Nel 1981 aveva acquistato una semplice lavatrice. E invece, sei anni più tardi, s’era ritrovato in un groviglio di clausole, pagamenti ed elettrodomestici vari che avevano finito per travolgerlo. Il punto, però, è che non si trattava affatto della verità, ma di un goliardico scherzo telefonico del quale il bidello aquilano Mario Magnotta era la vittima inconsapevole. Una burla così ben riuscita da trasformarsi presto in un fenomeno di massa che attraversò l’Italia facendo dello stesso uomo una sorta di icona pop, un emblema pre-social che oggi accosteremmo – ante litteram, s’intende! – alla parola “virale”.
Le vicende di quello che comunemente viene ancora oggi definito come “lo scherzo della lavatrice” sono ora ripercorse da Semplice cliente, interessante docufilm di un’ora circa, realizzato dal romano Alessio De Leonardis e distribuito nelle sale italiane da Mescalito Film a partire dal 22 novembre 2025.
La storia dello scherzo
Questi i fatti: correva l’anno 1987 quando una serie di fortunate circostanze infiammò il genio di due ex studenti dell’istituto scolastico dove Magnotta lavorava. Correva voce che lo stesso bidello cercasse una nuova lavatrice, dopo averne già comprata una, alcuni anni prima, presso un rivenditore del capoluogo abruzzese. Tanto bastò ai due burloni per inventare la surreale storia di un contratto capestro e di una serie di tremende condizioni da rispettare, tra cui quella dell’acquisto obbligatorio di un elettrodomestico. Da qui, una sequela di telefonate di sedicenti direttori e ragionieri che, in un esilarante ed esasperante crescendo, dapprima trascinarono il malcapitato in una situazione kafkiana sui generis, e quindi, dopo l’iniziale remissività, lo portarono a una ribellione dagli effetti comici eccezionali. Una reazione potente e liberatoria condita da espressioni inconsapevolmente geniali, come la frase cult “Mi iscrivo ai terroristi!!!”.
In men che non si dica, le “cassette” registrate dello scherzo passarono di duplicazione in duplicazione.
Nelle auto e nelle case di tutt’Italia (si dice persino sulla barca dell’avvocato Agnelli) spesso si sentiva la voce squillante di quest’uomo di mezz’età opporsi energicamente alla prepotente invadenza dei falsi rivenditori: “Nooo, nooo, non ne voglio sapere!!!”. E giù via improperi di ogni genere conditi da minacce tanto irose quanto innocenti.
Magnotta come mito involontario
Fu forse proprio questa disubbidienza – al di là dell’irresistibile vis umoristica e dei meccanismi narrativi perfetti – a portare Magnotta a un successo mai immaginato. Lui che da “semplice cliente” – come si autodefiniva nelle beffarde telefonate – veniva proiettato nella dimensione dell’eroe per caso, quella dell’uomo qualunque che, munito di soli baffi e occhiali da vista, si opponeva alle vessazioni della società dei consumi e all’arroganza del più forte. Un mito involontario entrato nell’immaginario collettivo che faceva del suo “no” alla lavatrice il modo per guadagnarsi l’affetto di coloro che, immedesimandosi nelle sue sanguigne “esplosioni”, vivevano una piccola catarsi.
Da qui una popolarità sempre più declinata in un vortice di interviste, serate in discoteca e partecipazioni a trasmissioni televisive in cui Mario era il protagonista assoluto, la star venuta dal basso chiamata a strappare un sorriso.
Eppure non tutto fu così facile.
Semplice cliente: un racconto dolceamaro
È quanto emerge in Semplice cliente, opera che, attraverso l’uso del materiale di repertorio e il ricorso ad alcune importanti testimonianze (tra cui quelle affettuose di Maurizio e Antonello, autori dello scherzo degli scherzi), lascia affiorare una vena dolceamara che all’esilarante umorismo unisce il ritratto malinconico di una persona semplice, con le proprie fragilità e un passato difficile alle spalle. Un uomo buono e generoso alle prese con una fama improvvisa che lo ha travolto, dando vita a delle condizioni difficili per alcuni suoi familiari.
Un doloroso risvolto rivelato, dopo anni di silenzio, dalla figlia Romina, che alla telecamera confessa tutta la sua sofferenza per una situazione che l’ha spesso portata a sentirsi presa in giro e a provare vergogna. Un motivo che l’ha spinta a prendere le distanze dallo scherzo stesso (di cui non ha mai voluto ascoltare le registrazioni) e a cercare di dissuadere il padre dal proseguire in quel ruolo che, tuttavia, egli stesso col tempo aveva imparato a prendere con filosofia, trasformandolo in una forma di riscatto.
Una storia che svela la persona dietro il personaggio
È questa sua testimonianza a costituire il punto nevralgico del racconto di De Leonardis; la storia nella storia che permette di distinguere la persona dal personaggio, e di conoscere il Mario privato, quello sconosciuto a feste e televisioni. Ed è così che apprendiamo della perdita dei suoi genitori da bambino, dell’entrata in orfanotrofio, della separazione dalla moglie. È un tenero, commovente ritratto che procede in parallelo con le vicende del Magnotta pubblico, affidate all’ascolto delle registrazioni dello scherzo e alla ricostruzione della sua stessa genesi.
Dunque, la maschera e il volto all’interno di un racconto pop dagli echi pirandelliani, in cui il nostro amato protagonista viene restituito alla memoria collettiva non già attraverso una riduttiva dimensione caricaturale, ma nelle sfaccettature più intime e profonde, nella sua composita umanità.
Una riconciliazione col passato e uno sguardo al presente
Si tratta di una riconciliazione con il passato che riguarda anche Romina e che trova la propria sublimazione in quella stretta di mano a Maurizio e Antonello che avviene proprio lì, nel cimitero dell’Aquila, davanti alla tomba dove Mario riposa dal 2009, da appena pochi mesi prima che il terribile terremoto lesionasse anche la casa dove viveva.
La foto sulla lapide ci restituisce per l’ultima volta l’espressione bonaria di un uomo comune trasfigurato in eroe popolare. Il volto incastonato nei baffi d’altri tempi ci spinge a un moto d’affetto e simpatia. Mentre la sua voce, transitata dall’era analogica a quella digitale, continua a vivere imperterrita. Ancora risonante sui social e sul web. Squillante come sempre. Pronta a ribellarsi a ogni sopruso. Ancora virale ai tempi della viralità.