso a pensare che avrei bisogno di più spazio, più concentrazione, più silenzio intorno alle idee. Tutti vorremmo poterci fermare abbastanza a lungo da capire quali sono le ragioni profonde che ci portano a raccontare una storia, un tema, un personaggio, che poi diventeranno magari un film o una serie tv. Con Harmonia abbiamo provato a costruire esattamente questo: non soltanto un laboratorio, ma un luogo e un tempo dedicati alla scrittura. L’obiettivo era creare una piccola comunità temporanea di autrici e autori, immersa in un luogo preciso, capace di lavorare in profondità sui propri progetti, ma anche di confrontarsi, ascoltarsi, contaminarsi.
Per questo Harmonia è una residenza intensiva: perché chiede presenza, attenzione, disponibilità a mettere in discussione il proprio lavoro. Ma è anche, almeno nelle intenzioni, un’esperienza umana e creativa. Un tempo protetto in cui le storie possono uscire dalla solitudine della scrivania e cominciare a respirare insieme agli altri.
Una residenza che si chiama Harmonia. Da cosa nasce la scelta di questo nome?
Nasce dal legame con la tradizione greca e pitagorica di Crotone, ma non volevamo che fosse un riferimento soltanto decorativo. Ci interessava soprattutto l’idea di armonia come composizione di elementi diversi, anche dissonanti, che trovano una forma comune. In fondo una buona serie tv nasce spesso proprio da questo: da un equilibrio fragile tra forze che, almeno in apparenza, non dovrebbero stare insieme. Personaggi, desideri, conflitti, segreti, mondi morali diversi: quando entrano in relazione, quando si urtano e si trasformano a vicenda, cominciano a generare racconto. Da questo punto di vista, Harmonia ci sembrava una parola capace di tenere insieme sia il territorio in cui la residenza nasce, sia il cuore del lavoro sulla serialità.
Poi c’è un altro aspetto. Non volevamo costruire un laboratorio frontale, con qualcuno che insegna e qualcun altro che ascolta passivamente. Volevamo creare una piccola comunità temporanea di autori e autrici, attraversata dal confronto con sguardi diversi. Per questo abbiamo coinvolto figure con esperienze e sensibilità differenti: sceneggiatori di grande percorso come Chiara Laudani e Marcello Olivieri, e autori che negli ultimi anni si sono distinti contribuendo a progetti molto riconoscibili e contemporanei, come Mary Stella Brugiati e Alessandro Bosi, legati anche a mondi creativi come quelli dei The Jackal e di Maccio Capatonda.
Alessandro Bosi ha accompagnato la prima parte del percorso, mentre Mary Stella Brugiati arriverà nella seconda fase, anche per lavorare con i partecipanti sulla forma del pitch e prepararli al confronto finale con i produttori. Anche questa, in fondo, è Harmonia: mettere intorno alle idee energie diverse, competenze diverse, voci diverse, e provare a farle risuonare insieme.
La struttura
A proposito di quest’ultimo punto che hai toccato, volevo chiederti della struttura di Harmonia perché si suddivide in due parti. Ci sono proprio due fasi di lavoro che impegnano i partecipanti.
Sì, esatto. Harmonia nasce nella cornice del mese di maggio, ma è stata pensata in due fasi distinte, entrambe in presenza a Crotone: una prima settimana di avvio, scelta e messa a fuoco dei progetti, e una seconda più intensiva, dedicata allo sviluppo e alla preparazione del pitch. In mezzo, abbiamo voluto lasciare ai partecipanti un tempo di pausa, perché anche il ritorno alla propria vita e una certa distanza dalle idee potessero diventare parte del lavoro.
Nella prima settimana, già conclusa, ogni partecipante è arrivato con due o tre idee. Il primo passaggio è stato capire insieme quale fosse il progetto più urgente, più promettente, più giusto da affrontare in questo momento del loro percorso professionale e personale. Una volta individuata l’idea su cui insistere, ci siamo dedicati allo sviluppo, entrando nel cuore delle storie, dei personaggi, dei mondi narrativi e delle possibilità seriali.
In questa fase sono arrivati gli sguardi esterni. Chiara Laudani, forte della sua esperienza in serie come Le indagini di Lolita Lobosco e Hanno ucciso l’Uomo Ragno, ha dialogato con i partecipanti sul mercato, ma soprattutto su cosa significhi oggi portare avanti un’idea, condividerla, metterla in discussione e lavorare insieme agli altri. Poi Alessandro Bosi ha offerto ai progetti un ulteriore livello di ascolto, feedback e direzione. Credo sia fondamentale, in una residenza di questo tipo, moltiplicare gli sguardi: serve a non chiudere troppo presto un’idea, a vederne i punti ciechi, ma anche a riconoscerne meglio la forza.
