Prodotto dalla Cultures of resistance films, sezione filmica dell’ente omonimo, The Sami Song of Survival è l’ultimo lavoro documentale della regista Iara Lee.
Un racconto di comunità che allinea cronaca politica e cultura, presente e passato, discoprendo una storia pre-europea sommersa.
Nella sezione dedicata al documentario internazionale del Rome Indipendent Film Festival 2025.

Indigeni d’Europa
Il popolo Sámi, stanziato principalmente in Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia, continua la propria lotta contro le forme nuove e antiche di oppressione e colonialismo. Da secoli affronta il razzismo istituzionalizzato, l’emarginazione e la repressione della propria cultura e della propria lingua madre. Nonostante i progressi e il riconoscimento ottenuto, la battaglia non è ancora conclusa.
Prima dei Vichinghi c’erano i Sámi.
Come molte culture che hanno involontariamente sfidato lo sviluppo occidentale cristiano prima e capitalista poi, i Sámi hanno vissuto e vivono in armonia e in ascolto della natura. Hanno sviluppato un rapporto di speciale interdipendenza con la flora e la fauna dei loro territori nomadi e hanno raccolto la loro sopravvivenza culturale in pratiche artistiche complesse che connubiano musica e attivismo, arte e protesta.
Hanno visto le loro libertà intaccate e diverse sfumature di colonialismo cercare di sfibrare nel tempo la loro specificità oltre al loro basilare diritto di esistere.
Con The Sami Song of Survival, Lee esplora un racconto intergenerazionale recuperando i dettami del documentario inteso come osservazione delicata della realtà, seguendo una storia plurale al ritmo tranquillo dei protagonisti che la raccontano.
Il documentario ripercorre in maniera organica la complessità delle popolazioni Sámi diventando testimonianza e registro audiovisivo della loro storia e del loro present: earchivio filmico del suo stesso racconto.
Il documentario osservativo all’epoca del drone
Nel seguire le forme di ribellione artistica dei Sámi agli attacchi del colonialismo “verde”, The Sami Song of Survival entra a far parte del suo stesso discorso di resistenza e attivismo creativo, essendo il film stesso documento artistico, azione politica e raccolta di bellezza.
Sul piano estetico la volontà di documentazione spesso intercetta un estetica docu-televisiva: immagini dinamiche, colori nitidi e volo d’uccello sullo spazio; uno scheletro di struttura testuale dettato dalle interviste dei testimoni e le fotografie d’archivio.
Al cuore del progetto di registrazione etnografica di The Sami Song of Survival vi è la volontà di mostrare come forme di colonizzazione, ghettizzazione e oppressione appartengono alla storia umana nei tempi e luoghi più insospettabili. Dà prova che il problema non è mai lontano nel tempo e nello spazio e che spesso convive nel nostro presente, entro i confini europei. Il primo passo possibile è spesso la conoscienza e la nozione dell’esistenza di persone, culture e storie. Il secondo sarebbe l’azione.
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