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‘L’Isola dei Ricordi’: se un film diventa un figlio adottivo

L’ultimo film del regista turco Fatih Akin, presentato a Cannes 2025, racconta la vera, inconsueta storia di un bambino tedesco cresciuto in un’isola remota, mentre il nazismo e la Seconda guerra mondiale stanno per finire. Nelle sale dal 12 marzo distribuito da BIM.

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Amrum, il titolo originale dell’ultimo film diretto da Fatih Akin (La sposa turca, Soul kitchen, Oltre la Notte) è  il nome di una delle Isole Frisone Settentrionali situate sulla costa tedesca del Mare del Nord. Una location naturale di eccezione, dal punto di vista ambientalistico e paesaggistico, ma soprattutto il luogo dove si è svolta la vera storia del regista Hark Bohm, che avrebbe dovuto originariamente dirigere il film (prima di dover rinunciare alla regia per ragioni di salute) e che ne aveva scritto la sceneggiatura insieme ad Akin ispirandosi alla propria infanzia vissuta, per l’appunto, sull’isola di Amrum.

Bohm in persona decide di affidare l’intero progetto ad Akin, che stima moltissimo professionalmente e umanamente, ma per il regista inizia un lungo travaglio ed una riflessione critica sulla reale possibilità di girare un film immaginato da un altro: comincia pertanto a rivedere i lavori di Bohm, analizzando le angolazioni della macchina da presa, la sua direzione degli attori, il suo montaggio.

Quando Hark gli aveva raccontato inizialmente la sua storia e l’idea del film ad Akin erano venute in mente pellicole legate alla propria formazione cinematografica, come Ladri di biciclette e Sciuscià di Vittorio De Sica, o anche La morte corre sul fiume di Charles Laughton per le scene in cui il giovane protagonista, Nanning, cerca i pezzi di legno sulla spiaggia, e ancora, in generale, il regista sentiva che l’opera avrebbe dovuto respirare lo spirito di Stand by Me – Ricordo di un’estate di Rob Reiner.

Dopo aver preso coscienza di dover fare un film che avesse anche la sua impronta, per Akin ogni cosa ha iniziato a trovare il suo posto, anche grazie alla sceneggiatura rivista insieme alo stesso Hark Bohm: ha visto così la luce L’ isola dei ricordi (Amrum), un’opera che rappresenta l’ultima lezione del maestro Bohm, sul cinema come eterno mistero, e che parla della cacciata dal paradiso e, per gli eventi legati al periodo, della fine dell’infanzia per il giovane protagonista.

Così questo film è diventato per Fatih Akin una missione, un figlio adottivo, un viaggio nella profondità della sua “anima tedesca”.

“Hark Bohm ha scritto una sceneggiatura piena di poesia, di grazia e di suspense – racconta Akin – Quando si è reso conto che non sarebbe più stato in grado di dirigere lui stesso il film, lo ha chiesto a me. Ho esitato, in fondo io sono un cineasta dilettante che ha sempre bisogno di trovare un legame personale con il materiale che tratta. In ogni caso, la sceneggiatura andava rielaborata perché era troppo lunga. Dal momento che Hark scriveva tutto a mano, una sua revisione avrebbe richiesto troppo tempo. Mi sono offerto di occuparmi della riscrittura. Hark ha acconsentito. Nel frattempo la storia si è fatta strada nel mio cuore. Era come adottare un figlio: a un certo punto smetti di porti delle domande e ti lasci andare a un amore incondizionato.”

Il film, presentato in anteprima nel maggio 2025 al 78º Festival di Cannes, è stato girato ad Amburgo, Amrum e in Danimarca. Hark Bohm è morto nel novembre 2025 all’età di 86 anni.

Crescere ad Amrum durante il nazismo

Si sa che non si possono scegliere i propri genitori, così il dodicenne Nanning, bambino di animo buono e sensibile, che nel 1945 vive nella remota isola di Amrum non comprende cosa significhi avere due genitori nazisti, e li ama incondizionatamente.

Il padre è al fronte, sempre assente, e la madre, originaria di Amrun dove ha una casa e dove la famiglia si è rifugiata per sfuggire alla guerra, è una fervente adepta del regime, dedita soltanto ad allevare i figli per la gioventù hitleriana. Con la famiglia abita Ena, la zia di Nanning e sorella nubile della madre, di tutt’altro credo politico, che la aiuta però a crescere i quattro figli.

