Un uomo, una donna di Claude Lelouch viene presentato alla 43ª edizione del Torino Film Festival in occasione del conferimento del premio “Stella della Mole” al regista transalpino.
Un grande consenso di pubblico, meno della critica nonostante la Palma d’Oro e l’Oscar
Uscito sugli schermi nel 1966, Un uomo, una donna ottenne da subito un ottimo consenso del pubblico. Al contrario venne meno apprezzato dalla critica la quale, in un momento di grande innovazione del cinema francese (erano gli anni della Nouvelle Vague: in quello stesso anno uscì Due o tre cose che so di lei di Godard) lo considerò per lo più banale e sdolcinato, nonostante la Palma d’Oro vinta a Cannes e l’Oscar come miglior film straniero.
A far presa sul pubblico contribuì sensibilmente la vicenda sentimentale fra Jean-Louis Duroc (Jean-Louis Trintignant), un pilota automobilistico e Anne Gauthier (Anouk Aimée), segretaria di edizione sui set cinematografici. Entrambi vedovi con due figli piccoli che frequentano lo stesso collegio a Deauville, in Normandia, i due si incontrano e cominciano a frequentarsi, innamorandosi e iniziando così una relazione ostacolata dal peso del passato che grava, come un macigno, su di loro. Un peso derivante dal ricordo di giorni felici, trascorsi con i rispettivi compagni e ormai svaniti per sempre. Ricordi che li accompagnano quotidianamente, in particolare per quanto riguarda Anne, lasciandoli in balia delle proprie solitudini, solo in parte mitigate dalla presenza dei figli.
Tra primi piani, montaggio alternato e numerosi flashback, Lelouch realizza un film controverso che allontana e appassiona allo stesso tempo
Lelouch, grazie a numerosi flashback, ci svela la storia dei due protagonisti, mostrandoli felici insieme ai rispettivi compagni. Con un ampio ricorso ai primi piani evidenzia il sentimento che sta nascendo fra loro e, allo stesso tempo, utilizza il montaggio alternato per seguirli nella loro vita quotidiana, entrambi presi dalle loro rispettive attività. È in queste occasioni che il film vira di tono, acquisendo un taglio che si potrebbe definire documentaristico, in particolare quando osserviamo Jean-Louis immerso nel proprio lavoro, fra motori ruggenti inanellando chilometri sui circuiti delle corse.
Allo stesso tempo Lelouch alterna frequentemente bianco e nero e colore, a rappresentare il passato e il presente, con il rischio di scivolare nel cliché del colore che rappresenta il passato felice con i rispettivi compagni e il presente in bianco e nero, triste e solitario.
Il film, che nonostante tutto regge al passare degli anni, si giova, oltre che della magnifica interpretazione di Anouk Aimée il cui viso esprime, allo stesso tempo, l’afflato amoroso e il timore di lasciarsi andare ai sentimenti, della celebre colonna sonora realizzata da Francis Lai, diventata, col tempo, un classico del cinema romantico con il suo “cha-ba-da-ba-da, cha-ba-da-ba-da”.
Un uomo, una donna ha avuto due seguiti, entrambi realizzati da Lelouch. Nel 1985 Un uomo, una donna oggi, sempre con Trintignant e Anouk Aimée e, nel 2019, I migliori anni della nostra vita, ancora con la coppia originaria di attori, ormai molto invecchiati.