Quest’anno ci sono stati due film molto diversi tra loro eppure uniti da un elemento: la rappresentazione della casa e il legame che i personaggi instaurano con essa. Il suono di una caduta di Mascha Schilinski, al cinema dal 26 febbraio, proposto dalla Germania come candidato per il miglior film straniero e Sentimental Value di Joachim Trier, candidato a nove premi Oscar, mettono in scena due case, una rurale in Germania, l’altra inserita nel tessuto metropolitano norvegese. Qui le case sono rese protagoniste, un’operazione simile a quella compiuta da Robert Zemeckis in Here (2024).
Case vive
“Questa non è una casa, signora, questo è un luogo di afflitti. Dove passate, i muri si lamentano.”
Anna Maria Ortese nel suo Il mare non bagna Napoli (1953), descrive così il III e IV Granili, un edificio monstrum, un agglomerato di case occupate, pullulante di vita e distruzione. Numerosi sono in letteratura gli esempi di abitazioni colpite da uno strano sortilegio che le rende quasi vive, organismi che partecipano alle sorti di coloro che le abitano. Come la casa degli Usher di Edgar Allan Poe (1839), risucchiata dalla terra insieme ai due gemelli “malati”, o la gotica Hill House immaginata da Shirley Jackson (1959), allineata con la psiche della protagonista del romanzo, Eleanor.
Il suono di una caduta è più vicino alla Casa degli spiriti (1982) di Isabel Allende, trasposto sullo schermo nel 1993, dove la grande casa coloniale di Esteban Trueba, la Tenuta delle tre Marie, assiste silenziosa alla travagliata saga famigliare che ruota intorno a Clara, una bambina prodigiosa che riesce a comunicare con i morti.

Il suono di una caduta: un albero genealogico femminile “marcio”
La tenuta, nel film di Mascha Schilinski, lascia il posto a una casa-fattoria nell’Altmark, una regione rurale tedesca. Il film percorre parte di un albero genealogico al femminile, “marcio” perché le undici donne che vivranno in quattro epoche diverse nella stessa casa sembrano afflitte da uno strano morbo che le condanna alla sofferenza, in definitiva alla caduta. Nel film avvengono cinque “cadute” diverse: quattro di donne, una di un uomo. Sono cadute fisiche, corpi che si lasciano andare nel vuoto, alcune più rumorose di altre, alcune reali, alcune fittizie.
Alma, la prima in ordine cronologico ad abitare la casa durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, è una bambina silenziosa e dai capelli biondi, quasi bianchi, che sembra vedere cose che gli altri non vedono. Nonostante in un certo momento si arrampichi su un albero, la bimba non cade, ma continua a scrutare come un fantasma le cadute delle altre (sue eredi), e assiste di nascosto alla caduta dolorosa di suo fratello Frantz nel fienile.
Il film si apre con un flashforward, siamo nel secondo dopoguerra e c’è Erika nella casa, erede di Alma. La sua caduta è la più silenziosa. Con altre donne decide di morire entrando nel fiume con le tasche piene di pietre per sfuggire alla violenza degli uomini. Negli anni ’80 la casa è abitata da Angelika, lei non cade, ma svanisce. Una foto di famiglia immortala il momento esatto della sua scomparsa.
Soggettive di una casa
Le foto sono un elemento ricorrente nel film. Esse sono la traccia del passaggio dei proprietari della casa. Catturano l’attenzione dello spettatore le foto post-mortem, una tradizione del XIX secolo che vedeva i morti ritratti come se fossero vivi. Abbiamo già visto questa tipologia di scatti in The Others (2001), trovati dal personaggio spettrale interpretato da Nicole Kidman in un momento di svolta. Anche nel film di Alejandro Amenábar la casa custodisce segreti di vite passate. La piccola Alma vede le foto dei morti della sua famiglia sulla mensola di casa e ne è talmente affascinata da riprodurre uno scatto. L’ultima foto viene scattata ai giorni nostri quando la casa, durante un’estate, è occupata da una famiglia composta da padre, madre e due sorelle. Il film si chiude circolarmente con la caduta nel fienile della sorella minore.
La grande casa del film fa da cassa di risonanza di un suono particolare, il suono della caduta. Quanto è rumoroso il suono di qualcuno che cade? Quello che lo spettatore sente ogni volta che un personaggio sta per “cadere” è un suono cupo, martellante, preannunciatore di morte cui segue il silenzio funereo. Tutte le donne protagoniste della storia e in particolare Alma, sembrano legate in modo particolare alle mura di questa casa immersa nel verde, isolata dalla società, vicina a un fiume.
Numerose sono le soggettive delle protagoniste che spiano dalle serrature, la regista riesce così ad allineare lo sguardo umano, specificatamente femminile a quello inanimato di una casa, che vede e sente tutto. Oltre che quello interno, sulla casa aleggia uno sguardo esterno, aereo, offuscato come se una presenza fantasmatica aleggiasse in ogni epoca sopra le sorti della fattoria. Forse il fantasma di Alma, che a fine film vediamo librarsi in aria.

L’incipit di Sentimental Value
Anche la villetta di Oslo incorniciata da dettagli in legno rosso e linee gotiche di Sentimental value, osserva le vite di chi la abita. Il film indaga il rapporto tra Nora (Renate Reinsve) e suo padre Gustav (Stellan Skarsgård) e lo fa usando la loro casa di famiglia come un contenitore emotivo, il luogo che li ha visti separarsi e che li riporterà insieme. La villetta entra in scena prima dei personaggi in carne e ossa, svelata dalla macchina da presa come se fosse lei la vera protagonista. Dopo aver percorso una breve panoramica della città che la circonda, si ferma sulla facciata incorniciata dal giardino, per poi esplorarne da diverse angolazioni i piccoli dettagli.
L’ipotesi che sia la casa la vera protagonista è confermata da una voce narrante, che nell’incipit rivela allo spettatore un ricordo: “Quando era in prima media, a Nora fu chiesto di scrivere un tema immaginando di essere un oggetto. Capì subito che sarebbe stata la loro casa. Si chiese se alla casa piacesse essere vuota e leggera o piena e pesante e pensò che, sì, probabilmente le piaceva essere piena”. La casa del regista Joachim Trier, come quella di Mascha Schilinski, sente tutto. Nora nel suo tema si chiede se la casa provi dolore quando i suoi genitori litigano e bicchieri di vino si frantumano sul parquet, quando lei e sua sorella disegnano sul muro, se le guarda quando escono per andare a scuola, se sente la finestra che batte per il vento.

La casa set
La voce narrante si interrompe con la comparsa del titolo del film sull’immagine di una lunga crepa, che attraversa come un’arteria il corpo della casa. Un segno di piccolo collasso sotto il peso delle sofferenze, depositate nelle sue stanze come polvere. Mentre in Suono di una caduta, la casa si allinea con lo sguardo femminile, qui la casa diventa un corpo vivo a tutti gli effetti, fino a quando nel finale non viene venduta da Gustav, e perde così il suo valore sentimentale. Il finale di Sentimental Value con Gustav e Nora che si guardano dopo aver girato l’ultima scena del film all’interno della villetta ricostruita in un set, riporta il concetto di casa al suo status canonico, un oggetto inanimato, che non vede, non sente nulla.