La seconda settimana sarà accompagnata da Marcello Olivieri, sceneggiatore e docente al Centro Sperimentale di Cinematografia, che accoglierà i materiali sviluppati e aiuterà i partecipanti a fare un passo ulteriore, anche cominciando a ragionare sul pilot. Il pilot non è soltanto il primo episodio: è l’ingresso nell’universo della serie. Ti costringe a verificare se il concept regge, se i personaggi generano racconto, se il mondo è abbastanza forte e se la promessa della serie arriva in modo chiaro.
Per questo Harmonia è un percorso progressivo: prima si sceglie il progetto, poi lo si mette alla prova, poi lo si porta verso una forma più concreta, fino al confronto finale con i produttori.
Un’occasione unica
Sicuramente si tratta di un’occasione unica per poter valutare le proprie idee e per vedere quelle degli altri allargandosi al mercato attuale, cercando di avere un panorama il più ampio possibile, guidato da dei professionisti.
Professionisti che poi portano il loro punto di vista senza mai dimenticare il ruolo della scrittura. Io sono stato a degli eventi legati alla sceneggiatura ed è sempre bello vivere delle manifestazioni in cui il punto di vista è quello di chi scrive. E quando ci si può ritrovare in dei luoghi in cui è la scrittura al centro, poi la voglia di creare si riaccende in una maniera del tutto inaspettata.
A proposito dei partecipanti cosa puoi dire? Come sono stati selezionati?
Diversi partecipanti erano già passati da altri laboratori del Calabria Movie Film Festival, e abbiamo immaginato Harmonia come un possibile passo ulteriore nel loro percorso. Ci interessava coinvolgere persone che avevano già lavorato con noi sui propri progetti durante i laboratori estivi che teniamo nei giorni dell’Industry Club, e che in qualche modo facevano già parte della comunità creativa nata intorno al festival.
Da qui la presenza di Eugenio Campana, Valentina Morricone, Francesca Nozzolillo, Mara Fondacaro, Alessandro Logli e Carlo Facente: autori e autrici che avevamo già incontrato, ascoltato, seguito, e che ci sembrava interessante accompagnare dentro un’esperienza più intensiva e sfidante.
L’idea era proprio questa: non ripartire ogni volta da zero, ma dare continuità a un lavoro, a una relazione, a una fiducia. Harmonia diventa così anche un modo per far crescere una comunità che il Calabria Movie Film Festival ha cominciato a costruire negli anni.
Il vincolo comunque era quello di portare un’idea, un progetto…?
La base di partenza è molto semplice: ogni sceneggiatore e ogni sceneggiatrice ha un cassetto più o meno pieno di idee, alcune appena intuite, altre già parzialmente sviluppate. Io volevo che i partecipanti partissero proprio da lì, da quel deposito personale di possibilità, per individuare il progetto giusto: qualcosa che forse aspettava da tempo di essere raccontato e finalmente sviluppato.
È stata quindi una scelta artistica, ma anche personale e culturale. Mi interessava che ognuno si chiedesse: perché questa storia proprio adesso? Perché in questo momento della mia vita e del mio percorso professionale sento il bisogno di affrontare questo tema, abitare questo universo, seguire questi personaggi? Credo che questo stia accadendo. I progetti che stanno nascendo sono sei storie molto diverse tra loro, ciascuna con una propria identità, un proprio sguardo e una propria urgenza.
La responsabilità di Maurizio Amendola e di tutto il team
Sicuramente si tratta di un progetto particolare e unico, soprattutto per la scelta della location e della tematica (di solito ci sono progetti del genere legati a cortometraggi o lungometraggi, ma non al mondo della serialità). E credo sia anche una bella responsabilità.
Sì, è una bella responsabilità, ma mi piace parlarne al plurale, perché in questo progetto non sono da solo. Dall’organizzazione all’ufficio stampa, dai direttori ai tutor, tutti insieme ci prendiamo una parte di responsabilità. E forse una delle più importanti è ricordare al mondo audiovisivo italiano che anche da Crotone si può produrre lavoro e immaginazione, che anche in luoghi apparentemente laterali si può respirare un’aria di cinema molto concreta.
