Dal 22 aprile arriva Michael nelle sale italiane l’attesissimo biopic su Michael Jackson, diretto da Antoine Fuqua e prodotto da Graham King, già dietro al successo di Bohemian Rhapsody. Il film racconta gli esordi della carriera del Re del Pop, dall’infanzia con i Jackson 5 fino al trionfo del Bad World Tour. Al centro della storia, la complessa relazione di Michael — interpretato dal nipote Jaafar Jackson — con il padre Joe (Colman Domingo), insieme a momenti chiave della sua ascesa, dall’incidente Pepsi alla conquista della fama mondiale.
Dall’infanzia al mito
Michael sceglie di concentrarsi sugli inizi della carriera di quello che sarebbe poi diventato il Re del Pop. Il racconto parte in Indiana, dove Joe Jackson forma i Jackson 5 coinvolgendo cinque dei suoi figli. Tra loro, Michael è il più piccolo, ma il suo talento emerge fin da subito, conquistando anche la Motown con cui il gruppo firma un contratto discografico. Con il passare degli anni, Michael cerca progressivamente una propria identità artistica e personale, svincolandosi dall’ombra paterna.
Accanto a lui, figure centrali nel percorso di crescita sono la madre Katherine (Nia Long) e alcune presenze chiave nel suo entourage professionale, tra cui il fidato amico e bodyguard Bill Bray (KeiLyn Durrel Jones) e l’avvocato e manager John Branca (Miles Teller), che contribuiscono alla sua emancipazione artistica. Tra momenti musicali e frammenti di vita privata, il film accompagna lo spettatore all’interno del mondo di Michael Jackson, aprendo uno sguardo sulla sua dimensione artistica e personale.

Maven. Photo Credit: Glen Wilson
Un complesso rapporto padre-figlio
La tensione centrale del film si costruisce attorno al rapporto complesso tra Michael e il padre Joe: una figura ingombrante e autoritaria, che esercita un controllo rigido, a tratti violento, sulla vita dei figli fin dall’infanzia. Il film mette in scena questa relazione con grande intensità, anche grazie all’interpretazione di Colman Domingo, capace di restituire un personaggio complesso e stratificato.

Colman Domingo as Joe Jackson in Michael. Photo Credit: Courtesy of Lionsgate
Due esordi sorprendenti
Accanto ai momenti più drammatici, come l’incidente Pepsi o il senso di solitudine legato a un’infanzia mai realmente vissuta, il film si afferma soprattutto come un omaggio al genio creativo di Michael Jackson. In conferenza stampa a Berlino, Jaafar Jackson ha sottolineato come il suo obiettivo fosse quello di rappresentare l’essenza più autentica dello zio, con il desiderio di avvicinare anche una nuova generazione alla sua figura.
Proprio le interpretazioni rappresentano uno degli elementi più sorprendenti del film. Jaafar Jackson, al suo esordio, riesce non solo a interpretare Michael, ma a incarnarne movenze, voce e presenza scenica con una naturalezza impressionante. Accanto a lui, il giovane Juliano Krue Valdi, che interpreta Michael da bambino, si rivela una scoperta altrettanto notevole, portando in scena la fragilità e il talento precoce dell’artista.
Il dietro le quinte della trasformazione
Michael è un progetto che ha richiesto anni di sviluppo e un lungo lavoro di ricerca, non solo sulla vita privata dell’artista, ma anche sul suo processo creativo e sul lavoro dietro le quinte.
La costumista Marci Rodgers, ha raccontato in conferenza stampa come la sfida fosse ricreare fedelmente gli abiti iconici delle performance, garantendo allo stesso tempo libertà di movimento agli attori. Jaafar Jackson ha lavorato spesso in costume anche durante le prove, proprio per rendere il più possibile naturale e credibile la sua trasformazione sullo schermo.
Dal film emerge chiaramente il desiderio di tutti i professionisti coinvolti di rendere giustizia all’arte e alla professionalità di Michael Jackson, così come il lavoro meticoloso per far sì che ogni dettaglio — dai costumi alle coreografie, fino al make-up — fosse all’altezza delle aspettative che lo stesso artista avrebbe avuto.

Conferenza stampa film Michael
Un’esperienza per i fan
Il biopic su Michael Jackson è essenzialmente una celebrazione dell’artista e del suo impatto culturale. Lo si vede nella scelta di privilegiare la dimensione musicale e spettacolare rispetto ad altri aspetti più controversi della sua vita. Più che nel corso del film, questa direzione si avverte soprattutto nel finale, dove si nota la rielaborazione avvenuta in un secondo momento, con una minore intensità emotiva rispetto ad altre sequenze del film. Allo stesso tempo, si intravedono i presupposti per un secondo film che, proseguendo il racconto della vita di Michael Jackson, assumerebbe una forma più complessa e stratificata, includendo anche gli aspetti più controversi della sua biografia, tra cui le accuse di abuso che hanno fortemente segnato la percezione pubblica dell’artista negli anni successivi.
Alla premiere mondiale del film, tenutasi a Berlino lo scorso 10 aprile, si riusciva ad avvertire la tensione in sala prima della proiezione. La partecipazione totale del pubblico fin dai primissimi secondi in cui Michael appare in procinto di esibirsi durante il Bad World Tour conferma che questo progetto, a lungo atteso e discusso ancora prima della sua uscita, è anche, e forse soprattutto, un tributo pensato per chi ha sempre seguito e amato l’artista.
Michael, più che un semplice biopic musicale, è un’immersione nell’energia e nel talento di un artista irripetibile: un omaggio che cerca di restituirne la forza scenica e l’impatto culturale, trasformando la visione in una celebrazione collettiva.

Jaafar Jackson as Michael Jackson in Michael. Photo Credit: Glen Wilson/Lionsgate