Lo splendore dell’isola, risparmiata dalla guerra, benché il passaggio degli aerei diretti al continente e le notizie della prossima caduta di Hitler siano comunque sempre presenti, abbaglia abitanti e spettatori: un angolo di paradiso, circondato da enormi spiagge bianche selvagge dove la marea ogni giorno si ritira, dando la possibilità di raggiungere la terraferma, e poi risale, chiudendo così il passaggio fino al giorno dopo.

Sono tempi duri, tempi di fame: sull’isola gli agricoltori coltivano quello che possono, in particolare patate e soprattutto chi ha ancora animali da mungere può produrre latte e burro, ma poco di entrambi.

Nanning dopo la scuola – per guadagnare qualche soldo – va a lavorare da una donna agricoltrice (nel ruolo una determinata  Diane Kruger), madre di un suo compagno di scuola e suo migliore amico, la quale un giorno esprime a voce alta la sua contentezza per la fine della guerra e per la probabile, imminente caduta di Hitler, l’uomo che ha trascinato la Germania nella fame e nel dolore.

Quando il bambino, tornando a casa, accenna alla notizia appena sentita che la guerra è agli sgoccioli (anche lui contento perché il padre tornerà a casa), la madre si dispera e si adira e cerca il nome di chi ha pronunciato parole tanto blasfeme.

Nanning non farà la spia ma la madre capirà lo stesso chi è stato ed andrà a denunciare la donna alla polizia nazista come traditrice – perdendo l’unica risorsa che le dava cibo per sopravvivere – per il solo fatto di aver osato alludere alla sconfitta del Reich. Il ragazzino perderà il lavoro e il suo migliore amico, ritrovandolo poi in altre circostanze, senza davvero comprendere perché le persone non possano vivere in pace.

Un film che è insieme racconto di formazione e sguardo sulla guerra e sull’ideologia nazista attraverso la vita della gente comune, nelle sfaccettature e negli effetti perversi sul quotidiano anche delle comunità apparentemente più remote.

Lasciare l’isola e l’infanzia, forse tornare

Proprio in questi ultimi, difficili, giorni della Seconda Guerra Mondiale, sull’isola tedesca di Amrum, il dodicenne Nanning intraprende un commovente e coraggioso percorso di crescita per aiutare la madre, sfidando il mare e la paura, rivelando la sua nobiltà di cuore e mettendosi in gioco fino a salvare dalla morte anche dei profughi approdati sull’isola e rifiutati da tutti, che giorni prima lo avevano derubato del cibo destinato alla madre.

Tra le onde, la sabbia e il silenzio, la sua infanzia si intreccia con la durezza del dopoguerra e con la fragile bellezza di un’umanità che tenta di sopravvivere chiedendo aiuto alla terra ed alle sue risorse.

Ma la fine del conflitto porta con sé un’ombra inattesa, che costringerà Nanning a guardare oltre l’orizzonte dell’innocenza. Quello stesso ragazzino dovrà presto, infatti, alla caduta di Hitler, abbandonare l’isola: mentre tutti festeggiano la fine della guerra, i seguaci dei nazisti, caduti in disgrazia (nessuno vuole fare credito alla madre, resasi invisa a tutti) dovranno andarsene, ed il carretto che trasporta le masserizie della casa avita ormai in vendita, porta via con sé anche l’infanzia di Nanning.

Solo molti anni dopo, nella scena finale del film, compare il vero Hark Bohm sulla riva del mare, che guarda lontano verso l’orizzonte, facendo memoria di una storia e di un periodo molto lontano ma mai dimenticato.

Anche il regista Fatih Akin continua a fare i conti con il suo rapporto con la Germania, sua terra di adozione, un territorio da scoprire sempre più profondamente nel tempo e che si lega costantemente alla sua arte ed alla sua esistenza.

Adottato da una terra, il regista adotta un film e una storia.

Nel cast, oltre al talentuoso Jasper Billerbeck nel ruolo di Nanning e alla sempre brava Diane Kruger: Laura Tonke, Lisa Hagmeister, Kian Köppke, Lars Jessen.

 

  • Anno: 2025
  • Durata: 93'
  • Distribuzione: BIM
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Fatih Akin
  • Data di uscita: 12-March-2026