Crotone non è solo una cartolina dalla Calabria, non è il paesaggio suggestivo da evocare quando serve un po’ di luce mediterranea. È un luogo da cui provare, anche solo per qualche giorno, a spostare il baricentro. E forse questo spostamento serve anche a guardare con più attenzione certe frasi che nel nostro settore tornano spesso, per esempio quando si dice che in Italia mancano gli sceneggiatori con delle idee. Io credo che le idee ci siano, e spesso siano anche molto forti; semplicemente hanno bisogno di tempo, ascolto, confronto e contesti in cui poter maturare senza essere costrette a dimostrare subito tutto.
Harmonia nasce anche per questo: per creare uno spazio in cui alcune idee possano essere accompagnate, messe alla prova, rafforzate, prima di incontrare il dialogo necessario con il mercato e con l’industria. Per rispondere alla domanda, sì: è una responsabilità. Ma è una responsabilità che ci prendiamo volentieri, perché riguarda non solo sei progetti, ma un modo possibile di immaginare dove e come possano nascere le storie.
Sentirti descrivere questo progetto fa percepire davvero un grande entusiasmo. Entusiasmo per averlo realizzato, guidato e sostenuto così come i sei progetti che verranno fuori. Pochi giorni fa ci sono stati i David di Donatello durante i quali si è parlato tanto della situazione che sta vivendo attualmente il cinema italiano. Tanti interpreti e autori si sono espressi a favore del cinema cercando di portare speranza e sottolineando l’esigenza di far fronte a queste problematiche. Mi sembra che Harmonia possa essere un’ulteriore spinta in questa direzione.
È inevitabile che in un momento di attesa come questo bisogna far bruciare le idee, averne ancora di più, ricaricarsi per poterle alimentare. Quello che è successo l’altra sera con la vittoria di Francesco Sossai e il suo Le Città di Pianura ci ricorda che esistono dei percorsi in cui uno sguardo personale, uno sguardo radicato che non è standardizzato può trovare un pubblico e poi alla fine dei fatti anche un riconoscimento. Secondo me per chi lavora i propri progetti questo è un bellissimo segnale. Speriamo che questo abbia un seguito positivo, noi tutte e tutti che lavoriamo con le idee di continuo, ci speriamo.
Solo un’unica edizione per Harmonia?
Giunti adesso al giro di boa e in attesa di capire che progetti emergeranno da Harmonia mi sembra vi possiate ritenere soddisfatti.
Sì, siamo davvero soddisfatti. Alla fine si sono create proprio le condizioni che speravamo: uno spazio in cui un’idea ancora da delineare può cominciare a diventare un progetto, crescere poco alla volta, trovare una forma più chiara. Adesso sono molto curioso di vedere cosa accadrà il giorno del pitch, quando queste storie usciranno dal laboratorio e incontreranno uno sguardo esterno. Sempre più case di produzione si stanno unendo all’appuntamento, la mattina del 29 maggio, quando si collegheranno per ascoltare le sei storie.
Una bella prima edizione che potrebbe quindi continuare con una seconda, una terza e molte altre. Magari potrai ricoprire nuovamente il ruolo di coordinatore. Penso che questa esperienza abbia aiutato sicuramente i partecipanti, ma anche voi come mentori, con degli input e delle idee più o meno volontariamente.
Penso che le idee siano sempre da qualche parte sopra la nostra testa. A volte sembrano sparire, poi alziamo lo sguardo e le ritroviamo lì: un po’ cambiate, più precise, magari solo più ostinate.
Mi metto in mezzo anche io, naturalmente, come chiunque scriva e coordini laboratori, insegni sceneggiatura, accompagni autori e autrici nel momento in cui una storia non è ancora davvero una storia, ma non è più soltanto un’intuizione. In questi contesti si riceve moltissimo: dalla cultura personale di chi hai davanti, dal suo modo di guardare il mondo, di difendere un’immagine, una scena, un personaggio, anche quando non sa ancora bene perché gli importi così tanto.
Per questo il lavoro sullo sviluppo di una serie non è mai solo tecnico. Certo, si parla di concept, personaggi, struttura, pilot, promessa narrativa. Ma si lavora anche attraverso una conversazione collettiva: non si tratta di spiegare subito un’idea o di giudicarla troppo presto, ma di attraversarla insieme, lasciando emergere domande, immagini, risonanze e punti di attrito. Ognuno contribuisce non per dimostrare di aver capito, ma per mettere in circolo ciò che quel progetto attiva. Alla fine, se il laboratorio funziona, intorno a ogni idea si crea una piccola comunità temporanea di attenzione. E spesso è proprio lì, nella conversazione, che una serie comincia a trovare il proprio senso.